di Cinzia Alfè 27 Novembre 2017

D’accordo, i ritmi slow non fanno per te: tu sei il tipo efficiente, iperattivo, sempre di corsa. Pure quando mangia.

Per te, lo slow food non esiste, il pasto può essere a base di ostriche della Normandia così come un doppio cheeseburger grondante ketchup e maionese, il risultato è lo stesso: sparisce tutto in 30 secondi netti, fagocitato in un percorso diretto bocca-stomaco che non transita neanche dalle papille gustative.

Purtroppo, per molti di noi, è proprio così: nonostante le raccomandazioni dei nutrizionisti, il pasto lo buttiamo giù alla veloce, in pochi secondi, sacrificato sull’altare della fretta e, spesso, anche dell’indifferenza.

Ma ci siamo mai fermati a pensare se un pasto così sia davvero salutare?

Da tempo è noto il legame tra il mangiare troppo velocemente e l’insorgere di malesseri o patologie, e a darne l’ulteriore conferma è ora una ricerca condotta dai ricercatori dell’Università di Hiroshima.

I ricercatori hanno osservato un campione formato da 642 uomini e 441 donne nel corso di cinque anni, suddiviso in mangiatori lenti, normali o veloci.

Ciò che hanno rilevato è stato che i mangiatori “veloci” hanno sviluppato una percentuale dell’11,6% in più rispetto agli altri di sviluppare una sindrome metabolica, considerata uno dei fattori di rischio dell’obesità, così come pressione alta, livello elevato di grassi nocivi nel sangue, o trigliceridi, e glicemia elevata dopo un periodo di digiuno.

Un altro studio, sempre condotto in Giappone, dove gli studi delle conseguenze dal mangiare veloce sono molto diffusi, e basato su un campione di 3000 individui, ha evidenziato come coloro che mangiavano velocemente, continuando a mangiare sino alla sensazione di sazietà, avevano tre volte più probabilità di essere in sovrappeso rispetto a coloro che mangiavano più lentamente.

Inoltre, i mangiatori compulsivi, hanno più problemi di reflusso rispetto ai mangiatori lenti. Un altro studio, condotto in Cina, ha evidenziato come le persone che masticano il cibo 40 volte rispetto a 15 riducono l’apporto calorico del 10%, mentre in una ricerca ulteriore, condotta su 30 giovani donne, è stato osservato che se mangiavano un piatto di pasta velocemente introducevano nell’organismo circa 649 calorie, mentre quando è stato detto loro di masticare almeno 20 volte le calorie sono scese a 579.

Il maggior apporto calorico che segue il mangiare velocemente è dovuto al fatto che l’organismo non fa in tempo a “segnalare” al cervello che si sta riempiendo troppo.

I recettori nello stomaco che rispondo alle sollecitazioni del cibo, così come gli ormoni che segnalano al cervello che il cibo parzialmente digerito è arrivato nell’intestino tenue, impiegano dai 15 ai 20 minuti per attivarsi dopo l’ingestione del primo boccone.

Questo significa che per i primi venti minuti non ci arriverà la sensazione di sazietà, e continueremo a ingurgitare cibo su cibo.

La soluzione?

Ricordare che la prima digestione avviene in bocca, e masticare più lentamente e più a lungo. Questo permette agli enzimi della saliva di iniziare a scomporre il cibo, e alle papille gustative di “prendere nota” del pasto.

Anche conversare tra un boccone e l’altro –e non durante la masticazione, rendendo edotti i vicini di tavolo del gradevole contenuto della nostra bocca–  può servire a interrompere il ritmo dei mangiatori frenetici, così come non arrivare all’ora di pranzo affamati come lupi.

Un frutto, una manciata di frutta secca, una fetta biscottata integrale o uno yogurt sono perfetti per tappare quel piccolo buco che si forma nello stomaco prima che diventi una voragine, permettendoci a pranzo di gustare il cibo con calma, a tutto vantaggio del gusto e della salute.

[Crediti: The Guardian]

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