Dimmi che vino bevi invece di sentirti superiore, ti dirò qual è la tua birra

Gli sproloqui eccitati del bevitore di birra artigianale sulle sue etichette preferite, il bevitore di vino li ascolta con tenerezza. Ma non capisce perché l’altro si esalti tanto, una semplice birra non sarà mai all’altezza del suo palato.

Per il bevitore di birra artigianale, invece, il bevitore di vino è troppo sicuro di sé, forse non ha ancora trovato la birra giusta. È comunque, lui complessi d’inferiorità non ne ha.

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Mettere d’accordo due mondi in apparenza incompatibili è possibile? Vogliamo suggerire al bevitore di vino, in base alle sue preferenze, quali birre artigianali dovrebbe provare per appassionarsi?

Noialtri vogliamo provarci, speriamo bene!

VI PIACE IL SAUVIGNON? PROVATE LA DOUBLE IPA

Le note di pompelmo, limone e frutta tropicale tanto care al bevitore di Sauvignon Blanc ricordano in parte le double IPA, molto fruttate, oltreché ricche di luppolo.

Per affidarsi a due certezze dell’artigianato brassicolo italiano vi consigliamo:

Killer Queen di Hammer;

Too Nerdy di Ritual Lab.

Ma se non temete la parte amara del luppolo vi suggeriamo:

Neipa di Crak. New England IPA, rientra tra le birre juicy (“succose”): torbide, ricche di aromi agrumati ed esotici come ananas, mango e passion fruit.

VI PIACE LO CHARDONNAY? PROVATE LA TRIPEL

Nella sua versione invecchiata in barrique, dello chardonnay apprezziamo i rimandi al miele, talvolta alla vaniglia, se è anche il vostro caso non perdete le tripel, birre chiare belghe di origine trappista, di corpo, che abbinano ai profumi dolci fruttati una speziatura marcata.

[La birra artigianale spiegata bene]

Tra i birrifici italiani che la realizzano al meglio ci sono:

Croce di Malto con Triplexxx;

— Birrificio del Forte con Mancina;

— Extraomnes, tanto fedele allo stile delle birre belghe da averla chiamata Tripel.

VI PIACE IL ROSE’? PROVATE LA FRUIT BEER

Se sono freschezza e bevibilità che cercate sappiate che, nonostante l’aggiunta di frutta non bilanciata da una componente acida produca di solito effetti stucchevoli, esistono fruit beer italiane ben fatte.

Pensiamo per esempio a:

Maren di Lariano, con le amarene aggiunte durante la fermentazione;

Cherry Lady di Foglie d’Erba;

Quarta Runa di Montegioco, con le pesche di Volpedo.

VI PIACE LO CHAMPAGNE? PROVATE LE BIRRE “METODO CLASSICO”

Lo stile saison come alternativa birrofila allo champagne è una buona idea: birre vivaci, asciutte e di struttura. Provate la Saison Dupont per aggiungere una spunta alle cose da fare nella vita: emblema del suo stile, vi sorprenderà per le sue note fruttate, fenoliche e speziate. Specialmente quando verrete a sapere che non contiene alcuna spezia.

Ma si dà il caso che proprio l’Italia riesca bene nella produzione di birre spumantizzate, con rifermentazione in bottiglia (sciampagnotta), al punto di fare invidia a diversi vini Metodo Classico italiani.

Come nel caso della:

— Padosè di Birrificio Italiano, fresca di sboccatura, ottenuta dalla sua stessa Cassissona (birra con aggiunta di cassis in bacche) e frutto del lavoro sperimentale del birraio, Agostino Arioli, insieme agli enologi trentini Matteo Marzani e Andrea Mozer, uniti nel progetto Klanbarrique.

Poi c’è il noto birrificio:

— Baladin con il Metodo Classico Riserva, realizzato insieme a enologi abituati a lavorare in Alta Langa;

— e Opperbacco, che già nel 2011 aveva ideato un “metodo champenoise” con tanto di liqeur d’expedition fatto di cognac e vino trebbiano: provate Re di Denari.

VI PIACCIONO PORTO O PASSITO? PROVATE IL BARLEY WINE

Barley wine sta per “vino d’orzo”. Particolarmente liquoroso, recupera la tradizione britannica che fa maturare a lungo la birra in botte. Così è la, Xyauyù di Baladin, probabilmente il più celebre tra i barley wine italiani, e così sono:

— Fortezza Vecchia di Piccolo Birrificio Clandestino;

El Fernando di Brewfist, che invecchia un anno in botti di Porto;

Malanima di Retorto, passata in botte di Vin santo.

Sono birre adatte anche a chi parte dal vino passito, che nobilita vitigni su tutta la Penisola, dal Passito di Moscato d’Asti al Passito di Negramaro.

VI PIACCIONO I VINI ROSSI IMPORTANTI? PROVATE LA OUD BRUIN

Prugna, cuoio, uva passa, ribes: sono o non sono questi i profumi che cercate nei grandi rossi? E perché mai non dovreste ritrovarli in una birra?

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Le Flemish Red Ale, birre belghe originarie delle Fiandre Occidentali che invecchiando a lungo in botte, potrebbero essere il punto di non ritorno per chi ama i calici di Amarone, Barbaresco e nobili parenti.

Uno stile simile, ma proveniente dalle Fiandre Orientali, è quello delle Oud Bruin (“vecchie brune”), che l’Italia interpreta benissimo con:

Dama Bruna di Loverbeer, fermentata in botti di rovere per sedici mesi, e la sua “evoluzione”, la Lale, interpretazione nostalgica della Alexander di Rodenbach, birrificio ormai ceduto all’industria.

Ma anche:

Dolii Raptor di Montegioco, invecchiata per tre anni in botti di Barbera Bigolla, potrebbe piacere parecchio all’amante di vino rosso, ricordandone il carattere. Non chiamatela Oud Bruin, però: è ottenuta dall’affinamento della Demon Hunter, english strong ale del birrificio piemontese.

Chiara Cavalleris Chiara Cavalleris

8 gennaio 2018

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