Abbiamo chiesto ai birrai dell’anno quali birre bevono e dove

Siamo stati a Birraio dell'anno, manifestazione dedicata alla birra artigianale italiana che si è svolta a Firenze, per conoscere da vicino i migliori birrai italiani del 2016

Per mettere a nudo i più stimolanti birrai nazionali, per conoscerli meglio al netto delle loro amatissime creature, abbiamo approfittato di Birraio dell’anno, che si è svolto al teatro Obihall di Firenze il 20 e 21 gennaio scorsi.

Un concorso ben organizzato da Fermento Birra, la più nota rivista online del settore, che affida a una novantina di esperti l’incarico di scegliere quale birraio artigianale abbia svolto il lavoro migliore durante l’anno, in questo caso il 2016.

Attenzione dunque, non la qualità di una singola birra ma quella dell’intera produzione, macro categoria in cui rientrano: bravura tecnica, professionalità, filosofia produttiva e capacità di emozionare il bevitore.

L’atmosfera rilassata, con tanto di assalto dei fan per l’inevitabile selfie con i birrai, ci ha permesso di intervistarli a difese abbassate. Ne abbiamo ricavato ritratti personali, in qualche caso anche intimi, che consentono uno sguardo meno prevedibile di questi nuovi protagonisti della scena eno-gastronomica.

Vincitore sezione birrai emergenti

Conor Gallagher Deeks, Birrificio: Hilltop (Bassano Romano, VT)

conor, hilltop

Filosofia di produzione:

Un metodo che intende riprodurre gli stili birrari del Regno Unito in maniera originale. Poi mi piace spingere il prossimo ad assaggiare qualcosa di inusuale, con l’idea di convertire più persone possibili alla birra artigianale. Sono dell’idea che non esista una birra perfetta, ma un momento perfetto per ogni birra.

Occupazione precedente:

Sono del 1985: dopo la laurea in Scienze degli animali presa in Inghilterra sono stato mister di calcio femminile e ho fatto il volontario in Kenya, prima di darmi alla birra.

L’avvicinamento:

Bevevo male, lo ammetto. L’illuminazione c’è stata quando durante l’università ho realizzato di non capire niente di birra. Arrivato in Italia ho iniziato a farmi la birra; l’homebrewing è una malattia, inizi poi non pensi ad altro. A quel punto ho chiamato Leonardo di Vincenzo (Birra del Borgo) e due giorni dopo mi sono trovato a colloquio con lui e Teo Musso (Birra Baladin). Per qualche tempo ho lavorato nel birrificio di Leonardo. 

Birra preferita all’infuori delle tue, una italiana e una no:

Songs from the Wood di Foglie d’Erba e 75 Minute Ipa, di Dogfish Head Craft Brewery.

Abbinamento preferito tra cibo e birra:

Birra in stile Stout e salmone affumicato, con burro irlandese.

Locale preferito:

Pork’n’Roll di Roma

birra dell'anno 2017

Quinto classificato: Luigi d’Amelio detto Schigi

Birrificio: Extraomnes

Filosofia di produzione:

L’attenzione ai particolari, innanzitutto. Poi la ripetizione attenta di ogni elemento produttivo cercando di migliorare cambiando, se necessita, un particolare alla volta. Ho un’ipocondria conclamata, trasportata alla birra.

Occupazione precedente:

In realtà, senza saperlo, studiavo per fare birra. Non lavoravo nel mondo della birra, ma ne ero attratto, soprattutto dalla parte della degustazione e della conoscenza. Fondamentale per il mio lavoro attuale è aver imparato ad assaggiare con sicurezza una birra.

kuaska, schigi

L’avvicinamento:

Ho avuto alti e bassi, dividendomi tra birra e vino. Chi mi ha trasmesso il sacro fuoco è stato Lorenzo Dabove (ovvero Kuaska, a sinistra nella foto sopra), conosciuto al primo corso di degustazione della birra organizzato in Italia, da Teo Musso a Piozzo. Era il maggio del 1999. Teo è diventato un grande amico, Lorenzo mio fratello maggiore.

La birra preferita all’infuori delle tue, una italiana e una estera: 

Toccadibò di Nicola Perra del Birrificio Barley e Dulle Teve di Kris Herteleer del Birrificio De Dolle.

Il tuo abbinamento preferito tra il cibo e birra:

Rochefort 10 di Brasserie de Rochefort con risotto al Roquefort e pere (sfumato con Rochefort 8).

Il tuo locale preferito:

Per vicinanza e frequentazione, adoro la formula e il clima del Bere Buona Birra a Milano. Se avessi il dono dell’ubiquità mi dividerei tra Macché Siete Venuti a fà di Roma, Den Haas di Gooik e Wenlock Arms di Londra.

birra dell'anno 2017

Quarto classificato: Agostino Arioli

Birrificio: Birrificio Italiano (Limido Comasco, CO)

Filosofia di produzione:

Non intervengo troppo sulla birra e sul controllo della qualità. Non mi riesce di fare birre estreme: anche le birre particolari devono essere molto “bevibili”.

Occupazione precedente:

Ho lavorato per pochissimo tempo in un’industria birraria.

agostino arioli

L’avvicinamento:

Ho iniziato a farmi la birra in casa prima del 1985, ma devo l’avvicinamento a un libro di Nicola Fiotti e a Gianni Besa, responsabile della Birra Pedavena, che per me è stato un maestro. Mi sono laureato in Agraria con una tesi sperimentale sulla birra, preparata alla Poretti.

Birra preferita all’infuori delle tue, una italiana e una no:

La Sunflower di Birrificio Valcavallina e la Pliny the Elder di Russian River.

Abbinamento preferito tra cibo e birra:

La mia Tipopils, con il formaggio Piacentinu ennese.

Locale preferito:

Tutte le cicchetterie veneziane.

marzen, birra

Terzo Classificato: Alessio Gatti, detto Allo

Birrificio: Canediguerra (Alessandria)

Filosofia di produzione:

Birre che puntano alla quantità, oltre che alla qualità. Insomma, bisogna farsi bere. Se per ora l’ispirazione è inglese e tedesca, la speranza è quella di realizzare presto gli stili belgi, che per motivi di impianto non posso ancora fare. Dopotutto il birrificio ha solo due anni; con la possibilità di rifermentare in bottiglia arriveranno anche blonde ale e compagnia bella.

Occupazione precedente:

Una sfilza di lavori nei birrifici, partendo da Brùton a Lucca, fino a Birrificio Ticinese, passando per Toccalmatto (Fidenza).

alessio gatti; canediguerra

L’avvicinamento:

E’ stato durante una gita in quarta superiore, a Budapest. Ho bevuto una birra buonissima e tornato a casa ho mosso i miei primi passi da homebrewer.

Birra preferita all’infuori delle tue, una italiana e una no:

La Pils di Elvo, che se la gioca con la Tipopils di Birrificio Italiano. Poi la Westvleteren Blond della Abbazia Westvleteren St. Sixtus.

Abbinamento preferito tra cibo e birra:

Schnitzel, una sottile fetta di vitello impanata e fritta tipica della cucina viennese con una birra in stile Schwarz.

Ristorante preferito:

Hop mangiare di birra, ad Alessandria.

birra weizen, bicchiere

Secondo Classificato: Emanuele Longo

Birrificio: Birrificio Lariano (Sirone, LC)

Filosofia di produzione:

Una produzione varia, molto dinamica, attenta ai cambiamenti. Ma il cavallo di battaglia rimane La Grigna, prima birra prodotta nel 2008. Si passa dagli stili tedeschi a quelli belgi, fino all’Inghilterra e all’America.

Occupazione precedente:

Insegnante di educazione fisica, un lavoro che ha lasciato spazio a quello nel birrificio, gradualmente.

DSC_0149

L’avvicinamento:

Tutto inizia con una passione condivisa con l’amico Fulvio Nessi e uno scambio reciproco di birre prodotte in casa, fino alla concretizzazione del progetto comune nel 2008.

La birra preferita all’infuori delle tue, una italiana e una no:

Tipopils di Birrificio italiano e la Oude Kriek di Oud Beersel.

Abbinamento preferito tra cibo e birra:

Gorgonzola e birra in stile Porter.

Il tuo ristorante preferito:

Il crotto del sergente, a Como.

birraio dell'anno

Primo Classificato: Marco Valeriani

Birrificio Hammer (Villa d’Adda, BG)

Filosofia di produzione:

Birre molto saporite ma di “grande beva” (quando troveremo un altro modo di dire “molto bevibili” sarà sempre troppo tardi). Punto a garantire prodotti sempre riconoscibili e, visto che la produzione di Hammer copre 12 stili differenti, sono attento alla varietà.

Occupazione precedente:

Birrificio Meneresta, dal 2012 al 2015. Li ho realizzato una birra che mi sta a cuore: La Verguenza.

marco valerianiL’avvicinamento:

Al primo anno di università, facoltà tecnologie alimentari, un collega mi ha portato alcune bottiglie. La tesi della laurea specialistica l’ho preparata in una fabbrica di birra, tema: analisi energetica dei consumi. Al tempo ero un aspirante homebrewer. Al Salone del Gusto di Torino, nel 2005, sono stato folgorato da una lattina di Oskar Blues.

Una birra preferita all’infuori delle tue, una italiana e una no:

La Tipopils di Birrificio Italiano e la Double Ipa di Russian River, si chiama Pliny the Elder.

Abbinamento preferito cibo birra:

Gorgonzola piccantissimo con una birra in stile Imperial Ipa.

Il tuo ristorante preferito:

Fukurou, ristorante giapponese di Milano.

Chiara Cavalleris Chiara Cavalleris

14 Marzo 2017

commenti (6)

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  1. Avatar ROSGALUS ha detto:

    Una vera e propria inflazione di birrifici artigianali.

    1. Avatar Luca Pimpolari ha detto:

      Non esiste una cosa come “troppa birra”, soprattutto se si tratta di birre artigianali…

  2. Avatar gallonari ha detto:

    L’inflazione peggiore è quella di chi si lamenta di tutto a prescindere, benvenga l’inflazione di imprese artigiana, in maggior parte avventure coraggiose di giovani imprenditori in un paese soffocato.

    1. Avatar ROSGALUS ha detto:

      Mi pare una triste considerazione.
      Il coraggio imprenditoriale non serve a nulla se mancano tutti i fondamentali per fare impresa.
      Le altre cose sono chiacchiere per riempirci la bocca.

    2. Chiara Cavalleris Chiara Cavalleris ha detto:

      Ma lei quando parla di assenza di fondamentali per fare impresa si riferisce a uno dei birrifici presenti nel pezzo? Perché è vero, negli ultimi anni sono nati moltissimi birrifici artigianali e di certo non tutti hanno i “fondamentali per fare impresa”; aprono e chiudono un sacco di ristoranti e di bar se è per questo, a proposito di chiacchiere.
      Sotto questo pezzo però, non so esattamente a chi si riferisca. Come è spiegato nell’introduzione, non ho scelto io chi intervistare: ho parlato con i premiati. Ma mi sembrano anche esempi di buona imprenditoria. Parlando in maniera spicciola: guardi che questi lavorano.

    3. Avatar ROSGALUS ha detto:

      Ammiro moltissimo – come ho già detto in diverse occasioni – la professionalità di Chiara Cavalleris che su parecchi temi , con dovizia di particolari, arricchisce le nostre conoscenze in materia di food.
      Il mio intervento era invece diretto a chi plaude entusiasticamente, in modo aprioristico, all’apertura di una qualsiasi nuova impresa.
      Senza scomodare Gino Zappa è palese che una impresa necessita di un mercato, di adeguati investimenti, di tecnologie idonee, di conoscenze tecniche per fare un buon prodotto, di professionalità , competenza e conoscenza del settore merceologico da parte di chi assume il rischio di impresa. Impresa che non ha mai la reddività come scopo ultimo ma la continuità produttiva negli anni a venire.
      Questi sono i “fondamentali” cui facevo espresso riferimento senza i quali non si va da nessuna parte se non verso il sicuro fallimento di qualsiasi iniziativa.
      In questi ultimi anni, abbiamo assistito ad una crescita esponenziale di birrifici con caratteristiche artigianali: una babele all’interno della quale esistono sicuramente ottimi produttori , ma anche tanta dilettantistica improvvisazione.
      E non mi pare esagerato parlare di settore inflazionato e ridondante che a volte stenta a competere – in termini qualitativi – con la birra industriale che spesso risulta di ottima fattura e quindi preferibile a quella cossidetta artigianale.