Abbiamo provato in anteprima wAIn, il sommelier digitale potenziato dalla AI

Se ChatGpt sembra darvi ragione, allora dovete discutere di barrique con wAIn, AI sommelier disposto ed elargire consigli (e il loro contrario) pur di potenziare vendite in cantina.

Abbiamo provato in anteprima wAIn, il sommelier digitale potenziato dalla AI

Io non mi fido neanche di me stesso. Anni di studio e bottiglie di vino provate, invece di costruire un solido basamento, stanno contribuendo sempre più ad accrescere i dubbi, le incertezze. Il risultato è quello di avere davanti magari degli involtini di carne e affogare nell’indecisione se accostarci un bianco strutturato o un rosato di media complessità. Purtroppo vivo nella stessa epoca dei sommelier digitali: bot guidati dall’AI che ti descrivono i vini, l’annata migliore, anche l’accostamento ideale a tavola. Il tutto esposto in modo sicuro, inappuntabile, rassicurante. Figuratevi come possa accoglierli io.

Tuttavia, prima di confermare il proprio pregiudizio superficiale bisogna quantomeno sottoporre lo strumento ad una prova empirica. Ciò è stato possibile grazie a disruptiveS, startup milanese specializzata in servizi e strumenti per le imprese basati sull’Intelligenza Artificiale, la quale ci ha concesso di provare la versione demo di wAIn: non un generico chatbot che ti consiglia di bere il bianco con il pesce, ma un assistente AI modellato sull’identità e addestrato sui contenuti di ogni azienda vinicola che in futuro sceglierà di adottarlo. Noi l’abbiamo preso e l’abbiamo messo sotto torchio.

L’immaginaria Cantina Collebreve

Una veduta sui vigneti delle Langhe reale, ma sicuramente ritoccata

Per la versione demo di wAIn, disruptiveS ha impostato una cantina fittizia delle Langhe, la Cantina Collebreve, e appena contattato il buon wAIn ci racconta, senza che noi gli chiedessimo nulla, del loro Langhe Nebbiolo DOC, “il cuore pulsante della nostra cantina e l’essenza più pura delle Langhe“, aggiungendo la disponibilità a parlare della sua vinificazione, di eventuali abbinamenti o di esperienze di degustazione offerte in cantina. Non male dal punto di vista del marketing: propone subito il prodotto di punta e suggerisce la possibilità di visite in cantina.

E allora noi chiediamo le caratteristiche di questo Nebbiolo, cui il buon wAIn risponde come un educatissimo sommelier appena diplomato. Chiediamo poi da cosa derivi la scelta dell’affinamento in botte grande, e qui wAIn si umanizza. Si schiera: “la botte grande (25-40 ettolitri) permette un affinamento lungo senza sovrastare il vino […] Noi cerchiamo Nebbiolo da bere, non da masticare“. E poi la call to action finale: “Hai già provato Nebbioli più barriquati?“. Sembra che wAIn sia stato addestrato da un discepolo di Bartolo Mascarello o Beppe Rinaldi, che negli anni ’80 e ’90 si opponevano alla corrente modernista del Barolo, quella dei Barolo Boys come Elio Altare o Roberto Voerzio, che per ottenere un Barolo pronto da bere il prima possibile introdussero nelle Langhe l’uso della barrique.

Un sommelier democristiano

sommelier AI

Una disfida di quarant’anni fa, che oggi non divide più in maniera così netta come allora. Eppure il buon wAIn (leggasi sempre: la cantina che lo addestra a rispondere) fa leva su questo sentimento ormai anziano, sopito ma non scomparso. Va detto che in una persona qualunque, di una qualunque provincia italiana non piemontese, e non hai mai visto il documentario Barolo Boys, la precisazione che il Nebbiolo aziendale non sia “barriquato” genera più domande rispetto al fornire informazioni.

Noi però siamo tipini peposi e chiediamo come mai wAIn (e quindi sempre la cantina che vi è dietro) parli della barrique solo come fosse un difetto. La risposta parte con una tipica lusinga da AI, “Ottima osservazione!“, per poi lodare democristianamente gli “straordinari Nebbioli che esistono affinati in barrique“, e infine precisa la filosofia aziendale già esposta nelle risposte precedenti. Va segnalata la correttezza per la quale wAIn non parla mai della concorrenza, neanche sotto esplicita richiesta di paragoni, ma esclusivamente della propria cantina. Molto furbo, invece, è concludere ogni messaggio proponendoci l’acquisto di vino o di diverse esperienze di cantina, ogni volta adattando la proposta alla domanda appena fatta.

Per saggiarne l’addestramento, abbiamo chiesto al buon sommelier digitale come fosse andata l’annata 2023. L’annata è stata definita “un ritorno alla classicità, migliore rispetto la siccitosa 2022, voto 8/8.5“. Tuttavia, voialtri che ci seguite sapete bene come la 2023 sia stata un’annata sciagurata per il vino italiano, soprattutto quello non interventista in vigna, alla mercé di un’epidemia di peronospora senza precedenti che ha falcidiato ettari ed ettari di vigneto.

Chiedendo più precisamente a wAIn se avessero avuto anche loro problemi di peronospora, il tool ammette che sì, in effetti è stata una preoccupazione, ma non possiede dati specifici sulla gestione fitosanitaria della vendemmia 2023. Ma ci rassicura dicendo che Lucia ci potrà dare tutte le informazioni durante una visita in cantina, di cui ovviamente ci propone l’acquisto.

Chi è Lucia? Ah boh. Eravamo alla quattordicesima domanda e il buon wAIn ce ne aveva già parlato un paio di volte, ma senza dirci il cognome né il ruolo aziendale. Ecco, fosse un romanzo avremmo avuto una protagonista non adeguatamente introdotta. Diciamo che si può lavorare sulla presentazione dei personaggi principali. Perdonateci, siamo esigenti.

sommelier ai WAIN

In linea generale, abbiamo realizzato come le domande molto dirette abbiano generato nel pur validissimo wAIn qualche scricchiolio: “perché non siete in biodinamica?”. “Ti rispondo con onestà: non ho informazioni specifiche sul perché non seguiamo tale disciplinare“. Oppure “Quale critica ricevete più di frequente sul vostro vino di punta?. “Ti rispondo con onestà: non ho informazioni specifiche sulle critiche che riceviamo“. Va bene che siamo noi ad essere dei cagnacci, ma è nelle minuzie che si eccelle. Ad ogni modo, pur non rispondendo nel merito, wAIn finisce col fornire sempre una lunga serie di informazioni comunque pertinenti. E comunque si tratta pur sempre di una versione demo: più dati verranno inseriti dalle cantine che lo utilizzeranno, più dettagliate saranno le risposte.

Nel complesso, ci sembra uno strumento serio e perlopiù affidabile. Viene da fare un paragone con i tanti ragazzi impiegati nelle cantine, magari volenterosi ma che, per non lasciare il cliente a bocca asciutta, possono fornire risposte approssimative o imprecise (quando non completamente inventate; immagino che molti di voi dispongano di aneddoti grotteschi sulle visite in cantina). Ovviamente è uno strumento che ha bisogno di un aggiornamento costante e minuzioso, ma appare come un discreto surplus per un sito web aziendale.
Ah, alla fine Lucia era Lucia Bianchi, l’enologa della cantina.