Metodo del cucchiaino nello spumante: la nostra prova

Dice la nonna che il metodo del cucchiaino funziona, che se mettiamo un cucchiaino nella bottiglia già aperta di vino spumante quello rimane frizzante. Uno di quei metodi, in voga più o meno in tutte le case, tramandati da generazioni, da Nord a Sud.

Chi scrive fa un mea culpa: l’ho sempre fatto pure io, dando per buona la saggezza popolare. Ma d’altronde, non apro nemmeno gli ombrelli in casa, quindi forse mi fido un po’ troppo di quel che insegna la tradizione.

È arrivato un momento, però, in cui mi è sorto un dubbio: sta’ a vedere che la mia famiglia, da generazioni, abbocca a una fake news.

Le precedenti prove scientifiche

Il primo passo per verificarlo è stato cercare sul web, per scoprire che non sono l’unica a tramandare la faccenda: il metodo “Cucchiaino nello spumante” ha perfino una pagina dedicata su Wikipedia.

Il secondo step, però, è l’inizio della fine: l’enciclopedia libera mi informa che si tratta di una semplice leggenda metropolitana, di origine incerta, senza nessuna evidenza scientifica a riprova. Anzi, mi dice che uno studio in merito c’è: è quello del 1994 dell’Università di Stanford (e almeno qui tiro un sospiro di sollievo: il mondo dei boccaloni è ampio e non si limita solo alla nostra Penisola), che afferma che l’uso del cucchiaino non migliora né peggiora la qualità del vino.

Di più.

Focus, che negli anni Novanta è stato la Bibbia scientifica nella maggior parte delle case italiane, mi informa che se una ricerca scientifica c’è, dimostra l’esatto contrario di quel che comunemente credevamo. Nel 1995, infatti, “un gruppo di scienziati di Épernay (la “capitale” dello champagne) provò a conservare bottiglie di spumante semivuote per verificare le variazioni di pressione del gas al loro interno. Alcune bottiglie vennero lasciate senza tappo, altre con un cucchiaino nel collo, altre ancora tappate. I risultati dimostrarono che “l’unico sistema efficace per mantenere l’anidride carbonica nel vino è un tappo ermetico”.

Eppure, i rimedi della nonna sono duri da mettere in discussione. Quindi noi, notoriamente i San Tommaso dell’enogastronomia, abbiamo deciso di tentare l’esperimento.

Premessa al test di prova

Come quando si guarda un film da bollino rosso, la premessa è d’obbligo: “Don’t try this at home”, specialmente se avete sottomano una buona bottiglia. Guai a voi a non finirla e a lasciarla sgasare nel frigo, anche se credete ciecamente nel metodo del cucchiaino.

La nostra prova: il metodo del cucchiaino funziona?

Abbiamo preso tre bottiglie di spumante identiche. Le abbiamo aperte, assaggiate (assicurandoci che non avessero difformità nel “perlage”) e le abbiamo messe in frigo utilizzando tre metodi di conservazione diversi.

Per la prima bottiglia abbiamo usato un tappo ermetico, uno di quelli da pochi euro che si trovano nei supermercati o che vengono regalati nelle confezioni natalizie (che un tappo ermetico professionale o ancora meglio un Coravin funzionino a dovere, non c’era ombra di dubbio).

Per la seconda, abbiamo infilato nel collo della bottiglia il nostro affezionatissimo cucchiaino.

La terza bottiglia, invece, l’abbiamo lasciata nuda, infilata in frigo così com’era, senza tappo né nient’altro a proteggere la preziosa anidride carbonica contenuta all’interno.

spumante cucchiaino

Poi abbiamo aspettato 24 ore.

L’assaggio degli spumanti

Tre diversi assaggiatori si sono cimentati nella prova del vino spumante. Ovviamente gli assaggi sono avvenuti alla cieca e ciascun assaggiatore ha bevuto da bicchieri numerati in modo diverso, in modo da non subire l’uno l’influenza dell’altro. Incredibilmente, i risultati hanno coinciso, praticamente al 100%.

spumante cucchiaino
Già alla vista, la prova del “metodo del cucchiaino” ha distrutto secoli e secoli di segreti custoditi gelosamente dalle famiglie. Per due assaggiatori su tre, infatti, il bicchiere con un perlage meno evidente è proprio quello appartenente alla bottiglia per cui avevamo usato il cucchiaino come metodo di conservazione.

Ma è all’assaggio che tre risultati su tre sbugiardano milioni di nonne (e qui, ci sentiamo di chiedere umilmente e rispettosamente scusa): addirittura, il vino tappato col cucchiaino risulta essere in bocca meno frizzante del vino senza nessun tipo di tappo.

Qualche indecisione invece la regala la bottiglia con il tappo ermetico “da supermercato”: siamo tutti concordi sul fatto che non abbia preservato le caratteristiche dello spumante intatte, ma per due di noi il vino è risultato addirittura meno frizzante dalla bottiglia lasciata all’aria aperta, senza alcun tappo.

Conclusione

Non abbiamo la presunzione di dare un valore scientifico a questo nostro test, ma dobbiamo ammettere che i risultati quasi unanimi hanno stupito (e, per qualche misura, deluso) anche noi. Noi che eravamo così convinti che le nostre nonne avessero ragione su tutto, e invece vogliono solo farci bere il vino sgasato.

Per quanto mi riguarda, supererò il trauma in fretta: vado a mangiarmi un piatto di pasta, tanto nonna dice che sono sciupata.

Valentina Dirindin Valentina Dirindin

14 Maggio 2019

commenti (2)

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  1. Avatar Vinoltre70 ha detto:

    Se non erro la “leggenda” dice che il cucchiaino deve essere di argento…..

  2. Avatar GiPo56 ha detto:

    E’ ormai passato il decennale di questo articolo di Bressanini sullo stesso identico argomento:
    “http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/01/19/miti-culinari-4-il-cucchiaino-nella-bottiglia/”