di Stefania Pompele 9 Febbraio 2016
birra pils pilsener

Vi siete distratti e vi è sfuggita la nuova rubrica di Dissapore che racconta stili di birra, sottostili, non stili (e chi più ne ha più ne cuocia) della birra artigianale? Recuperate subito e segnate in agenda l’appuntamento. Vi aspettano anche i consigli per gli acquisti che sazieranno la vostra sete di sapere e bere bene.

Dunque, ci eravamo idealmente lasciati con un boccale in mano, sorseggiando copiose quantità di birre Helles. Oggi facciamo un passetto indietro, restiamo in casa chiare a bassa fermentazione e basso grado alcolico per intrattenerci con le birre Pils (o Pilsner o Pilsener, per dirle alla ceca), ovvero con ciò che le mani di Josef Groll brassarono la prima volta in Boemia (a Pilsen, guarda te il caso) nell’Ottobre 1842, per dissetare l’assetata fauna locale stanca di alienarsi con le dozzinali ale locali.

Per farla breve nasceva così la Pilsner Urquell, birra che divenne presto stile da esportare, copiare e a cui ancora oggi ispirarsi. Rappresentava (e coincideva con) un cambio epocale dal punto di vista tecnologico modificando per sempre il corso della storia (sì, suona epico).

Sono birre particolarmente delicate, che più di altre misurano la levatura del birraio e che, come tutte le basse fermentazioni non pastorizzate e non microfiltrate (ovvero ciò che spesso differenzia un prodotto artigianale da uno industriale oltre alla scelta delle materie prime e alle capacità del birrario), necessitano di una particolare cura nella conservazione.

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Conservatele in frigorifero. Vi suggerirei anche di provarle alla spina nel locale dove siete certi le sappiano trattare con le dovute cure, è lì che, dopo il primo litro scivolato via in men che non si dica, inizierete a capire a cosa mi riferisco.

Va da sé che anche la freschezza propria della gioventù sia determinante per questo tipo di birre.

Le caratteristiche della birra Pils

  • Un cappello di schiuma pannosa, compatta e persistente.
  • Un colore giallo dorato (più carico nelle versioni ceche) limpidissimo.
  • Profumi dominati (a differenza della helles) dal luppolo, su tutte le note floreali ed erbacee fresche della tradizionale compagine tedesca e ceca.
  • Il sorso dovrebbe essere più secco (leggasi attenuato) nelle versioni di ispirazione tedesca e leggermente più morbido in quelle ceche. In entrami i casi dovreste percepire la freschezza enfatizzata dalla buona carbonazione (le bolle insomma, il perlage lasciamolo al vino, vi prego). Il corpo è più snello nella versioni tedesche e il finale, moderatamente amaro in entrambe le versioni, dovrebbe lasciare un elegante ricordo del suo passaggio.
  • Un grado alcolico contenuto (4,4 – 5,5 % vol).
  • Alcuni birrai valorizzano l’aroma dei luppoli per avere profumi più freschi, intensi e ampi (senza estrarre sostanze amaricanti indesiderate). Le tecniche utilizzate e i risultati aromatici variano in funzione del momento (e della temperatura) in cui vengono aggiunti i luppoli, il dry hopping o luppolatura a freddo spesso citata è tra queste.

Il come, il cosa, il quando e il quanto sono a discrezione del birraio. Lo scopo il medesimo, farci godere.

Passerei quindi al godimento. L’elenco che segue zompetta in alcune tra le più riuscite interpretazioni italiane sul tema pilsner. Alcune si ispirano alla compagine tedesca altre a quella ceca, alcune sono più fedeli agli stili a cui si ispirano, altre sono felici reinterpretazioni.

Le migliori birre Pils artigianali in Italia

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TipopilsBirrificio Italiano.

Parlavamo di dry hopping e felici reinterpretazioni? Agostino fa scuola, non aggiungerei altro.

PilsnerManerba brewery (solo in fusto).

Rigore teutonico, fedeltà allo stile e una (non scontata) incrollabile costanza produttiva.

Via EmiliaBirrificio del Ducato

Anche Giovanni Campari impreziosisce il naso con luppolature a freddo in questo suo cavallo di battaglia.

Pils – Carrobiolo.

I ragazzi del Carrobiolo sanno come dare da bere agli assetati. Golosissima.

PilsMukkeller.

Restiamo in casa tedesca per questo goloso esempio di godibilità e semplicità.

Bohemian PilsnerCanediguerra.

Qui è valorizzata la componente maltata, che arrotonda tutto il cucuzzaro gustativo-tattile, bilanciando l’amaro. Ci  piace parecchio.

LoertisBirrificio Via Priula.

Il Loertis (luppolo) è protagonista, ma non mancano i rimandi “ai campi di grano” in questa riuscita reinterpretazione ispirata alle pils boeme.

Se ho scordato qualcuno sono certa completerete voi l’elenco. Mi assento un attimo che m’è venuta sete.

[Credit: Devid Rotasperti]