di Alessandro Maggi 25 Dicembre 2020
Birre di Natale; kerst; Extraomnes

Ogni santissimo Natale, e pure in questo che è meno Santo degli altri, noi birrofili si fa incetta di birre comunemente dette natalizie. Ma io mi immagino la perplessità di molti, tra voialtri che la birra la considerate l’altra bevanda, quella su per giù sempre uguale, di fronte all’espressione “Birre di Natale“.

Fondamentalmente, le birre di Natale sono creazioni realizzate dai birrifici di tutto il mondo in occasione delle festività invernali e che non rientrano in uno stile preciso, ed ogni cultura brassicola (italiana in primis) ha interpretato e modellato la birra delle feste a seconda del proprio estro e gusto.

Generalmente i minimi comuni denominatori fondanti sono sempre stati due: forte grado alcoolico e utilizzo di spezie normalmente utilizzate durante il periodo natalizio quali cannella , chiodi di garofano ed altre.

La genesi di questa declinazione birraria risiederebbe addirittura nel Medioevo britannico, per poi espandersi in tutta Europa e a seguire oltreoceano. In Europa il Belgio ha indicato la via con le sue kerstbier alcooliche e molto speziate, mentre gli Stati Uniti da sempre pià liberi da preconcetti troviamo tra le Christmas ales anche imperial stout e double ipa.

E noi italiani?

Ci posizioniamo sulla trequarti, liberi di svariare e giocare senza schemi predefiniti grazie alla mano dei nostri bravi birrai.

Dove eravamo, dove siamo

Pere Noel di De Ranke

Fino a circa quindici anni fa pochissimi birrifici si allontanavano dall’equazione alcool+ spezie = birra cicciona e dolciona.

Ultimamente, e per fortuna aggiungerei, si trovano birre di Natale più snelle e slegate dal precostituito, specialmente in Italia.
Resta comunque indubbio che la “vecchia scuola” regna ed è sempre pronta in un qualsiasi giorno della settimana a ristabilire le giuste gerarchie: l’eleganza di una Avec Les Bons Vouex della Brasserie Dupont, la manifattura con la livella da cantiere di una Pere Noel di De Ranke, la ricchezza di una Winterkoninkse Grand Cru di Kerkom restano ancora un faro per molti, se non tutti.

Però attenzione, anche in casa nostra non si scherza per niente e ci sono diverse produzioni meritevoli di menzione. Modalità nostalgia ON.

Quante ne ho viste passare in questi ultimi anni tra le spine del “fu” Bir&Fud di Roma durante la rassegna di birre natalizie “Birre sotto l’Albero” (quest’anno ridimensionata causa Covid-19) dove, tra una breakfast stout di Hilltop o una pils di Carrobiolo da accompagnare a un trancio di pizza della Boccaccia, ci si domandava dapprima che birre fossero “fateve ‘na vita”“Bibi facce ride”, per ripiegare poi sui nomi noti come Kerst e Stella di Natale.

Ed in questo Natale birrario di questo anno nefasto è proprio lei, la rassegna principe Birre sotto L’Albero, che manchera di piu’ ai tanti appassionati e birrai italiani.

Via Benedetta a Trastevere per tre giorni diventava un fiume incontenibile di appassionati che si scambiavano pareri, suggerimenti, o piu’ semplicemente baraccavano allegramente gustandosi le migliori birre italiane e straniere.
Un vicolo con a destra il Macchè Siete Venuti a fa’ per le birre straniere, il Bir&Fud (ora L’Elementare) a sinistra per le birre italiane.
Quando ancora gli assembramenti erano sinonimo di festa. Ok, fine del momento nostalgia.

La condizione attuale ci costringe a limitare gli spostamenti, ma se ormai è palese che NON ne usciremo migliori, altrettanto è certo che se non siamo noi ad andare ai banconi dei nostri pub preferiti a bere le birre di Natale siamo noi che ci dobbiamo attrezzare ordinandole on line.

Qualcuna l’abbiamo assaggiata per voi..

Birre di Natale provate per voi

ST. PETERS CHRISTMAS ALE – BIRRIFICIO ST. PETERS (INGHILTERRA)

Si presenta color tonaca di frate, schiuma abbondante ma poco persistente.

Il naso non è dei più invitanti: note metalliche si alternano a rimandi di soffitta polverosa, come quella della scuola in cui Bastian si rintana per leggere La Storia Infinita.

Un ricordo lontano di tostato e caramello e uno zic di uva passa precedono un ingresso in bocca disastroso, con un corpo eccessivamente watery che lascia campo aperto all’alcool percepito ben oltre il dovuto.

Una Caporetto in salsa Worcestershire.

Consigliata a chi vuole restituire la cortesia allo zio che per la cresima regalò la penna stilografica anziché la busta col cash.

BRIGHELLA – BIRRIFICIO LAMBRATE (ITALIA)

Sempre lei: la solita, confortante “porto sicuro” Brighella. Sentori di frutta matura prestano il fianco al croccante di mandorle e al marzapane. Tra le pieghe aromatiche la nota etilica si avverte, e cosi’ in bocca dove è pronta a metterti ko in poco meno di tre riprese, a lasciarti di sasso come il rovescio a una mano di Federer, o peggio ancora impotente come la retroguardia tedesca nell’istante dell’assist di Pirlo a Grosso ai Mondiali 2006.

Una birra importante che non soffre l’incedere degli anni, come la tua compagna del liceo che hai sempre amato da non corrisposto e che avrà sempre un posto speciale nel tuo cuore. Consigliata a chi conosce già Una poltrona per due a memoria, e vuole già essersi assopito serenamente prima di sentire pronunciare le parole “ succo d’arancia congelato”.

KERST . BIRRIFICIO EXTRAOMNES (ITALIA)

Appena versata non tradisce il suo essere esuberante, con una schiuma pannosa e estremamente persistente ed un naso che stupisce per intensità e varietà, con una carrellata di frutta secca e candita e un finale di albicocche spiritose.

Lunghissima e mai stancante nonostante l’importante gradazione, la vedrei bene con una mostarda artigianale poco piccante e un Monte Veronese d’allevo, quel tanto che basta per farsi cullare a fine serata verso il sonno dei giusti.
Consigliata a chi vuole godere di una grande, grandissima birra, possibilmente lontano da un tavolo di briscola in cinque con la suocera; potrebbe finire MOLTO male.

NOEL – BIRRIFICIO AGRICOLO BALADIN (ITALIA)

All’improvviso la birra che non ti aspetti.

Diciamolo pur chiaramente: Baladin sono almeno dieci anni (e forse più) che non fa più breccia tra gli appassionati con le sue “produzioni base” (le birre che per intendersi reperiamo più comunemente alla spina e talvolta al supermercato dello storico birrificio di Piozzo) e un certo disinteresse intorno alle release più fighe come le Xyauyu è già un po’ che lo si avverte. Ma la differenza tra il trovarsi davanti un bicchiere democristiano scadente ed uno estremamente piacevole, passa attraverso questa birra.

Elegante al naso, con franchi e intensi sentori di cacao e un ricordo appena accennato di Caffè Borghetti, in bocca scivola agevole senza incagliarsi in stucchevolezze, chiudendo con una nota leggermente amara da tostatura che equilibra la bevuta andando a contrastare naturalmente le parti morbide.

Consigliata a chi non ha troppa voglia di impegnarsi, si vuole solo lasciare andare sul divano, addormentarsi davanti all’ennesimo passaggio de Il Grinch mentre il bambino piange perché come al solito non ci sono le pile dentro la confezione del giocattolo nuovo.

[Immagine di copertina: Paolo Martuccelli]