Dove sta andando la birra artigianale italiana?

Il report "Italian Craft Beer Trends", presentato al Beer Attraction appena passato, offre spunti interessanti sulla scena birraria artigianale del nostro paese.

Dove sta andando la birra artigianale italiana?

Tra crisi dei consumi soprattutto nelle nazioni più vocate, nuovi mercati che si aprono e grandi gruppi che esultano per crescite nell’ordine dello zero virgola, va da sé che l’incertezza nel settore birrario sia evidente anche agli occhi del consumatore occasionale, e non solo agli addetti ai lavori. L’evento del Beer Attraction appena passato è stato un’occasione per fare il punto della situazione nel mondo birrario artigianale italiano, attraverso la presentazione dalla seconda edizione del report Italian Craft Beer Trends curato da Cronache di Birra.

Lo studio, basato sui dati raccolti dal portale Whatabeer, analizza le caratteristiche di centinaia di nuove produzioni per offrire una visione sistemica delle direzioni intraprese dal mercato nazionale, delineando il 2025 come un anno di consolidamento, in cui i birrifici hanno adottato un approccio più cauto e ponderato rispetto al passato, influenzati da un contesto economico complesso e da un cambiamento strutturali nelle abitudini dei bevitori.

Come vanno le birre NoLo

birrificio

Il dato più eclatante di questa stagione riguarda sicuramente l’ascesa del segmento a basso contenuto alcolico, comunemente definito NoLo. Le birre che si posizionano sotto la soglia psicologica del 4% di volume alcolico sono raddoppiate, arrivando a rappresentare oltre il 12% delle nuove immissioni sul mercato. Una tendenza che riflette un cambiamento culturale profondo, guidato da una maggiore attenzione al benessere e da normative sulla sicurezza stradale sempre più stringenti.

Questa evoluzione ha portato a una leggera ma costante diminuzione della gradazione alcolica media delle birre inedite, che nel 2025 si è attestata al 5,67%, dimostrando che la birra artigianale può cogliere l’occasione, dimostrandosi la bevanda giusta per venire incontro a queste esigenze mantenendo quell’autenticità che prodotti dealcolati o bibite non riescono a trasmettere.

La birra analcolica è più credibile del dealcolato, ed è un grande assist per i birrifici artigianali italiani La birra analcolica è più credibile del dealcolato, ed è un grande assist per i birrifici artigianali italiani

Nuovi stili e nuovi produttori

fiera rimini beer attraction

Dal punto di vista degli stili, l’Italia sta confermando la tendenza di essere terra di grandi birre a bassa fermentazione, con le tradizioni tedesche e ceche ad essere le principali fonti di ispirazione: non solo grandi classici come pils e lager, ma anche stili più oscuri e ricercati come le Svêtly Výčepní, pils leggere della Repubblica Ceca, o versioni con malti speciali come le Tmavé, o le tedesche Dunkel e Bock. Una riscoperta che ha portato questi stili a superare il 27% delle nuove produzione, il tutto insieme alle ormai affermatissime Italian Pilsner, caratterizzate dal dry hopping e diventate ufficialmente uno stile a fine 2024.

E a proposito di basse fermentazioni di ispirazione est europea, da segnalare l’operazione in grande stile di Baladin proprio durante la fiera di Rimini, che ha presentato per il 30° anniversario la sua prima birra a bassa fermentazione, in collaborazione nientemeno che con lo storico marchio Budwar: si tratta di “Alla Ceca”, lager da 5,5° alcolici per cui è stato concepito anche una design speciale del calice da degustazione Teku, in versione boccale.

L’agricoltura è nata perché volevamo bere più birra? L’agricoltura è nata perché volevamo bere più birra?

Le birre luppolate continuano ovviamente a dominare il mercato con una quota vicina al 36%, sebbene mostrino un leggero ridimensionamento nel lungo periodo: anche qui è interessante notare come molte ricette tipicamente americane si stiano spostando verso il segmento delle Session IPA, privilegiando la bevibilità rispetto all’intensità alcolica.

In termini di attività produttiva, il report ha censito 815 birre inedite realizzate da 242 diversi produttori italiani, segnando un incremento numerico rispetto all’anno precedente. Il birrificio Wild Raccoon di Udine si è confermato il più attivo con ben 35 nuove referenze, seguito da LZO Brewery e Ca’ del Brado, quest’ultimo particolarmente impegnato nello sviluppo di una linea di birre acide in lattina. Per quanto riguarda gli ingredienti speciali, le scorze di agrumi rimangono la scelta preferita per la loro versatilità, mentre cresce l’interesse per il frutto della passione e per il caffè in versione specialty.

La fotografia scattata per il 2025 restituisce l’immagine di un settore che sembra resistere nonostante tutto, in una fase di adattamento fondamentale per intercettare le esigenze del mercato. La sfida per il futuro immediato sembra risiedere nella capacità dei birrifici di governare queste transizioni, offrendo prodotti che coniughino la trasversalità storica della birra alle nuove tendenze dettate da congiunture complesse e imprevedibili.