Qual è il vero pericolo della legge sulla caccia

La riforma della caccia non apre subito parchi e spiagge ai cacciatori, ma dà più potere alle Regioni e ridimensiona l’ISPRA: il vero rischio è nei cambiamenti futuri.

Qual è il vero pericolo della legge sulla caccia

La riforma della legge sulla caccia scatena le polemiche, ma qual è il punto centrale di questa modifica normativa, e qual è il vero pericolo? Qualche giorno fa il Senato ha approvato il ddl che modifica la normativa sull’attività venatoria, e ora la discussione si è spostata in commissione alla Camera: la maggioranza ha intenzione di accelerare per arrivare a un’approvazione rapida, ma il mondo dell’ambientalismo e delle associazioni ecologiste critica in maniera durissima le novità, mentre già l’Unione europea ha chiesto (e ottenuto) di rivedere alcuni punti più problematici, e alcuni giuristi addirittura ventilano una possibile incostituzionalità della legge visto che da qualche anno la tutela di ambiente, biodiversità, ecosistemi e animali è tra i principi fondamentali della nostra Carta.

La stessa maggioranza parlamentare in verità non è proprio compatta, con Michela Brambilla, nota animalista, pronta a dare battaglia, e Forza Italia che ha lasciato libertà di voto. La giornalista Giulia Innocenzi ha tirato fuori un video di un anno fa in cui il ministro Lollobrigida esprimeva parole di simpatia per i cacciatori, facendo promesse esplicite a Federcaccia.

La legge sulla caccia in Italia

caccia
Ma quanto c’è di vero nei pericoli messi in luce dagli oppositori, e nelle rassicurazioni del Governo? Innanzitutto dobbiamo capire di cosa stiamo parlando: attualmente l’attività venatoria è regolata dalla legge n. 157/92, “Norme per la protezione della fauna omeoterma e prelievo venatorio”. Era una legge arrivata poco un referendum, del 1990, fallito solo per mancanza di quorum, che aveva proposto semplicemente l’abolizione della caccia in Italia. Figlia di quei tempi, la legge definiva la fauna selvatica “patrimonio indisponibile dello Stato”, rispetto al quale lo stesso Stato può prevedere delle eccezioni, rilasciando ad alcune persone in possesso di requisiti precisi una concessione (la licenza). Inoltre sono previsti una serie di forti limiti alla caccia, a livello di aree, di tempi, di modalità, di specie animali.

Figlia di questi tempi, in cui i cinghiali girano liberi in città, e siamo tornati ad avere paura del lupo, la riforma introduce una serie di novità, formali e sostanziali. Lo fa in maniera strana, oserei dire subdola: perché da un lato fa grandi proclami ideologici e cambia le parole fondamentali con un’operazione che sembra più facciata che altro. Dal lato opposto, non toglie le restrizioni in maniera diretta, ma con una serie di allentamenti eventuali, futuri, possibili. Insomma non è il killer, ma il mandante. Vediamo come.

L’ideologia della legge sulla caccia

Molte critiche sono arrivate sul fatto che la nuova legge sulla caccia sostituisca la parola “protezione della fauna selvatica” con la parola “gestione”. In realtà non è proprio vero: non c’è sostituzione ma affiancamento. Comunque un grande passo: una decisione-manifesto, ma di scarsa rilevanza pratica. Ideologia pura, appunto.

Come pure ideologiche sono altre modifiche nella parte iniziale: la caccia viene esplicitamente definita “tradizione”, passando così dal piano dell’ecologia a quello della cultura. E il cacciatore viene elevato a rango di persona che “concorre alla tutela della biodiversità e dell’ecosistema”. Anche qui: poca pratica, tanta simbologia.

I pericoli veri del ddl caccia

caccia cover

Tutti i pericoli, tutte le critiche con le quali è stato additato il ddl caccia sono stati smontati dal governo e dalle associazioni venatorie. Che rispondendo punto su punto a quelli che loro definiscono “presunti” attacchi all’ambiente, sembrano fare un’operazione di debunking efficace.

“È falso che la riforma permetterebbe l’inizio della caccia in spiaggia. È falso che la riforma amplia indiscriminatamente le aree in cui si può cacciare. È falso che con la riforma si potrà cacciare nei parchi o in città. È falso che la riforma riduca parchi, aree protette e metta a rischio le specie protette. È falso che foreste demaniali, valichi montani e terreni innevati diventeranno zone senza regole”. Se si guarda la lettera della legge, tutte queste affermazioni sembrano effettivamente corrette. E lo sono, da un punto di vista formale. Ma appunto: a ognuna di queste si affianca una spiegazione che ridimensiona la categoricità della negazione iniziale.

Per esempio: non è che viene permesso di cacciare in spiaggia, ma perché cacciare lungo le coste è già consentito; solo, le Regioni possono cambiare i limiti. E così pure, per l’estensione delle aree venatorie in generale, e addirittura l’allargamento a parchi e città: la legge non amplia le zone, ma dà alle Regioni la possibilità di ridefinire, ridisegnare, e quindi. E così via, per ogni falso allarme si delinea una possibilità, eventuale e futura, che le cose cambino: in peggio.

Anche per quanti riguarda le specie protette in maniera particolare: il lupo, le oche e i piccioni, certo non saranno liberamente cacciabili, però, in certe circostanze, in casi decisi a livello locale… Stessa cosa per i visori notturni e strumenti quasi militari: consentiti solo per certi usi, in casi limitati… Insomma ci siamo capiti.

Il sistema di controlli poi è rivoluzionato: certo l’ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, non è stato esautorato come superficialmente qualcuno ha detto. Ma la sua competenza che prima era assoluta ora è stata ridimensionata: e tra gli altri soggetti inseriti in questo sistema consultivo plurale, ci sono le stesse associazioni venatorie e agricole. Su certi aspetti poi, come la possibilità di posticipare la chiusura della stagione oltre febbraio, la voce dell’Ispra è declassata a parere, che le Regioni possono ignorare.

Nota bene: durante la stesura di questo articolo nessun gioco di parole è stato maltrattato, e in particolare si sono evitate le espressioni “il Governo a caccia di voti”, “la riforma della caccia nel mirino degli ambientalisti”, “la Ue fa tiro al piccione sulla legge venatoria”. Prego.

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