di Nunzia Clemente 24 Novembre 2015
carboidrati

Se la vostra settimana è iniziata col piede sbagliato, prestate attenzione e sentite questa.

L’Independent ha appena divulgato due importanti studi sull’alimentazione, entrambi portatori di un messaggio di speranza e pace: non tutti i carboidrati vengono per nuocere e non è tutto buono ciò che è healthy.

Via libera alla scarpetta selvaggia e all’insalata che mi fa da separè nel panino?

Non proprio.

I carboidrati, vittima dell’ apartheid alimentare, si fanno largo e spingono per i propri diritti: stimolano la produzione di serotonina, ci fanno felici. Per decenni messi all’angolo dalle diete più svariate, mentalmente dissociate e paleo-crudiste, stanno lentamente risorgendo dalle proprie ceneri.

Le grandi differenze tra cereali rendono alcuni tra essi più indicati contro l’insorgere di malattie cancerose e reumatismi, generalmente si favorisce il consumo dei cereali integrali, ricchi di fibre, vitamina B, ferro e potassio.

Anche gli scaffali dei supermercati nostrani si sono adeguati: ormai la zia compra solo “grani antichi”,  il khorasan (più noto per il suo nome commerciale, Kamut), l’amaranto e la quinoa. Molti tra questi alimenti contengono poco glutine, o non ne contengono affatto.

L’importante, dice lo studio, è stare alla larga dal pane imbottito di additivi, conservanti e zuccheri.

Per quanto riguarda i cosiddetti “cibi salutari” ci pensano gli scienziati Eran Segal e Eran Elinav, con una ricerca pubblicata sulla rivista Cell, a far calare il sospetto su sedano e carota.

Si parte da un dato: il valore di zuccheri presenti nel sangue di ogni partecipante dopo aver assunto un determinato alimento. Le ricerche sono state condotte su un campione di 800 persone, sane e tendenti al diabete, tra i 18 ed i 70 anni, tutti sottoposti alle analisi del caso e tutti con una dieta che includeva carboidrati come il pane.

I ricercatori hanno scoperto che cibi uguali avevano impatto molto diverso sulle persone. Esempio: una donna di mezza età ha registrato un picco glicemico altissimo dopo aver mangiato degli innocui ed ipocalorici pomodori.

Dov’è il vostro dio ortoressico, adesso?

I ricercatori, galvanizzati, sono partiti alla ricerca del Sacro Graal: un algoritmo che traducesse le centinaia di caratteristiche fisiche e metaboliche dell’essere umano in una dieta equilibrata e su misura.

Ebbene, pare ci siano riusciti, e non a colpi di pranzi tristarelli e cene a sgranocchiare gambi di sedano. Molti dei pazienti coinvolti hanno assunto (con moderazione) anche cioccolato, alcolici e gelato.

Vi avverto, il team è già pronto per un nuovo esperimento, la lista d’attesa conta già 4000 partecipanti ed io ci sto facendo un pensierino.

[Crediti | Link: Independent, Cell | Immagini: Food 52]