di Nunzia Clemente 24 Agosto 2016

Soltanto quattro anni or sono, tre giovani ingegneri di San Francisco stavano lavorando al progetto che era stato loro commissionato.

Presi dalla frenesia del lavoro, gli operosi giovani non conducevano praticamente più vita sociale, il denaro scarseggiava e soprattutto, nel loro piccolo appartamento, disponevano solamente di una minuscola cucina, per di più senza lavastoviglie.

Dopo essersi nutriti di schifezze varie per un certo periodo di tempo, a uno dei tre venne l’idea di liberarsi dalla schiavitù del cibo, intesa come tempo perso a preparare, cucinare, lavare e tutto quanto il nutrirsi tradizionalmente comporta.

Rob Rhinehart, infatti, ebbe un’idea geniale: noi umani non abbiamo bisogno del cibo così come è, ma dei suoi nutrienti, dei suoi preziosi componenti.

Non abbiamo bisogno del latte, ma delle sue proteine e del calcio contenuti. Non abbiamo bisogno della frutta, ma delle sue vitamine. E via elencando.

Insomma, dopo la brillante idea, il passo successivo fu quello di comprare online tutti i componenti di cui l’organismo umano ha bisogno per vivere, sotto forma di polvere o preparati, e frullarli poi con un po’ d’acqua.

Bene, dopo un mese di questa alimentazione, Rhinehart pubblicò un post in cui non solo rassicurava tutti riguardo la sua salute, ma informava anche di “sentirsi benissimo, avere capelli più folti, denti più bianchi e pelle più chiara”!

Insomma, un successo.

Da quel momento, Rihnehart abbandonò il suo lavoro di programmatore software e si dedicò alla ben più proficua attività di produzione e commercializzazione del suo cibo “sintetico”, fino a quando un articolo comparso sul New Yorker, nel maggio 2014, decretò il successo definitivo e la popolarità di cui il suo beverone, che chiamò Soylent ispirandosi ad un film fantascientifico del 1979, gode ora.

Giorno dopo giorno, la popolarità del prodotto aumentò in modo vertiginoso, soprattutto oltreoceano, ma anche nella vecchia Europa la nutriente bevanda, commercializzata col nome di Joylent, cominciò a prender piede.

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Tant’è che da oggi, grazie a un investimento di 20 milioni di dollari da parte della società, Soylent è disponibile anche in comode barrette, vegane, senza lattosio e prive di allergeni.

Le barrette, come la bevanda e gli altri prodotti Soylent, sono essenzialmente a base proteica, con proteine esclusivamente vegetali e derivanti dalla soia, addizionate con farina di alghe, vitamine, sali minerali e tutto ciò di cui abbisogna il nostro organismo per funzionare correttamente.

Le calorie per barretta sono 250, cioè il 12,5% di una dieta ipotetica basata su un calcolo standard di 1800/2000 kcal al giorno: per soddisfare il fabbisogno quotidiano occorreranno quindi circa 8 barrette.

Anche il gusto, fin qui grande assente dal Soylent, pare essere gradevole (ma non fidarsi è meglio), con note spiccate di caramello.

E i costi? Una confezione da 12 barrette costa 22,80 dollari (circa 21 euro) per i consumatori con tessera Soylent, mentre per i nuovi adepti il costo è di 24 dollari (circa 22,5 euro).

Vale a dire che con una quindicina di euro, necessaria per le otto barrette, avremo risolto il pasto di un’intera giornata.

Troppo “sintetico” un pasto simile per noi, amanti del cibo in ogni sua forma? Beh, passate una giornata d’agosto a spadellare per la truppa a pranzo e cena e poi ne riparliamo!

E da qualche giorno esiste anche il caffè Soylent.

[Crediti | Link e Foto: Soylent, Eater]