I consumi calano, ma la birra artigianale italiana è in crescita

Nell'anno del trentennale, la birra artigianale italiana conquista quote di mercato, seppur piccole, superando finalmente anche una storica soglia psicologica.

I consumi calano, ma la birra artigianale italiana è in crescita

Parlando con qualsiasi addetto ai lavori del mondo della birra artigianale italiana, un numero è sempre emerso più di altri, a riassumere tutti (o quanto meno buona parte) i problemi del settore: 3%. È la percentuale di mercato che il craft è riuscito a ritagliarsi rispetto al totale dominato dagli industriali, una quota sostanzialmente invariata anche quando il numero di birrifici è aumentato esponenzialmente, e da quel fronte, proprio nell’anno in cui il movimento compie i suoi primi trent’anni, sforzandosi di trovare una maturità e un’identità, sembrano esserci buone notizie.

Nel corso del 2025, infatti, la produzione di birra artigianale in Italia ha raggiunto la quota di circa 720 mila ettolitri, una quantità che corrisponde al 4,2% dell’intera produzione birraria nazionale, un risultato notevole che racconta il peso crescente di questo comparto sul mercato, e che finalmente supera la soglia psicologica di quel numero che per anni è suonato come una iattura sui produttori, per una produzione che si divide su quasi 940 birrifici tra piccoli, medi e grandi, sparsi ormai capillarmente per l’Italia.

I dati 2026 di Unionbirrai

ferraris unionbirrari

Questi dati dettagliati sono stati presentati da Unionbirrai, l’associazione di categoria che tutela i piccoli produttori indipendenti, in occasione dell’ottava edizione di FilieraBirra, evento il cui tema era “Innovazione e nuovi modelli di consumo”, e si è tenuto presso il Palazzo della Cultura di Milano, con il presidente dell’associazione, Vittorio Ferraris, che ha illustrato la fotografia aggiornata del settore. Per arrivare a queste stime, l’analisi è partita dalle rilevazioni ufficiali dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Secondo l’ADM, nel 2025 sono stati circa 930 gli impianti con una produzione annua inferiore o uguale a 10mila ettolitri che hanno generato un gettito complessivo di accise stimato attorno ai 9 milioni di euro. A questa prima fetta di produzione, pari a circa 470mila ettolitri, si somma poi il contributo determinante di circa una dozzina di piccoli birrifici indipendenti di dimensioni leggermente maggiori, capaci di apportare altri 250mila ettolitri complessivi.

Guardando a questa storia trentennale di crescita e passione, Ferraris ha condiviso una riflessione sul percorso fatto finora dai produttori italiani: “A trent’anni dalla nascita della birra artigianale italiana, questi numeri raccontano quanto sia diventato importante un movimento nato dall’iniziativa di pochi pionieri. Oggi parliamo di centinaia di imprese che producono qualità, esprimono competenze e valorizzano i territori attraverso birre con una propria identità. Il valore di questo comparto non si misura soltanto nei volumi prodotti, ma nella sua capacità di rappresentare un modello imprenditoriale indipendente, diffuso e profondamente legato al tessuto economico e sociale del Paese.”

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Oltre al quadro generale della produzione nazionale, il report approfondisce il peso specifico delle aziende associate a Unionbirrai. Parliamo di ben 290 produttori associati che nel 2025 hanno realizzato complessivamente circa 310 mila ettolitri di birra, una cifra che equivale a quasi il 70% della produzione totale dei microbirrifici e a circa il 45% del volume complessivo dei piccoli birrifici indipendenti italiani, dimostrando quanto sia centrale il ruolo rappresentativo e operativo dell’associazione nel comparto.

L’analisi mette bene in luce anche la grande varietà dimensionale delle imprese, che spaziano dai piccolissimi impianti fino a strutture produttive ben più articolate: una diversità che rappresenta una grande ricchezza culturale ed economica, ma richiede contemporaneamente strategie flessibili e risposte mirate per ciascuna esigenza. L’associazione ha anche individuato le sue priorità per sostenere il comparto, come il rafforzamento della filiera italiana delle materie prime, lo sviluppo della maltazione, l’incremento delle collaborazioni territoriali, la promozione costante delle produzioni indipendenti e una concreta semplificazione degli adempimenti fiscali e amministrativi.

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I dati sembrano quindi tratteggiare un ritratto della birra artigianale italiana viva e vegeta, come conferma lo storico dato sulla crescita della percentuale di mercato, per quanto piccola, un successo che Unionbirrai punta a consolidare, e la riflessione conclusiva di Ferraris vuole tracciare proprio questa rotta: “La sfida dei prossimi anni è trasformare questa ricchezza produttiva in nuove opportunità di sviluppo. Rafforzare il rapporto tra agricoltori, maltatori e birrifici significa costruire una filiera più integrata, sostenibile e competitiva, capace di generare valore sul territorio. Allo stesso tempo dobbiamo favorire la cooperazione tra imprese e creare condizioni normative e fiscali più adeguate alle loro dimensioni. La birra artigianale italiana ha dimostrato di saper innovare e distinguersi per qualità: ora dobbiamo metterla nelle condizioni di esprimere pienamente il proprio potenziale.”

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