di Andrea Soban 12 Maggio 2016
gin artigianale, poduzione

[aggiornato 18/05] La passione italiana per il gin artigianale ha la fragilità e la prepotenza dei culti recenti.

Non siamo ancora all’Anty Gin dell’inglese Cambridge Distillery, il gin all’essenza di formiche rosse che costa oltre 200 €, ma lo scenario si fa stimolante.

Innescato dalla presenza diffusa del ginepro, l’ingrediente principale, il fermento che circonda il piccolo cosmo del gin nazionale ha dei tratti comuni.

La produzione è concentrata in montagna o nelle zone pedemontane, ci si affida a distillerie esterne di grande tradizione, la differenza la fanno l’acqua utilizzata e le bothanical scelte (gli ingredienti, spezie, erbe, bacche e fiori utilizzati per aromatizzare i gin) che qualcuno arriva a coltivare in proprio.

Moda effimera o avanguardia di un movimento che farà parlare di sé come già successo con la birra artigianale? Staremo a vedere.

Nel frattempo ecco la lista dei migliori 30 gin artigianali italiani, che prima o poi vi toccherà provare.

29. Riviera Gin
riviera gin artigianale rimini
L’ultimissimo nato tra i gin italiani (è in commercio dal 09 maggio…) sbuca dalla Romagna,  precisamente Rimini, ed ha la particolarità di essere l’unico prodotto con distillato di vino e non di cereali.

Prodotto materialmente in Toscana, segue fedelmente un’antica ricetta scovata nelle scartoffie in soffitta del bisnonno di uno dei due temerari imprenditori (Alessandro Zaghini e Roberto Guidi) depositari del nuovo marchio. Leggenda vuole che l’avo in questione durante la seconda guerra mondiale concesse agli inglesi la sua abitazione come punto di comando. Uno di questi ufficiali, osservando la produzione di vino e di grappa del padrone di casa,  ebbe la curiosità di inventarsi una ricetta di gin senza utilizzare frumento e orzo.

I botanicals rimangono segreti, si conosce solo l’utilizzo tra gli altri di coriandolo, cannella, sambuco, zenzero e bergamotto.

 

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28. London Dry Gin – Luxardo

London Dry Gin con nove erbe botaniche (coriandolo, iris, angelica, calamo, liquirizia, cannella, cardamomo, arancio amaro) che riecheggia il Ginepro di Dalmazia, liquore realizzato dalla famigia Luxardo fin dall’inizio del Novecento.

Si ottiene grazie a un infusione lunga 24 ore in alambicchi di rame, viene poi affinato 19 giorni e quindi filtrato.

Per l’estero il prodotto è un altro, un distillato chiamato semplicemente Gin fatto con erbe botaniche diverse: coriandolo, buccia d’arancia, liquirizia , scorza di limone , mandorle , corteccia di cassia , semi di cardamomo , cannella, bergamotto e cacao.

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27. Berto London Dry Gin – Antica Distilleria Quaglia

London dry gin dell’Antica Distilleria Quaglia di Castelnuovo Don Bosco nell’astigiano, realizzato con cinque botaniche: rosmarino, assenzio, alloro e iris, oltre al ginepro.

Nella lista degli ingredienti spicca l’assenza degli agrumi, marchio di fabbrica dei gin artigianali nazionali e non. In catalogo c’è anche un secondo prodotto chiamato Juniperus.

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26. The Botanical club

Primo e per ora unico gin metropolitano italiano (nel senso che si fa a Milano). Botaniche classiche, lavorazione tradizionale, frizzi e lazzi stanno a zero.

L’alambicco realizzato su misura è custodito da The Botanical, bistrot e cocktail bar di successo nel quartiere Isola, in procinto di raddoppiare di fronte al MUDEC.

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25. Imea Gineprina d’Olanda

Il lato vintage del gin artigianale, con ricetta del 1897 (che prevede anice, chiodi di garofano, cannella e macis), quando l’incidenza dei dazi doganali faceva nascere numerosi distillati di produzione locale.

La mente del progetto è Fulvio Piccinino, autore del volume di riferimento Saperebere, la cultura del bere miscelato, una vera bibbia di informazioni, responsabile di un distillato che strizza l’occhio al genevier olandese, antenato dei gin moderni.

Sapore retro ammodernato dalle note esotiche di cannella e macis.

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24. Marconi 46 – Poli distilleria

Dall’altopiano di Asiago un gin aromatizzato da bacche di ginepro, uva moscato, pino mugo, pino cembro, menta, cardamomo, ottenuta da alambicchi che lavorano a bagnomaria, in un sistema di sottovuoto, dalla famiglia Poli che ha una lunga esperienza nella produzione della grappa.

Marconi è la via dove si trova la distilleria, mentre 46 sono i gradi alcolici del gin.

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23. Be8

Barz8, a Torino, è un bar speciale. Insieme al ristorante Punto di vista (dove i piatti si abbinano a cocktail e drink), è il posto dove si produce uno dei pochi gin italiani realizzati con la tecnica dello steeping, cioè la macerazione prolungata delle erbe botaniche in alcool, prima della doppia distillazione fatta con alambicco di rame discontinuo (che rende discontinuo processo di distillazione).

Cardamomo e cassia seguiti da angelica, coriandolo, pepe nero e liquirizia, sono i botanical usati da Luigi Iula e Salvatore Romano per creare il bouquet del loro gin.

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22. PiùCinque – Threespirits

Addirittura dieci gli ingredienti scelti dai giovani imprenditori di PiùCinque che collaborano con l’Antica Distilleria Quaglia di Castelnuovo Don Bosco (Asti), avvalendosi dei loro distillatori discontinui a bagnomaria.

Salvia e bergamotto sono i principali, nel distilled gin seguono assenzio, angelica, mandorla, zenzero, arancia rossa, zedoria e giaggiolo.

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21. The greedy gin

Gin creato da due ottimi mixologist padovani ma prodotto 4 volte l’anno in una micro-distilleria inglese.

Gusto ricco e complesso annunciato da ben 13 erbe botaniche: ginepro, buccia d’arancio, mandarino, bergamotto, cannella, salvia sclarea, lavanda, cardamomo, buccia di limone, angelica, coriandolo, te verde e litsea cubeba.

Fresco e agrumato il risultato finale.

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20. VII Hills

I sette colli del nome sono una citazione di Roma, Roma Antica per la precisione. Infatti le erbe botaniche che compongono il gin (ginepro, cuore di carciofo, semi di finocchio, arancia rossa, foglie di alloro, melissa officinale, salvia, lavanda, coriandolo, cerfoglio, sedano) potevano essere impiegate già un paio di millenni or sono.

Anche in questo caso la produzione del London Dry si fa Oltremanica, a Cambridge, mentre gli ideatori del liquore, ovvero Danilo Tersigni, Francesco Medici e Filippo Previero, sono i mixologist del Mr Fogg’s , uno dei cocktail bar più quotati di Londra.

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19. La Vita è bella | Biostilla – Distillerie Alfons Walcher/Biostilla

Alfons Walcher è una distilleria di Appiano che produce due gin realizzati con alambicchi a bagnomaria. Il primo chiamato La vita è bella è un London gin bio realizzato con 24 botaniche, benché a dominare siano le note agrumate di limone e mandarino.

L’altro, imbottigliato con il marchio commerciale Biostilla, è un premium gin ottenuto dalla fermentazione di grano tenero biologico, dominato dal ginepro selvatico. Altri botanical sono: coriandolo, fiori di salvia, radice ireos e fiori di sambuco.

Walcher produce anche una notevole vodka bio.

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18. Gin Bordiga – Bordiga

Distilleria artigianale sulle alpi cuneesi attiva fin dal 1888 con produzione tradizionale affidata all’alambicco riscaldato dal fuoco della legna.

Tra i prodotti più recenti troviamo una piccola famiglia di gin in tre varianti: Dry Bordiga, classico London Dry con ginepro della Alpi Marittime; Gin Rosa di nome e di fatto, colore dovuto dalla distillazione con boccioli di rosa; Gin Smoke con ginepro affumicato, tecnica nata da un incidente di percorso: una partita di bacche di ginepro era stata dimenticata accanto a una stufa accesa.

Di questi gin esiste anche una versione semplificata, Occitan Dry, più adatta alla miscelazione.

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17. Gin Pilz – Pilzer

Gin trentino “delle Dolomiti” composto da 15 erbe botaniche infuse in un distillato di frumento e orzo dalla distilleria famosa per la produzione di grappe.

Curiosa l’etichetta dedicata al gioco del curling, conoscerne le regole è ritenuto indispensabile per apprezzare il gin fino in fondo.

Sapore secco con prevalenza di note agrumate.

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16. Z44 – Roner

Altra distilleria trentina conosciuta per le grappe e la frutta sotto spirito ora convertita al gin con un distillato davvero singolare.

Un distilled dry gin mare e monti (sì, come le tagliatelle o la pizza) che unisce gli aromi balsamici delle Alpi alle note agrumate grazie a botanical particolari, vedi achillea millefoglie, pigne di pino cembro (Cirmolo), radice di genziana e di violetta oltre a ginepro e arancio.

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15. Gino Origine – Green Spirits

Distillato di frumento e grano tenero, biologico, in arrivo dall’appennino savonese della Val Bormida. Sapore subito riconoscibile grazie a botanical particolari come liquirizia, rosa damascena, limone e salvia, tutto certificato e lavorato utilizzando acqua della fonte

Lo stesso produttore si cimenta anche nella vodka e in altri liquori bio.

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14. Solo Wild Gin – Pure Sardinia

“Solo” perché realizzato distillando le bacche dell’unico ingrediente, il giniperu (ginepro per i sardi), produce un giniu (gin, sempre per i sardi) dal colore limpido con richiami intesi alla macchia mediterranea e alle tipiche erbe aromatiche, insieme a sensazioni di resina.

Pure Sardinia è anche vodka in stile locale, vermouth e ovviamente mirto.

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13. Aduro Gin (già Atomic gin)

I fratelli Aduro dal Belgio s’innamorano di una distilleria italiana che produce grappa nel cuore delle Dolomiti con il tradizionale metodo di distillazione a bagnomaria.

Dal colpo di fulmine nasce un gin bio e cosmopolita con ben 23 botanical, ginepro e mandarino dall’Italia, lavanda francese, sambuco dalla Serbia e rosa iraniana, solo per citarne alcuni.

Quattro le etichette disponibili, superior, navy strenght, devil’s tail e well pepper. Insieme al gin, Aduro distribuisce combinazioni diverse di botaniche (classic, floral, spicy) da lasciare in infusione per personalizzare ulteriormente il liquore.

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12. Il Gin del Professore

Tributo all’era del proibizionismo americano e all’epopea dei bathtube gin, realizzati per infusione a freddo nelle vasche da bagno domestiche, di Carlo Quaglia della piemontese Antica Distilleria Quaglia e del Jerry Thomas project, protagonisti a Roma del primo bar italiano in stile speakeasy (i bar clandestini nati al tempo del proibizionismo dove l’ingresso avveniva con la parola d’ordine).

Due le versioni proposte: nella prima, Le Monsieur, insieme al ginepro raccolto tra Toscana e Umbria si trovano lavanda, arancio, angelica, zedoaria, rosa, camomilla, cannella e vaniglia, nell’altra, A la Madame, la fusione dei botanical (ginepro, bucce di limone e arancia, tanaceto, zedoaria, cannella, vaniglia, noce moscata, pesche mature e cassia) lo rende un vero solista.

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11. Sabatini Gin – Thames Distillers

Cuore toscano ma alambicco inglese, precisamente quello di Charles Maxwell della Thames Distillers di Londra) per un gin che unisce nove botanical: ginepro, coriandolo, iris, finocchio selvatico, lavanda, foglie di olivo, timo, verbena e salvia, tutti coltivati dalla famiglia Sabatini nell’azienda agricola di Cortona.

Un london dry gin classico alla cui ricetta ha partecipato anche Alessandro Plazzi, capo barman del Dukes di Londra, mitica casa del Martini.

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10. Vallombrosa Gin Dry

Se fuori dai patri confini la produzione più nota dell’Abbazia di Vallombrosa è la birra, i monaci benedettini realizzano anche un ottimo gin affidandosi all’inevitabile ricetta antica e alle erbe botaniche raccolte nella loro zona.

Parliamo di una micro-produzione poco assoggettata alle regole del mercato ma di grande qualità, diventata nel tempo oggetto di culto (ops!).

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09. Tovel’s Gin – Distillerie Valentini 1872

Tovel è un lago alpino nelle Dolomiti di Brenta, in Trentino, le cui acque (che un tempo si tingevano di rosso per effetto di un alga) alimentano l’acquedotto che rifornisce le Distillerie Valentini.

Sulle sponde del lago si raccoglie il ginepro, poi unito a pino mugo, fiori di sambuco, scorze di limone freschi gardesani, frassino orniello, semi di cumino (in sostituzione di anice stellato e di liquirizia), corniolo, radice di Genziana e radice di angelica.

L’azienda centenaria che realizza questo London dry gin prodotto con alambicco discontinuo del 1927 è tra le poche in Italia a utilizzare il processo di infusione a vapore.

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08. GilBach – Pilzer

GilBach arriva da GILmozzi Alessandro e BACHmann Andreas, lo chef e il suo secondo al ristorante con stella Michelin El Molin di Cavalese (TN), nonché autori di questo gin trentino realizzato dalla distilleria Pilzer di Fave.

Partiti sperimentando macerazioni a freddo di birra con vari tipi di botanical del posto, i due sono arrivati a un gin di montagna prodotto con ginepro, sambuco e prugnola selvatica.

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07. Malfy gin

Arrivano da Moncalieri, si chiamano Vergnano ma non c’entrano con il caffè. Sono i proprietari di Torino Distillati e realizzano un gin superlativo con sei botaniche: limoni di Amalfi, ginepro toscano, coriandolo, cassia, liquirizia e scorza di pompelmo e arancia.

Particolare il metodo produttivo che prevede la distillazione sottovuoto a 60°C., cioè a una temperatura più bassa del consueto per preservare gli aromi delle bucce.

Il risultato è un bouquet fruttato molto piacevole che non spinge troppo sulle note di ginepro.

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06. Gin Clandestino – Mistico Speziale

Ultimo nato in casa Mistico Speziale, micro-azienda di Reggio Emilia che produrre distillati con erbe botaniche coltivate su terreni di proprietà e raccolte nel periodo balsamico ideale, quando l’aroma sprigionato è al massimo.

Il giovane Saverio Denti, laureato in tecniche erboriste, ha prima riscoperto l’assenzio partendo da ricette ottocentesche, poi rosolio, elisir e nocino mettendoci sempre con lo stesso stile attento ai dettagli.

Stessa cura nella realizzazione del gin, ispirato ai già visti bathtube gin e alla tecnica del cold compounding (si mescolano un alcool neutro e un concentrato di aromi, in questo caso coriandolo, angelica, cardamomo e calamo aromatico).

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05. Luz Gin

Molti protagonisti del bere miscelato sono passati dall’altra parte proponendosi come produttori di quei liquori che poi utilizzano nei loro locali. Non è sfuggito a questa regola

Come altri mixologist italiani Leonardo Veronesi produce in proprio il gin che usa nel Rivabar Cocktail Club di Riva del Garda. Con l’aiuto di Florian Rabanser della distilleria Zu Plun (autore del Dol Gin) ha creato un London Dry che conta 10 botaniche oltre al ginepro: fiori di sambuco, fiori di olivo, mandorla, bucce di limone, menta selvatica, anice , rosa canina, genziana e melissa.

La produzione è limitata a poche centinaia di bottiglie all’anno, distillate con un alambicco in rame da 150 litri partendo da un alcool a 98,5°C.

La gradazione alcolica viene poi ridotta tra i 45 e i 60°C. con più infusioni delle botaniche che durano tra le 20 e 48 ore. Una distillazione davvero unica.

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04. Giniu | Pigskin – Silvio Carta

Elio Carta rilancia il mito del Giniu, il gin sardo che dal dopoguerra fino agli anni Sessanta contava nell’isola decine di etichette, con un distillato che assomma mirto, timo, lentisco, fi­nocchietto, salvia e scorza di limone.

E dopo Giniu ecco Pigskin che raddoppia le erbe botaniche utilizzate e viene affinato nelle centenarie botti di castagno utilizzate dall’azienda per l’invecchiamento della Vernaccia (un vero marchio di fabbrica) in modo da ottenere un gusto più morbido.

Curiosità: il gin deve il nome all’incontro ravvicinato con un maiale nel mirteto durante la raccolta dei botanical.

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03. Roby Marton’s Gin

Etichetta dai rimandi caraibici nonché un insolito colore giallo paglierino per un gin italiano che ci rende orgogliosi. Un’antica distilleria di Bassano del Grappa produce questo cold compound (infusione a freddo dei botanical per 15 giorni dopo una prima distillazione di cereali e una seconda di ginepro) ideato dal giovane trevigiano Roberto Martòn.

Gli ingredienti sono: scorze di agrumi, cannella, cardamomo, liquirizia, semi d’anice, pepe rosa, rafano, zenzero, frutti rossi e chiodi di garofano.

A rimarcare il carattere artigianale del prodotto, Marton rivendica qualche differenza di gusto tra le annate e modifica costantemente la distillazione del suo gin. Altra produzione limitata è un gin aromatizzato alla fava di Tonka, il Marton’s Tonka gin, mentre Big Gino, gin non filtrato, ha un prezzo più accessibile.

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02. Fred Jerbis

Un gin esagerato. Le diverse botaniche sono 43 (tra cui ginepro, angelica, limone, arancia, mandarino, timo, lavanda, menta, anice, finocchio, pino mugo, melissa, iris, imperatoria, santoreggia, salvia sclarea, assenzio romano, achillea, liquirizia, zafferano, fiori d’arancio, issopo, maggiorana, calamo aromatico, alcune bio), così come i gradi alcolici.

Il fantasioso ideatore si chiama Federico Cremasco (il Fred in etichetta, mentre Jerbis significa erbe in friulano), apprezzato barman e docente di mixology che dopo i primi esperimenti di cold compound nella cantina di casa, in provincia di Pordenone, ha fatto l’upgrade con l’aiuto di aromatiere, distillatore e tecnologo alimentare.

Il sigillo sul distillato ispirato ai compendi millenari della Scuola Medica Salernitana, lo mette l’Opificio di Spilimbergo.

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01. Dolgin – Zuplum

Immaginate un distillato nato in un piccolo maso dell’Alto Adige, strettamente imparentato con un rum così perfetto da far man bassa di premi a Londra, patria dei distillati.

Ecco, così capite come lavora Florian Rabanser, maestro distillatore a Plunhof, che oltre a rum e gin realizza grappa e perfino un aceto balsamico tradizionale.

Nel suo incantatore Dolomites gin impiega 24 botaniche diverse, tutte del posto, selezionate con l’aiuto di un amico farmacista. Unica intrusa la scorza di limoni che proviene dal Garda e permette l’equilibrio di sapori cercato dal perfezionista Florian.

[credit: ilgin.it, gqitalia.it, ginitaly.it, ilgiornaledelcibo.it, barfly.corriere.it | immagini: italiasquisita.net, grappa.it, gianpaologiacobbo.files.wordpress.com, foodscovery.com, lorenzofornaciari.com,