Sul serio hanno scoperto che la carne coltivata inquina più di quella vera?

Uno studio italiano boccia la carne coltivata per costi elevati e scarsa sostenibilità, e Lollobrigida canta vittoria. Ma l’Europa continua a investire nella ricerca, tra nuove tecnologie e sorprendenti collegamenti con l’Ozempic.

Sul serio hanno scoperto che la carne coltivata inquina più di quella vera?

Dunque la notizia sarebbe che uno studio scientifico ha dimostrato la scarsa convenienza di carne coltivata e latte hi-tech: basse rese, alti costi, e impatto ambientale non inferiore a quello degli allevamenti tradizionali (cioè industriali).

La ricerca, della Facoltà di Scienze Agrarie dell’Università Cattolica, è stata presentata al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste durante l’evento promosso da Afidop (Associazione Formaggi Italiani Dop e Igp): non proprio una sede e un contesto neutrali, come dire. Infatti il Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ci è subito saltato sopra con il suo velavevodetto: “L’Italia è stata pioniera nel vietare i cibi sintetici per tutelare la salute pubblica e il lavoro dei nostri agricoltori. I dati della Cattolica ci danno ragione”. Lo dice la scienza!

I problemi della carne coltivata

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Ora, non siamo qui per mettere in dubbio la serietà e l’indipendenza degli studiosi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (mentre d’altro canto ci chiediamo: ma se i risultati della ricerca fossero stati di segno opposto, avrebbero avuto analogo megafono ministeriale?). Entriamo invece nel merito: le cose stanno veramente così? La carne sintetica, cultured o cultivated meat, davvero è un bluff, una strada da abbandonare in toto?

Da un lato, leggendo la news vien da dire: grazie, Graziella. Che la carne coltivata non sia la panacea di tutti i mali, che non sia stata una rivoluzione improvvisa oramai è chiaro a tutti, e abbiamo raccontato di recente come le aziende del settore stiano cambiando strategia. D’altra parte le difficoltà tecniche – prima ancora che di accettazione da parte del pubblico o di regolamentazione politica – ovvero la scalabilità economica, hanno determinato uno sviluppo più lento del previsto. 

La ricerca sulla carne alternativa continua

carne coltivata singapore

Ciononostante, né la ricerca tecnologica né la spinta ideale si sono fermate. Forse, azzardiamo, perché non sono scomparsi i problemi di fondo che rendono necessaria un’alternativa alla carne: benessere animale, salute umana, impronta ecologica, riscaldamento globale. E stanno a dimostrarlo notizie altrettanto recenti, altrettanto qualificate. Di livello europeo.

Per esempio, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha appena dichiarato la propria esigenza di assumere specialisti nei settori di carne coltivata e fermentazione di precisione, al fine di valutare più rapidamente le nuove richieste e di prepararsi alle nuove tecnologie prima che le aziende presentino i dossier.

La proposta è contenuta nel documento “Esigenze dell’EFSA in materia di eccellenza scientifica e preparazione normativa”, pubblicato per orientare la prossima strategia dell’agenzia. Il documento elenca entrambe le tecnologie tra le “aree scientifiche prioritarie per l’innovazione sostenibile nel settore alimentare e dei mangimi“, dove si afferma che le valutazioni del rischio devono diventare “più rapide e adeguate allo scopo”.

In effetti studi recenti (la tedesca CellAg) hanno rilevato come mediamente le risposte in materia impieghino dai due ai tre anni, rispetto ai 17 mesi, cioè un anno e mezzo, che l’Autorità ci mette per approvare o respingere le altre proposte nell’ambito dei cosiddetti novel food. Insomma se un’autorità europea ha intenzione di investire risorse in un settore specifico, significa che si aspetta una crescita in quel settore.

Ma soprattutto, la Commissione europea dell’UE, nell’ambito della sua strategia green, continua a spingere anche sulla carta coltivata. E, tramite un suo braccio operativo, il Consiglio europeo dell’innovazione (EIC – European Innovation Council), ha appena reso noto il positivo risultato di una ricerca tecnologica: il progetto PROFUSE, nato proprio per risolvere la sfida della scalabilità (i costi alti) nonché quella del miglioramento del prodotto finale, in termini di texture, sapore e valori nutrizionali.

Che c’entra l’Ozempic?

carne coltivata

Il progetto si è concentrato sul tessuto muscolare, e ha sviluppato due tecnologie per le aziende produttrici di carne coltivata: una per aiutare i muscoli a crescere più velocemente e l’altra per fornire una fonte affidabile e non geneticamente modificata di cellule muscolari di bovino.

ProFuse stima un mercato di 22 milioni di euro nel 2050, ma nel frattempo potrebbero esserci anche benefici a breve termine in altri settori. Siccome la ricerca è sulla stabilità e la tenuta dei muscoli, le informazioni acquisite e le sostanze sviluppate possono tornare utili per la ricerca sugli effetti collaterali dei farmaci GLP-1, l’Ozempic e simili. Infatti un effetto collaterale accertato di questi farmaci per dimagrire, è la perdita di tono muscolare.

E viceversa, tutti risultati che si otterranno cercando soluzioni a questo problema dei GLP-1, dai farmaci agli integratori alimentari, potranno ribaltarsi positivamente sullo sviluppo della carne coltivata. Anche qui, lo dice la scienza! E in più, ce lo chiede l’Europa!

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