Tante verdure, poca carne, vino con moderazione: l’elisir di lunga vita dei Templari era la dieta

La longevità dei Templari è tutt'altro che leggenda, in virtù di una dieta ferrea e molto mediterranea: capiamone regole, concessioni e privazioni.

templari macelleria medioevo

Si possono dire tante cose dei Templari, ma non che non mangiassero come si deve. E forse in questo stava il segreto della loro longevità: il loro leggendario elisir di lunga vita era la dieta, nient’altro. Attorno all’ordine monastico-cavalleresco nato nel medioevo dopo la prima crociata e durato quasi due secoli, sono nate nel corso del tempo dicerie e leggende. Fondato per proteggere i pellegrini che andavano in Terra santa da predoni e pirati, nel corso degli anni estese le proprie attività dall’agricoltura alla finanza, diventando una potenza sovranazionale in seno alla Chiesa: tanto che poi finì per dare fastidio alla Francia e fu sciolto dal Papa. Citati in numerosi libri e film – per esempio Il pendolo di Foucault di Umberto Eco – i Templari sono stati al centro di trame politiche oscure e storie esoteriche. Ma qui vogliamo parlare di cose più concrete: cosa portavano in tavola, e che importanza ha avuto il cibo nelle loro vite e nella storia?

Quanto vivevano i Templari

Tortura di Jacques de Molay, 1869.

Tortura di Jacques de Molay, 1869.

Jacques de Molay, l’ultimo Gran Maestro dell’Ordine, fu giustiziato sul rogo nel 1314: aveva settant’anni. Goffredo de Charney, che fece la stessa fine, morì a 63. E altri che ricoprirono la carica di Gran Maestro o posizioni di spicco, come Thibaud Gaudin, Hugues de Payens, Armand de Périgord, vissero tutti fino a sessant’anni e oltre: questo in un’epoca in cui la vita media era attorno ai 30, media certo abbassata dall’alta mortalità infantile, ma anche per quelli che arrivavano a superare i 20, l’aspettativa di vita era attorno ai 48 anni. La longevità dei Templari era ovviamente considerata un dono divino, una benedizione che scendeva dal Cielo per proteggere i suoi cavalieri. Ma varie fonti tra cui uno studio di qualche tempo fa, avanzano un’ipotesi molto più materiale, terrena.

Monaci guerrieri, questo erano i Templari, e questa doppia natura certo attirò su di loro sospetti e malevolenze fin dall’inizio. Al suo acme, verso la fine del ‘200, contava 15.000 membri: si dice che tra di loro ci fossero i migliori cavalieri, combattenti e duellanti di tutta Europa. Dall’altro lato, era un ordine religioso, con la propria regola e i propri voti: povertà, castità e obbedienza. La regola, un lungo e complesso sistema di norme, fu dettata all’inizio del 1100 dall’abate Bérnard de Clairvaux. Obblighi e divieti ovviamente non erano solo di carattere alimentare, ma andavano a disciplinare ogni aspetto della vita: dal dovere di proteggere le chiese, le vedove e gli orfani, al divieto di frequentare persone “chiaramente scomunicate”. Gli abiti dovevano essere sobri, anzi di più: potevano essere di un solo colore, anche se d’estate col caldo era permesso indossare una camicia di lino.

Cosa mangiavano i Templari: le regole a tavola

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Le regole a tavola, poi, come in molti altri ordini monastici, partivano dall’obbligo di mangiare insieme, però restando in silenzio. Se proprio urgeva rivolgere la parola a un confratello, bisognava farlo a voce bassa, e le richieste andavano avanzate con “umiltà e sottomissione”. I cavalieri al desco sedevano in coppie, allo scopo di controllarsi l’un l’altro: i comportamenti da sorvegliare erano sia quelli di chi eventualmente prendesse più di quanto gli spettava, sia al contrario quelli di chi magari in segreto intendesse praticare qualche forma di rinuncia, astinenza o digiuno. Se da un lato infatti i Templari erano monaci, e quindi potevano – come molti religiosi nel medioevo e oltre – essere inclini a mortificazioni della carne per esaltare lo spirito, dall’altro erano pur sempre cavalieri, cioè combattenti: insomma dovevano tenersi in forze.

Per questo era loro concesso mangiare carne tre volte alla settimana, e addirittura la domenica animali arrosto erano previsti in entrambi i pasti: si trattava di bovini o di maiale, principalmente. Le porzioni dovevano essere abbondanti, e se i cavalieri digiunavano un giorno, il giorno dopo era razione doppia: secondo alcune fonti i piatti erano tali che con il solo avanzo di uno si nutrivano due poveri. Ma negli altri tre giorni della settimana, la dieta era vegetariana: due o tre piatti di verdure accompagnati con pane – sembrerebbe quindi addirittura vegana se non che gli storici dell’alimentazione ritengono che uova e latticini venissero considerati “di magro”. Il venerdì invece andavano evitati tutti i prodotti di origine animale, ma erano concessi il pesce (secco o salato – gli animali di terra avevano uno status diverso) e i sostituti vegetali del latte come quello di mandorla. 

Altri piatti erano potage o minestroni di verdure, legumi e cereali come grano e avena: tutti cibi nutrienti e ricchi di fibre, come oggi ben sappiamo ma secoli fa forse meno. Le basi della dieta mediterranea – anche se alcuni elementi come il pomodoro sono ancora di là da venire – sembrano essere state gettate proprio in questa situazione: i Templari avevano orti e frutteti, e coltivavano fichi e olivi, melograni e mandorli. Sempre per questioni pratiche e legate alla necessità di mantenersi in forze per i combattimenti, la regola dei Templari prevedeva eccezioni a questo regime alimentare per chi era debole o malato: per rimettere i cavalieri in sesto, si dava loro carne, cacciagione, uccelli e ogni altro tipo di cibo che potesse avere effetto ricostituente.

Anche il bere era regolamentato: ai Templari era concesso il vino, ma con moderazione, perché nelle Scritture si legge che “il vino corrompe i saggi”, e probabilmente veniva allungato con acqua. In Terra Santa i cavalieri assumevano una bevanda speciale, a base di aloe vera, canapa e vino di palma, nota come elisir di Gerusalemme, che aveva la proprietà di prevenire le infezioni e accelerare la guarigione delle ferite. E a proposito di infezioni, non mancavano regole di igiene avanzatissime per quei tempi: se si pensa che ancora a metà ’800 il medico ungherese Ignaz Semmelweis venne ostracizzato dalla comunità scientifica perché invitava i colleghi a lavarsi le mani prima di passare dalla sala autopsie al reparto ginecologia (così migliaia di donne morivano dopo il parto), si capirà l’importanza di prescrizioni e pratiche in uso nell’ordine, e che probabilmente arrivavano dal contatto con i medici arabi, gli “infedeli” che sul campo di battaglia erano avversari ma che ne sapevano più degli europei all’epoca. I monaci addetti al lavoro manuale esterno venivano esentati dalla preparazione e dal servizio del cibo. Ma soprattutto, appunto, era obbligatorio lavarsi le mani prima di pregare e di mangiare. L’elisir di lunga vita dei leggendari Templari, insomma, era racchiuso in semplici regole che possiamo seguire anche oggi.