Siamo abituati a considerare il top management del comparto vinicolo come un consesso di gentiluomini incanutiti, vestiti con giacche a quadri e foulard al collo (eviterei le Hogan blu), che custodiscono una storica, marmorea stasi. Gente che guai a paventare lo spostamento del confine di un disciplinare magari di solo due isolati, neanche l’avesse tracciato Columella in persona con un ramo di robinia quel confine. Certo, se la cosa conviene si può arrivare ad allargare una DOC a due intere regioni; ma ecco, che non ci si abitui.
Tuttavia, capita a volte che un consorzio di tutela metta sul tavolo delle ragionevoli ipotesi di revisione dei disciplinari, assai interessanti sotto molteplici punti di vista. È il caso della proposta di revisione elaborata dal Consorzio di Tutela Vini di Valtellina e discussa in occasione di ViVa – Vini di Valtellina, la manifestazione che si è svolta a Sondrio dal’11 al 14 settembre. Sostanzialmente, le modifiche proposte sono due e riguardano due disciplinari, quello del Valtellina Superiore DOCG e quello del Rosso di Valtellina DOC.
Il Valtellina superiore: geografia e caratteristiche
Per chi non avesse familiarità con le due denominazioni lombarde, sappiate che questo è uno dei pochi luoghi che nostro Signore ha scelto affinché i vini da nebbiolo ivi prodotti fossero delle melodie angeliche. Certo, il pegno da pagare per cotanta grazia è il cuore che ci si fa per coltivarle quelle viti di nebbiolo, che i locali chiamano ‘chiavennasca’: se lo guardate dall’alto, l’areale del Valtellina Superiore DOCG è una strettissima virgola sulle Alpi Retiche, a strapiombo sul fiume Adda, con le viti rivolte a sud.
Dove stanno i quasi 800 ettari della denominazione? Terrazzamenti, signori miei: la Valtellina conta circa 2.500 km di muretti a secco, che delimitano le vigne e disegnano i paesaggi e strade valtellinesi. Ecco, pittoresco quanto si vuole, ma la fatica che si fa lì su è enorme, ed è uno dei pochissimi casi dove non è uno sproposito parlare di viticoltura eroica.
Come molti corsisti AIS/FIS/ONAV sapranno, il Valtellina Superiore contempla cinque sottozone, che immancabilmente vengono chieste all’esame da docenti senza scrupoli: Maroggia, Sassella, Grumello, Inferno e Valgella. E pare incredibile che in quella fettuccina di terra esistano cinque zone dove esposizione e microclima cambino a distanze così brevi, riflettendosi poi nei vini prodotti.
Una delle proposte avanzate dal consorzio è quella di aggiungere alla DOCG altre quattro sottozone, portando il conto totale a nove (cari corsisti, vi sono vicino). L’obiettivo dichiarato è fare in modo che tutta la superficie della denominazione possa avere una propria identificazione territoriale, evitando che una parte del Valtellina Superiore rimanga semplicemente ‘Valtellina Superiore’, senza una sottozona da spendere in etichetta (cosa che, a livello di mero marketing, attrae enormemente). Attualmente ancora non sono state rese note aree e nomi delle quattro sottozone aggiuntive, ma c’è un elefante nella stanza la cui presenza tra le quattro è un pacifico no contest: il Tiranese.
La zona in questione, posta al margine orientale della denominazione e comprendente soprattutto Bianzone, Villa di Tirano e Tirano, è una delle aree viticole più interessanti della valle. Sebbene sia rimasta esclusa dalle cinque sottozone originarie, il Tiranese è una zona di lunga tradizione, caratterizzata da pendenze estreme e da una particolare architettura agricola, le cosiddette mürache, ossia degli accumuli di pietre derivati dal dissodamento dei terreni. E certamente anche qui le caratteristiche del territorio saranno riconoscibili al calice dai palati più attenti, complice la meravigliosa caratteristica del nebbiolo di leggere e restituire il terroir nel vino, dote che possiedono solo le uve fuoriclasse.
Cosa potrebbe cambiare: il ritorno alla montagna
L’altra proposta del consorzio riguarda invece la modifica del disciplinare del Rosso di Valtellina, sulla carta il fratello minore del Valtellina Superiore (serve che stia qui a dire che ci sono dei Rosso di Valtellina di abbacinante bevibilità?). Il consorzio gradirebbe innalzare il limite superiore previsto dal disciplinare del Rosso di Valtellina DOC, attualmente fissato a 700 m. “Certo, per via del cambiamento climatico” si potrebbe pensare. Ovviamente sì, ma c’è anche dell’altro: lo studio biennale condotto dal consorzio ha utilizzato anche fotografie storiche del 1975, dalle quali risultano terrazzamenti vitati arrivati storicamente alla quota di circa 1.000 metri. Dunque, la logica dichiarata è più complessa: oltre a voler salire di quota per fronteggiare l’aumento delle temperature, si vuole recuperare una parte della viticoltura storica di montagna che nel tempo è stata abbandonata o è uscita dai confini produttivi delle denominazioni.
Volendo disquisire, ci sarebbe a disposizione l’ombrello della IGT Alpi Retiche, la quale ha come areale definito l’intera provincia di Sondrio, senza distinzioni altimetriche. Il grosso problema è che l’IGT non consente l’appassimento delle uve, e la Valtellina è celebre per la seconda DOCG della zona, ossia lo Sforzato, o Sfursat di Valtellina, che altro non è che un vino ottenuto dalle uve di nebbiolo appassite; per capirci, una sorta di Amarone alpestre, di straordinario fascino. Ecco, oggi in Valtellina produrre uva sopra i 700 metri, farla appassire e poi vinificarla rappresenta un bel problema, perlomeno in termini identificativi. Chiaramente, l’innalzamento del limite superiore al Rosso di Valtellina non risolverà mica la questione, ma la cosa può essere vista come un primo passo per arrivare a sviluppi altimetrici futuri anche per le altre due DOCG.
Per ora siamo ancora, le proposte del consorzio sono state formalizzate e portate sul tavolo del MIPAF per le valutazioni del caso. Se il Ministero approverà le modifiche, la Valtellina si ritroverà presto con una mappa del vino più ampia e dettagliata di quella conosciuta finora, che comprenderà zone storiche dell’areale. E al di là dell’aspetto organolettico, mai banale per un vino di Valtellina, per un territorio dove ogni metro quadrato è stato strappato con fatica alla montagna anche una modifica di disciplinare finisce per raccontare molto più del vino.
In copertina foto di @regalwineimports presso @sandrofaywines