Il (nostro) 2016 in 10 birre artigianali italiane

Non sono mai stata brava con i bilanci di fine anno, incoraggiano il lato nostalgico con cui di solito faccio a cazzotti per evitare mi si appiccichi addosso.

Sono ormai scaltra, ho un lungo elenco di rimedi collaudati e, proprio alla voce “B”, tra una “A” [Accarezzare cani pelosi di grossa taglia] e una “C” [Cantare Club Tropicana degli Wham (non infierite)], ammicca un generico [Bere q.b.].

E’ vero ho dedicato buona parte del mio tempo –e del mio fegato– alla birra in questo 2016, e il mio best of è una selezione di birre artigianali italiane frutto di produzioni particolarmente riuscite, momenti azzeccati e (sempre opinabili) gusti personali.

Alcune sono state conferme, magari capaci di superare se stesse, altre frutto di sperimentazioni che forse non saranno replicate. Alcune sono l’effigie della complessità, altre della semplicità.

L’unico vero criterio, alla fine, è stato il piacere del palato nel momento in cui le ho assaggiate.

birra

Dunkel – Birrificio Del Doge

Cospargo il capo di ceneri, quando vi ho parlato di Germania e stili della tradizione nella con guida di Dissapore, non ho citato le Dunkel (lager scura Bavarese, potremmo dire una ‘versione scusa di helles’, caratterizzata in questo caso da profumi di cacao tostato dei malti utilizzati).

C’è da dire che le interpretazioni italiane di questo stile non sono molte. Di certo all’epoca non avevo ancora assaggiato la versione del Birrificio del Doge. Magistrale interpretazione, buona assai.

Luppululà (Pilsner ) – Manerba Brewery 

Sa ricordarmi ogni volta che la felicità è spesso nelle cose semplici, e che semplicità non è sinonimo di facilità. Nel capitolo “ennesime conferme” non potevo non citare la pilsner di Manerba. Rigorosa e sempre in forma nell’interpretare lo stile che omaggia.

Eh no, non la trovate in bottiglia ma alla spina nel pub che ospita l’impianto di produzione o altrove, nei locali che hanno una selezione di questi prodotti. In un mondo mutevole e precario, il sorso rassicurante di un’incrollabile certezza.

AIPA (American IPA) – Cane Di Guerra

Lo ammetto, il mondo IPA (e derivati) non è tra gli stili che prediligo, credo d’aver raggiunto la saturazione dopo il periodo di iniziazione al mondo artigianale, anni fa. Ma credo dipenda anche da un palato che tendenzialmente non ama gli amari sgraziati e volutamente arroganti che capitano spesso.

Ho trovato invece equilibrio e misura nella versione di Cane di Guerra. Un sorso tutto sommato scorrevole e dal lungo finale amaro, non impattante.

Mummia 2012 – Montegioco

La storia è piena di necessità divenute virtù e inciampi rivelatisi mirabili successi, la Mummia è un esempio. Il Tutankamun è rinato da una cotta di Runa (la belgian ale del birrificio Montegiogo, base per produrre altre chicche tra cui l’adorata Quarta Runa) accidentalmente lattica.

Anziché liberarsene, Riccardino Franzosi pensò di farla riposare in botte e vedere cosa sarebbe successo. Il tempo gli ha dato ragione.

Era il 2009 e quello che doveva essere l’estremo tentativo di salvare il salvabile, si rivelò un esperimento vincente. La 2012, prodotta assemblando birre che hanno riposato in diverse barrique, è un esercizio di eleganza e complessità. “Può ricordare un Lambic giovane” è esattamente il tipo di paragone che ho fatto quando l’ho assaggiata, aggiungerei “uno di quelli buoni buoni”.

Okie  Matilde – Toccalmatto

Tra le molte collaborazioni che hanno preso vita negli impianti Toccalmatto a Fidenza (in questo caso con Prairie Artisanal Ales), questa ha curvato in su gli angoli delle labbra per la golosità.

Un tributo a Matilde di Canossa e direi un omaggio a Mr Brett (lievito appartenente alla famiglia Brettanomyces) che in questa belgian ale si esprime in tutta la sua magnificenza, aggiungendo quei tratti di rusticità tanto cari agli estimatori, in una birra cesellata con sapienza.

Peppery Nigredo Bless You – Birrificio Italiano

L’evoluzione della Nigredo, una birra a bassa fermentazione con abbondante luppolatura tedesca in parte tostata (avete letto bene, Agostino Arioli, mastro birraio del Birrificio Italiano, ha trovato il modo per tostare pure i luppoli), è la birra pensata e scelta per celebrare il ventennale del birrificio.

In questa versione, prodotta in edizione limitata, troviamo anche il contributo del pepe nero, dei luppoli Citra e del legno, che arricchisce il profilo di note vanigliate.

Riuscite a immaginarne la complessità? Posso dirvi che le cose elencate hanno mantenuto una loro identità, confezionando una chicca assolutamente inedita, uguale solo a sé stessa. Un triplo carpiato di sorprendente bevibilità. La trovate solo in bottiglia, chiedetela dal vostro publican di fiducia.

Saison De L’Ouvrier Cardosa (con Cardi)– Loverbeer

Mi rendo conto di sembrare una groupie, qui su Dissapore ho suggerito spesso le creazioni di Valter Loverier. Prendetevela con lui, fa spesso birre memorabili. Avrei potuto scegliere altre cose, ma mi lascio ammaliare da questo omaggio a un pezzetto di Belgio reinterpretato magistralmente in questa Saison del contadino (aka famhouse) arricchita con il cardo.

Sorso secco e acidulo sino al finale, a cui si aggiunge un accenno bitter di grande finezza. E come sempre, tanto di cappello.

Wave Runner (AIPA) – Hammer

Vedi sopra? Altra memorabile interpretazione che si fa ricordare per equilibrio e compostezza.

Amaro deciso ma non sgraziato. Bevuta fresca (giovine) è pericolosamente golosa.

Z – Extraomnes

Sperimentazione a cui mi auguro seguiranno altri esemplari. La Z (da Zuur, “aspro” nella lingua Vallone) di corto ha solo il nome. Prodotta con aggiunta di albicocche e alchechengi è il simbolo dell’opulenza sensoriale.

Credo d’averla assaggiata in un momento particolarmente felice, con il sapore del frutto giustamente ruffiano a ingolosire il sorso acidulo, abbastanza corposo e fintamente innocuo, vestito dei suoi 12 gradi e passa. Memorabile.

Fleur Sofronia – MC 77

Rivisitazione di una Blanche impreziosita dai fiori di ibisco. Sorso fresco (acidulo) e snello. Un preludio primaverile nel bicchiere che voglio usare come auspicio per la primavera che spero arrivi presto a Serrapetrona e in tutte le zone colpite dal terremoto.

Anche la struttura che ospitava la produzione di MC-77 ha subito ingenti danni, l’impianto è stato per ora smantellato e si attendono riapertura e tempi migliori. Saranno mesi complicati (eufemismo).

Prendo in prestito questo spazio per suggerirvi di essere solidali, bevete!

A tal proposito vi segnalo un paio di iniziative promosse da Unionbirrai, che con Arka 8.16 (golden Ale, di basso grado alcolico) finanzierà progetti di ricostruzione a Montegallo, in provincia di Ascoli Piceno (contattate l’associazione per maggiori info), e di 1001 Birre  dove potreste acquistare birre di alcuni produttori italiani. L’intero ricavato sarà destinato al comune di Amatrice.

E dopo questa maratona me ne stappo una, alla vostra.

Stefania Pompele Stefania Pompele

9 Dicembre 2016

commenti (9)

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  1. Orval87 ha detto:

    Scopro ora le American IPA.
    All’inizio ho pensato ad un errore e che ci si volesse riferire alle APA, ma googlando pochi attimi ho trovato che ad esempio anche Beeradvocate differenzia i due stili.
    Anche se non so fino a che punto si riconoscano vere differenze.
    Su Wikipedia ho trovato questo:
    “American IPA may refer to: Beer, an Americanized version of the India Pale Ale style, closely resembling an extra hoppy American Pale Ale.”
    Sai dirmi qualcosa in più?

    1. In entrambi i casi (APA e AIPA) si tratta di interpretazioni americane di stili inglesi. Interpretazioni così caratterizzanti (dunque diverse dallo stile al quale si ispirano, in buona parte grazie al contributo dei luppoli usati), da ridisegnare il concetto legato a questi stili. Se siamo qui a parlare di prodotti ‘craft’ lo dobbiamo proprio agli ammerigani e a questa rivoluzionaria rivisitazione, quella appunto delle Pale Ale e India Pale Ale a ‘stelle e striscie’. Ne parleremo più avanti con la guida agli stili 😉

  2. mario ha detto:

    Come sempre ottimo articolo, grazie. Che parla di birra e non di fuffa.
    Ma, come sempre, poi ho seteeeee
    Ciao
    Mario

  3. Ciacco ha detto:

    manca il prezzo o prezzo per litro, per rendersi conto dell’ordine di grandezza che divide una birra (anche se artigianale) da un furto. Perchè bevo birre belghe o tedesche artigianali e non (comunque ottime) con storia millenaria, con un prezzo che si aggira sui 3-8 € litro compreso il trasporto e poi incontro i km0 italiani sopra i 10? fate tanto i moralisti coi biodinamici e i vegani ma sulle artigianali italiane farlocche e il business che c’è intorno? vi vorrei più sul pezzo grazie

    1. Orval87 ha detto:

      Resta una industriale, mascherata (male) da artigianale.
      Non può finire in un articolo sulle artigianali.
      Detto ciò, Ciacco ha anche detto una verità, a parità di qualità all’estero si trovano prodotti molto più a buon prezzo.
      Poi da noi si ripete che è colpa delle tasse italiane, ma credo che ci sia anche altro.
      Preferisco anche io belghe e tedesche, in genere.

    2. Paolo ha detto:

      Sarebbe ora di finirla con la storia delle “troppe tasse che ci costringono a-questo-e-quello”.
      Sembra di sentire il mio idraulico, di vedere il carrozziere con lo sguardo smarrito quando lo paghi con la carta di credito, e balbetta che “allora sarà costretto a fare la ricevuta”.
      E’ ora di finiamola! (cit.)
      Manco il mondo fosse pieno di gente con la memoria lunga come la vista di una talpa: i prezzi della birra artigianale sono DA SEMPRE altissimi, dalla nascita.
      Da quando le parole suadenti di un f@r!nett! ante litteram cominciavano a diffondere il Verbo, vendendo le sue creazioni in bottiglie 0,33 al prezzo di un onesto barolo DOCG (come si verificava ogni volta che si trattava di rifornire la cantina in Langa).
      Il prezzo era quello, ben prima che venissero introdotte le accise specifiche, su cui oggi tanto si piange. Il prezzo era così esagerato da meritarsi parole di fuoco da parte di ogni appassionato, a partire da quel D’Amelio che senza alcuna vergogna si è poi messo a produrre birre dal prezzo esagerato come tutti gli altri.
      Quindi non continuiamo sull’argomento tasse; basterebbe confrontare i listini, prima e dopo l’introduzione delle accise specifiche, per verificare l’effetto risibile delle tasse sull’aumento del prezzo; e di conseguenza sull’intero prezzo della birra.

  4. marchino ha detto:

    meh … … …
    come dunkel penso che ELVO batte DOGE 30 a 0 (ad essere gentili verso Doge e sono stato buono)
    Pils ci sono diverse interpretazioni più in stile ( parliamo di German o Bohemian ?!?)
    meglio di Manerba di sicuro ci sono
    Bruton (con una pils spettacolare)
    Mastino ( con una pils in decozione in stile al 100%)
    Elvo (sempre al top con quell’acqua che si ritrovano)
    il resto della classifica è soggettiva ed incentrata su birre che non hanno grossi paragoni

  5. giovanna storaci ha detto:

    Articolo interessantissimo, sicuramente ne proverò qualcuna. Vorrei aggiungere a questa già bellissima classifica una delle mie preferite 74zero15 . consiglio soprattutto la Japanese Ale agli amanti delle bionde fruttate e speziate! Qualcuno le ha mai trovate a Torino? io per il momento le acquisto su made in masseria e simili.

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