Immagina un mondo in cui ognuno di noi indossa 24 ore su 24 un apparecchio che misura i battiti del cuore, le ore di sonno, lo stress, l’attività fisica e le relative calorie bruciate, il livello di antiossidanti nel sangue e molte altre cose. Ehi un attimo, ma quel mondo esiste già – è quello in cui viviamo – e quel device è il comunissimo smartwatch, anche se non è (ancora?) obbligatorio.
Allora adesso immagina un mondo in cui tutti tengono sotto controllo il picco glicemico h24: tutti, non solo i diabetici, indossano un CGM, cioè una di quelle macchinette che monitorano costantemente il livello di glucosio in circolo. Non quelle che ti devi punzecchiare il dito e analizzano all’istante la goccia di sangue, che pure hanno rappresentato un grosso passo in avanti per chi deve tenere sotto controllo i picchi glicemici, ma un cosiddetto Continuous glucose monitor (CGM).
È quello che ha fatto (immaginarlo) dopo averlo fatto (provarlo su sé stesso), un giornalista esperto di gastronomia e tecnologia. Michael Wolf scrive su The Spoon a proposito della sua esperienza: “Dopo un paio di settimane di utilizzo di un CGM, ho toccato con mano come gli snack zuccherati fanno schizzare la glicemia alle stelle, insalate e verdure la mantengono a un livello gestibile e un leggero esercizio fisico, anche una breve passeggiata dopo un pasto, aiuta ad abbassarla quasi istantaneamente”.
Più CGM per tutti

È possibile, è sensato immaginare che un monitoraggio del genere venga effettuato da persone sane? Wolf ne ha parlato con alcuni esperti al più recente CES, durante la Food tech conference.
Howard Zisser, medico e pioniere di lunga data nella tecnologia per il diabete, che ha lavorato su alcuni dei primi sistemi CGM all’inizio degli anni 2000, quando la tecnologia era progettata quasi esclusivamente per le persone con diabete, ha affermato che il valore di questi nuovi CGM risiede nei dati e in ciò che si può fare con essi. “Invece di una o due letture al giorno, improvvisamente ne hai 300, 500, 600 al giorno”, ha detto Zisser. “Inizi a vedere le tendenze. Cosa succede quando digiuni, quando fai esercizio fisico, durante un ciclo mestruale. Ottieni un ricco set di dati che sono i tuoi dati personali”.
Il ricercatore ha paragonato il feedback del glucosio al tachimetro dell’automobile. Senza, stai tirando a indovinare. Con, puoi capire come le tue azioni si traducono in risultati.
Naturalmente non sarebbe solo uno sfizio, ma ha a che fare con la prevenzione, con la conoscenza anticipate del rischio e delle predisposizioni. Ma è possibile produrre CGM per milioni, miliardi di persone? Quello della scalabilità è un falso problema, perché se la possibilità materiale non c’è adesso, potrebbe esserci in futuro. La domanda è piuttosto: le persone sono interessate a usarlo? E che uso ne farebbero?
I rischi di monitorare il glucosio
I dati (NielsenIQ) dicono che l’utilizzo di device e app che monitorano la salute è in costante aumento tra tutte le fasce della popolazione. Il punto è, ancora: ci si comporta di conseguenza? Il rischio è di scivolare negli estremi opposti: l’indifferenza, e l’ansia. Sherry Frey, vicepresidente di Total Wellness presso NielsenIQ, ha condiviso una ricerca su persone che hanno ricevuto una diagnosi precose: dopo aver inizialmente modificato la propria dieta, il comportamento spesso si ripresenta nel giro di pochi mesi. “Dopo circa nove mesi le persone sono forse meno coinvolte e un po’ stanche di dover mangiare in modo diverso“.
Insomma un avvertimento, anche se personalizzato, rischierebbe di dare assuefazione un po’ come le scritte “Nuoce gravemente alla salute” sul tabacco, o quelle “alto contenuto di zuccheri” e “alto contenuto di grassi” che in alcune nazioni (non in Italia anche se ogni tanto se ne parla) è obbligatorio mettere sulle confezioni dei cibi che superano certi parametri.
Dall’altro lato, ci sono gli svantaggi del feedback costante. Più dati possono significare più confusione, ansia e disinformazione. Noosheen Hashemi, fondatrice e CEO di January AI ha raccontato la storia di un utente che credeva che la sua glicemia non dovesse mai superare i 110, un malinteso alimentato dai social media piuttosto che dalla realtà clinica. “L’idoneità metabolica è il modo in cui si passa dal digiuno all’alimentazione in modo efficiente“, ha affermato. “È un’idea assurda mantenere la glicemia sempre uguale. Quindi sì, c’è molta disinformazione”.
Lo stesso picco glicemico può significare cose molto diverse per un atleta professionista, una persona con diabete o qualcuno che cerca di perdere peso. E chi ha avuto esperienza diretta con una persona diabetica dotata di CGM sa cosa vuol dire lo stress di vedere la glicemia andare su e giù senza apparente motivo, o senza riuscire a riequilibrarla in nessun modo.
Analisi continue

Per il momento ovviamente questa possibilità non sono concrete, ma potrebbe passare molto meno tempo di quanto crediamo. La tecnologia avanza: sono allo studio dei sensori commestibili che vengono “mangiati” ed entrano in circolo, così da poter fornire in tempo reale una serie di dati relativi ad acido lattico, corpi chetonici, alcol, insulina. Sarebbe (sarà?) come fare continuamente le analisi del sangue senza prelievi.
Ah, e poi ci sarebbe la questione della privacy, tanto più che si tratta di dati super sensibili: ma su quella, come dimostra la quantità di termini e condizioni che abbiamo avventato finora, siamo già pronti ad alzare bandiera bianca.
Immagina un mondo in cui siamo tutti più sani, ma non mangiamo con la stessa spensieratezza.


