di Cinzia Alfè 3 Giugno 2016
Carlo Cracco, latte

1 – “La mattina, per iniziare la giornata con vitalità, io scelgo il latte fresco. Anche per i miei ragazzi”. 2 – “Quando serve una ricarica, e quando faccio sport, io scelgo latte fresco”. 3 – “Per fare il pieno di gusto, io scelgo latte fresco”. 4 – “Calcio, proteine, vitamine, in particolare la B12. Sono queste le proprietà del latte fresco.”

Apriti cielo!

Queste poche frasi, considerate innocue solo  fino a un decennio fa, anzi,  addirittura veritiere, sono riuscite in poco tempo a scatenare il finimondo nonché l’ira funesta dell’armata, sempre più pingue, di vegani e animalisti italici.

Nella furia purificatoria contro il Male assoluto –vale a dire il consumo di prodotti di origine animale in tutte le forme– i battaglioni vegani non hanno infatti  risparmiato nemmeno il bianco e rassicurante alimento con cui molti di noi sono cresciuti.

Le quattro frasi incriminate, quelle che indurrebbero l’ignaro consumatore a fare uso della sostanza stupefacente che corrisponde al nome di “latte”, fanno parte della campagna #oradellatte, lanciata dal Ministero delle Politiche Agricole per promuovere il consumo di latte fresco, con testimonial che vanno da Carlo Cracco a Cristina Parodi.

E, come se non bastasse, la bieca campagna pro-latte ha allestito pure un sito web, con  tanto di quiz e informazioni.

Quanto basta  per far fremere d’ira i più irriducibili vegani, che all’infausto video pubblicizzante la bianca bevanda hanno subito contrapposto una dura parodia con affermazioni del tipo:

“Se voglio iniziare bene la giornata, bevo del buon latte fresco INDUSTRIALE. Oppure “quando mi sento un VITELLO, bevo latte INDUSTRIALE”. O meglio ancora “Pus, farmaci e residui di antibiotici, tutti nel latte INDUSTRIALE”.

Insomma,  diciamo ci sono andati giù pesanti: loro, i vegani,  la campagna del Ministero a favore del latte proprio non l’hanno mandata giù.

Una campagna, tra l’altro, costata  la bellezza 120 milioni di euro di investimenti totali, tra sostegno agli allevatori e acquisto di latte crudo da trasformare in UHT da destinare agli indigenti, ai poveri,  e quindi per finalità anche  di tipo sociale e, volendo, meritorie.

Peccato che il Presidente della LAV (lega antivivisezione ), Gianluca Felicetti, non senta ragioni e rincari la dose chiedendo a gran voce addirittura  l’intervento dell’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria a tutela dei consumatori  contro le  mendaci scritte, apparse sul sito della campagna pro-latte, dove la bevanda viene definita come  un alimento “fondamentale in tutte le fasi della vita degli individui” nonchè “indispensabile per il nostro organismo nella fase dello sviluppo e nell’età adulta”.

Afferma infatti  Felicetti:

Il termine ‘indispensabile’ è stato già censurato come ingannevole negli anni scorsi dall’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria su nostra istanza contro chi intendeva accreditare il messaggio che è impossibile vivere senza alimentarsi con proteine animali, e questo è contraddetto dalla vita di milioni di vegani e di intolleranti al lattosio in tutto il mondo e in tutte le epoche.

Siamo l’unica specie di mammiferi che prende il latte alle altre specie animali, sottraendolo ai loro piccoli fatti nascere a forza”. E continua elencando la grande percentuale di popolazioni intolleranti al latte: il il 90% dei cittadini asiatici negli Stati Uniti, il 70% di quelli di origine africana e dei nativi americani e il 50% degli ispanici“.

Insomma, una presa di posizione netta e circostanziata che sembrerebbe non lasciare adito a dubbi, facendo così cadere tristemente il malsano latte tra le dieci sostanze tossiche più nocive al mondo.

Ma davvero è  così?

Davvero le due eccezioni “non siamo vitelli” e “gran parte della popolazione mondiale è intollerante al lattosio” possono essere considerate scientificamente valide per additare il latte tra gli alimenti non solo inutili ma addirittura dannosi per la salute umana?

Se lasciamo da parte i toni bellicosi buoni solo per attirare “like” su Facebook o visibilità a buon mercato, possiamo allora cercare di contrapporre qualche argomento altrettanto valido a favore della bianca bevanda vaccina.

Uno di questi si chiama Darwin. O meglio, evoluzione della specie. Sotto le mentite spoglie dell’enzima che ci permette di digerire il lattosio, lo zucchero del latte, vale a dire la lattasi.

La lattasi –  e qui ha ragione Feliciti –  non è presente nella maggior parte della popolazione, come si credeva tempo addietro, ma anzi, è vero il contrario: solo una parte della popolazione ha sviluppato la mutazione genetica che le ha permesso di conservare tale enzima anche in età adulta.

Insomma, a farla breve, la nostra specie si è evoluta riconoscendo il latte come alimento forse non indispensabile, ma di sicuro utile,  e non certo inutile o ancor peggio dannoso.

In altre parole, la demonizzazione e i proclami  ideologici  non servono a nulla e a nessuno, né a coloro che sono  “pro-latte” ma nemmeno a quelli che si professano “contro”, pena essere riconosciuti quali divulgatori non di  realtà scientificamente provate ma di slogan superficiali e approssimativi,  legati solamente a mode  passeggere.

Cosa che, in effetti,  spesso accade.

[Crediti | Link: Ora del latte, Vegolosi]