di Prisca Sacchetti 26 Maggio 2016
Moscow Mule

I milanesi, a cui puoi dire tutto tranne che non sanno bere bene, snocciolano la storia come un ritornello. Si chiama Moscow Mule malgrado il nome fu inventato nel 1940 in un locale di Los Angeles.

A quanto pare un distributore di vodka, tal John G. Martin di Heublein, stava incontrando grandi difficoltà nel convincere gli americani a bere vodka russa Smirnoff e così, insieme a Jack Morgan, barman del Cock ‘n Bull in Sunset Strip a Hollywood che dal canto suo non riusciva a smaltire le scorte di ginger beer (un soft drink a base di zenzero), ha lanciato sul mercato questo cocktail, che ha lo stesso impatto fisico del calcio di un mulo!

Aiutato da un’amica proprietaria di meravigliosi, costosi e invenduti bicchieri di rame, ha trovato anche il contenitore perfetto per mantenerlo alla giusta temperatura.

La ricetta originale prevedeva la bevanda allo zenzero di Morgan, la vodka Smirnoff di Martin e una spruzzata di lime.

Ecco nato il Moscow Mule. Cocktail per caso.

Molto meno affascinate, ve lo dico subito, il mio percorso di avvicinamento da emigrata milanese al Moscow Mule.

Riassumo le fasi.

Primi 6 mesi — euforia da cocktail (li bevi tutti e tutti ti piacciono), mangi perfino la mortale focaccia.

Anno 1 — inizi a selezionare, il tuo fegato è affaticato dai troppi aperitivi. Hai 7 cocktail preferiti, cominci a capire la differenza tra ciò che è buono e cosa no, anche in base allo stato in cui ti svegli il mattino successivo.

Anno 1 pochi giorni dopo — pensi di aver capito dove andare a bere e qual è il cocktail che preferisci, ma a sorpresa continui ad avere delle smentite. Non tocchi più cibo, neanche le verdure in pinzimonio (perché stanno vicine alla famigerata focaccia).

Anno 2 — ulteriore riduzione, bevi soltanto 3 cocktail. I miei: Americano, Negroni, Moscow Mule. I tre non sai ancora classificarli, ti confondono fattori esterni come il barman, il locale, il tipo che ti fissa in fondo, la concorrenza sempre troppo bionda e troppo magra.

Anno 3 o 4, dipende dal grado di milanesizzazione — sai scegliere, diventi saggio. Pratica zen di fronte al buffet anche sotto fame chimica. Entrando nei posti che non scegli guardi le etichette degli alcolici, ammesso che ci siano, e bevi quasi sempre un martini cocktail di sicurezza. Per il resto solo il tuo favorito.

Ovviamente Moscow Mule. (T’informi anche sul fantastico kit da viaggio).

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Lo assaggio per la prima volta al Mag Cafè in Ripa di Porta Ticinese 43. Scatta il colpo di fulmine: fresco, non troppo alcolico, leggermente piccante di zenzero, acidulo quanto basta per le gocce di lime. Il barman mi racconta la storia del cocktail. E’ amore.

Oggi la versione (ritenuta) originale è la seguente: in un boccale di rame da 35cl o in un bicchiere da long drink equivalente, si versano 5 cl di vodka Smirnoff, si colma il bicchiere con il ginger beer e si spruzza qualche goccia di succo di lime. Facile.

Non proprio. A causa del vezzo creativo tutto italiano di essere creativi, pieni di inventiva. Allora il ginger ale rimpiazza la ginger beer, simili ma non uguali. Aggiungiamo il cetriolo fresco a volte. Decoriamo con la fogliolina di menta, che fa tanto ciuffo di prezzemolo su piatto quadrato. Ma il vezzo non è soltanto italiano. Nel London Mule, si sostituisce la vodka con il gin. Stravolgimento totale.

Anche per questo, io che per il Moscow Mule ricetta originale vado pazza, intraprendo una personale ricerca e passo all’Anno 5.

Anno 5 — diventi veramente esperto, sai tutto del tuo cocktail e vai in giro per Milano e per il mondo in cerca del Moscow Mule Perfetto (non rivisto, non destrutturato, non personalizzato, non “a modo mio”).

Dall’alto di cotanta esperienza puoi anche dispensare indirizzi dove bere davvero buoni cocktail a Milano e dove potreste incontrarmi abbracciata al mio bicchiere di Moscow Mule:

Elita Bar (via Corsico, Milano),
Rita & Cocktail (via Fumagalli 1, Milano),
Nottingham Forest (viale Piave 1, Milano),
Fonderie Milanesi (via Giovenale 7, Milano)
Bar Basso (via Plinio 39, Milano),
Bar Quadronno, panini a parte (via Quadronno 1, Milano).

E voi? Qual è il vostro cocktail del cuore?