La birra belga è patrimonio dell’Umanità

La birra belga è entrata a far parte dei patrimoni dell'umanità. L'Unesco ha accolto la richiesta di Bruxelles, motivando la scelta con la grande qualità della birra belga e il largo utilizzo che se ne fa in tutti i rami della gastronomia.

Bere birra belga è ben più che un piccolo piacere o un semplice conforto: è cultura. A dirlo non sono orde di beoni o schiere di amanti a oltranza della bevanda, ma nientemeno che l’Unesco.

Dopo varie e alterne vicissitudini, è stata accolta la candidatura di Bruxelles per l’ingresso dell’amata bevanda all’interno del gruppo dei patrimoni (materiali o immateriali) dell’umanità.

La motivazione è chiara e circostanziata, anche se si poteva fare meglio: “La birra è molto più che alcol. E’ usata dalle comunità locali per cucinare, per produrre prodotti come i formaggi aromatizzati alla birra, e viene abbinata al cibo” come rileva la commissione Unesco.

Del resto la birra belga, bevuta  da circa 11 milioni di persone nella sola Europa occidentale, non ha bisogno di presentazioni: l’esiguo territorio del Belgio ospita oltre duecento birrifici, innumerevoli tipi di birre (basti ricordare le sette trappiste) inclusa una notevole varietà di birre acide.

Ogni anno, milioni di fedeli bevitori calpestano le strade di Bruxelles oppure si avventurano in veri  pellegrinaggi ‘alcolici’ nei monasteri, dove le confraternite dei monaci producono ancora con metodi antichi e immutati, sia per la sussistenza della comunità, sia per lo smercio all’esterno.

Ma cosa comporterà, quindi, l’ingresso della birra belga nel Pantheon dorato dei patrimoni dell’umanità, in placida compagnia della gastronomia francese, del tango argentino, del caffè arabo e della  cornamusa slovacca?

Il Belgio sarà obbligato, secondo le consuetudini Unesco, a tutelare ulteriormente la sua birra, emanando, se necessario, apposite regole per tutelare e preservare i diversi stili di produzione.

Ed è questo un messaggio di notevole rilievo, soprattutto in un periodo dove la concorrenza delle multinazionali rappresenta una minaccia per la sopravvivenza dei microbirrifici artigianali.

Addirittura, Sven Gatz, capo dei Belgian Brewers –l’associazione belga dei birrai– paragona l’ingresso della cultura birraria nazionale nel patrimonio Unesco alla vittoria nella Coppa del Mondo di calcio:

Amiamo la nostra birra e le infinite diversità che esistono, è qualcosa che non ha eguali in nessuna parte del mondo. In Belgio la birra non deve dare la precedenza né al vino, né ad altre bevande alcoliche per quanto riguarda la qualità”.

E oggi la supremazia è stata sancita dall’Unesco.

[Crediti | Link: The Guardian]

Avatar Nunzia Clemente Autrice recensioni Campania & more.

2 Dicembre 2016

commenti (1)

Accedi / Registrati e lascia un commento

  1. Avatar Orval87 ha detto:

    La cultura birraria belga non ha eguali, per qualità e numero di stili diversi (ovvio, anche lì ci sono eccellenze e aziende meno serie).
    La Germania aveva una varietà simile fino a quando non fu esteso il Reinheitsgebot a tutta la nazione, spazzando via un numero elevato di stili e appiattendo l’offerta a pochi stili.
    Da noi invece è una cosa troppo recente per avere una storia da proteggere, credo.