di Anna Silveri 25 Settembre 2017
puzza

Ora non dite che parlare di flatulenze fa brutto.

Certo che qui di solito parliamo di cibo, ma anche se assumete l’espressione un po’ schifata, non potete nascondere che cibo e intestino sono come Stanlio e Ollio –inseparabili.

E soprattutto, cari tutti, minimizzare è inutile: per chi ha il vizietto del cibo potrebbe essere una buona occasione per scoprire un mondo finora relegato a confidenze di condominio.

Per esempio, alla voce interrogativi che chi frequenta aperitivi, cene, pranzi, matrimoni, riunioni di famiglia, merende e caldarroste non si pone abbastanza, c’è ne uno a cui ci piacerebbe rispondere oggi:

perché tra tutte le puzzette rilasciate ce ne sono alcune inodori e altre il cui lezzo di uova marce si fa sentire a distanza di metri?

La risposta è affidata alla scienza, per la precisione al gastroenterologo americano Myron Brand.

Dipende dal cibo che mangiamo

Che l’odore delle flatulenze sia strettamente correlato al cibo mangiato non è un segreto. Alcuni alimenti generano puzze che sanno di alcol, altre hanno il tipico lezzo dei broccoli invecchiati e altre –le più letali– sanno proprio di uova marce.

“Di per sé il forte odore non è negativo –dice Brand– e dipende dal lavoro dei batteri intestinali. Il cattivo odore può  significare soltanto che i carboidrati assunti sono stati mal digeriti, in questo caso è un odore di fermentato”

E, ironia della sorte, pare che più il cibo sia sano, più l’odore sia mefitico.

I cibi ricchi di fibre infatti, come broccoli, cavoletti di Bruxelles o quinoa, aumentano la quantità di batteri intestinali, causando un aumento del gas intestinale.

Lo zolfo sotto accusa

Ma i maggiori responsabili del cattivo odore sono gli alimenti ad alto contenuto di zolfo, come cane rossa, latte o proteine vegetali. Quando nutriamo i batteri del nostro intestino con alimenti molto proteici questi producono gas solforoso, che rende letali le puzzette sganciate.

“I gas –continua Brand– cioè andidride carbonica, idrogeno o metano, sono il prodotto finale della fermentazione nel nostro tratto intestinale e dipendono tutti dai batteri intestinali”-

Il temibile odore di uova marce, in particolare, è provocato dalla scomposizione del cibo in idrogeno solforato.

“Alcune persone producono metano, altre solfuri di idrogeno, il gas che dà l’odore di uovo marcio”. Insomma, ciò che rende vertiginosamente odorose le puzzette è lo zolfo. Lo stesso odore, per intenderci, che si avverte presso le sorgenti termali che emettono gas solforosi.

Meno carboidrati e meno proteine

Ma si può cercare solo con l’alimentazione di produrre minori quantità di gas con relative flatulenze?

Certo, dice Brand, cibandosi di alimenti molto proteici: “le proteine non generano troppi gas, a differenza dei carboidrati, che ne producono parecchio”.

Altra soluzione: seguire una dieta a basso contenuto di carboidrati, soprattutto quelli che tendono a fermentare nell’intestino e a produrre gas dall’odore sgradevole, oppure seguire una dieta che elimina cibi come cipolle o asparagi, adatta a persone con gravi problemi gastrointestinali, la dieta FODMAP, messa a punto dall’università di Melbourne, composta da alimenti a basso tasso di fermentazione e priva di carboidrati poco assimilabili dall’intestino, responsabili dell’eccessiva produzione di gas che può portare a meteorismo, colon irritabile e gonfiore addominale.

Per una persona sana, a ogni modo, gli odori delle puzzette non saranno debellabili del tutto: “viviamo in un rapporto simbiotico con i batteri del nostro intestino, e occorre nutrirli adeguatamente se vogliamo vivere in salute. Una persona normale e sana –continua Brand–, emette dalle 10 alle 20 puzzette al giorno. E’ una cosa normalissima”.

Mettiamoci l’animo in pace, dunque, per quanto si possa limitare o tenere sotto controllo, l’attività dei nostri batteri va accettata. Con i relativi odori.

[Crediti | Link: Thrillist]