di Stefania Pompele 11 Dicembre 2015

Ci siamo. È quel periodo dell’anno in cui osservate con rilassatezza il calendario ripetendovi che “tanto c’è tempo” e puntualmente vi risvegliate l’anti vigilia con l’elenco di regali da evadere per l’amico, la suocera, il caso umano di turno.

Vi immagino in preda a crisi di nervi mentre vagate in chiassosi centri commerciali e mi dico che no, non posso lasciarvi in balia di voi stessi.

Ho quindi spulciato il mio database da alcolista campanilista e ne è uscito un elenco di birre artigianali per ciascuna delle molteplici anime del vostro entourage.

Dunque:

LA SUOCERA

Qualunque sia il vostro intento (tramortire? Ringraziare? Rabbonire?) avrete bisogno di una birra “tanta”, un naso ampio e goloso, un tenore alcolico sostenuto, freschezza presente ad alleggerire il sorso e amaro da contenuto a non pervenuto.

Potreste stenderla con la Demon Hunter di Montegioco ad esempio.

Questa strong ale made in quel di Alessandria ha tutto quello che serve per insinuarsi fintamente innocua tra una lasagna al forno e un cotechino, un erborinato e una sbrisolona (magari alle trebbie).

Rabboccate sovente il calice dell’interessata e (se dio vuole) l’avrete silenziata prima del panettone.

LA ZIA DIVERSAMENTE ASTEMIA

Essere veneta ti fa scontrare con questa realtà più di quanto vorresti.

Dopo anni con tavolate di tortellini pre natalizi, impacchettati sorseggiando liquore alla mandorla (guardando Dallas) come fosse camomilla, sono giunta alla conclusione che al DNA non si sfugge, ma se proprio si volesse ingannarlo si può tentare la strada del “tanto naso e poco alcool”.

Ampio sipario di aromi in cui svettano note tostate, amaro contenuto e soprattutto alcool in dosi chirurgiche (che la zia c’ha n’età), da proporre come liquido corroborante nel “making of” pranzo di Natale e, se la zia non se le scola tutte, da gustare magari con della pasticceria secca o del fondente extra.

Mild The Gap, libera interpretazione delle dark mild inglesi dei maceratesi MC77, incarna alla perfezione i suddetti dettami.

QUELLO CHE “IO NON BEVO BIRRA”

Non dovete certo usare imbuto e manette come incentivo, ma se il motivo di tanta ostilità fosse simile a quello che per molti anni mi ha tenuto lontana dai mosti di cereali fermentati (trauma adolescenziale da bicchierone di plastica con liquido giallo ai sentori al broccolo lessato e uovo sodo), potreste tentare l’assaggio pacificatorio con una tra le più felici espressioni di italica witbier: la Friska, blanche di Barley, sa redimere i palati più ostici.

Il naso “fresco” ci fa immaginare di scorazzare in un agrumeto, il coriandolo accentua la sensazione.

Alcolicità contenuta e amaro pressoché assente coccolano il palato senza turbarlo.

Potete completare l’opera con una tartare di gamberi o una burratina. Aperitivo peace (ritrovata) and love assicurato.

LO ZIO HIPPIE FANATICO DEL KM ZERO

Chi non ne ha almeno uno in famiglia? Coltiva, cucina, fermenta e invasetta tutto ciò che gli passa a tiro (spesso con risultati improbabili).

Inutile ingolosirlo con chicche straniere, piuttosto contenete il trasporto su ruote e scegliete prodotti con materie prime coltivate su suolo italico.

Ci sono ormai parecchie realtà sparse lungo lo Stivale dedite alla coltivazione di orzi da maltazione, luppoli e altre materie prime, non vi sarà difficile trovare quella a voi più vicina.

Vi do giusto un aiutino suggerendovi l’agri-produzione di Birra Frè

LO SGAMATO MONOTEMATICO

Accontentare chi “io bevo solo basse (fermentazioni), inglesi, belghe”, potrebbe darvi filo da torcere ma niente paura, abbiamo soluzioni per tutte le fauci.

Se penso al mondo teutonico e ad alcune tra le interpretazioni più fedeli (stilisticamente parlando) dello Stivale, non posso non suggerirvi Manerba Brewery: Weizen, Bionda (helles) e Cucunera (bock), lo caleranno immediatamente nell’atmosfera “ein prosen”.

Devo invece spremere queste meningi da alcolista per il mondo anglofono, perché buona parte di ciò che si ispira ad alcuni stili della tradizione d’oltre Manica strizza l’occhio (ma pure tutti e due) all’Ammeriga con le use attenuazioni (leggasi secchezze) e luppolature.

White Dog, pezzetto di storia italica in salsa anglofona dalla minuscola produzione (non sempre centratissima forse), potrebbe essere l’eccezione alla consuetudine.

Vi suggerirei in particolare la Yellow Fever (golden ale) e Tall Dark Stranger, irish stout dal naso tostato e liquirizioso. Abbinatele tutte (come da tradizione) a tantissima sete.

Belgio made in Varese fa rima con Extraomnes, in questo caso lascio a voi pescare dal cilindro il liquido alcolico con cui deliziare l’altrui palato.

LA CUGINA GASTROFIGHETTA

Piaccia o no la birra è cool. Modaiola a tal punto da finire sulle patinate pagine di PlayBoy, qualcuno potrebbe addirittura partorire la folle idea di farci un talent show.

Il gastrofighetto segue con maniacale interesse l’evolversi del mercato, è attentissimo alle novità e colleziona new entry che manco il camerino di “Lemmy” ai tempi di “Ace of Spades”.

Se pensate basti una qualunque birra di Natale di belga ispirazione a placare la sua inarrestabile sete di novità, rischiate un sonoro tonfo nel mosto.

Giungo in vostro soccorso con una birra figlia di collaborazioni Italico/Norvegesi dai rimandi orientaleggianti: la Tohki- shu di Toccalmatto è una delle (svariate) deviazioni sul tema saison tanto care a Bruno Carilli.

Naso splendidamente agghindato grazie all’utilizzo di Yuzu (agrume noto in Giappone dai rimandi che ricordano il mandarino) e bergamotto.

L’addobbo olfattivo e la carbonazione (le bolle) sono così maledettamente centrati da far dubitare su quel ‘10,5% vol’ in etichetta.

Ma ci sono, ve lo assicuro, quindi meglio consumarla con del companatico ad hoc, un capitone fritto ad esempio.

Poco cool? Un pan brioches, una generosa spalmata di burro salato d’Isigny e del salmone (ovviamente selvaggio) affumicato nel legno di quercia. Fighettismo + 100.

IL CAPO

Qui è necessario essere rigorosi, definitivi direi. Comunicare fratellanza ma al contempo fermezza, “okay, sei il mio capo, però so il fatto mio”, ma anche “sono felice di averti come socio, ma il mio ufficio non si tocca”.

Insomma, affermate voi stessi mentre porgete il calumet della pace con qualcosa che si lasci ricordare a lungo.

Fermezza, opulenza e stupore anche nella Xyauyù Kentucky di Baladin, le “meta-birre” di Teo Musso sanno emozionare (e pure stendere).

In questa versione la Xyauyù è impreziosita dai sentori delle foglie di tabacco kentucky aggiunte in infusione a freddo in barrique.

Pantofole, camino, sigari e avrete assicurato la pace dei sensi.

L’AMICO ‘CORSISTA’ DI I° LIVELLO DEL CORSO DI DEGUSTAZIONE 

Roteano liquidi in calici, cercano “unghie” di colore, si interrogano annusando il santo graal dell’alcolista aspirante scolarizzato.

Palleggiano il nettare in bocca per testarne il corpo, si prodigano in gargarismi e contano, cronometro alla mano, la persistenza di tutto il cucuzzaro sensoriale deglutito.

Non vorrete privarvi del piacere di complicare tutta la faccenda, eh?

loverbeer-beerbrugna

Diamogli gatte da pelare con quello spettacolo chiamato BeerBrugna, sour (fruit) ale del piemontese Loverbeer.

Tratteggi odorosi e acidità riportano al mondo delle fermentazioni spontanee (grazie brett!), le susine Damaschine completano la complessa opera alchemica sostenendo il sorso acido e ingentilendo il corredo olfattivo con sentori fruttati.

Se riuscirà a snocciolare, nella giusta sequenza, tutti i descrittori e a compilare la sua moleskine da degustatore, potrete premiarlo con BeerBera, altra bella chicca di casa Loveerbeer.

GLI AMICI (E IL VEGLIONE)

Natale con i tuoi, veglione con chi vuoi, quindi non fatevi cogliere impreparati e fate scorta di munizioni adatte per affrontare la veglia nel modo migliore.

Cercate in casa Ducato ad esempio.

Il talentuoso Campari ha sfornato chicche ultra premiate in questi anni, difficile suggerirvi qualcosa.

Facciamo che, date le ragguardevoli quantità di alcool che sono certa berrete in questa occasione, scelgo qualcosa di innocuo (alcolicamente parlando) ad un prezzo abbordabile.

Victoria, session IPA dal naso intenso e goloso, corpo snello e (come da copione) chiusura amara, saprà accompagnare il tradizionale aperitivo ‘rinforzato’ nel migliore dei modi (ammessi formaggi e salumi sapidi purché non troppo grassi).

IL BRINDISI DI MEZZANOTTE

E per il brindisi di mezzanotte?

Ago Arioli ha la soluzione (ne ha parecchie a dire il vero), frizzatevi con l’esuberante fruttuosità della Cassisona e non potrete che chiudere in bellezza e (anche se non si fa) con il botto.

credit: Lara Abrati, De La’s blog