Perché i numeri del report Cantina Italia dovrebbero preoccupare il vino italiano

Contiamo circa 60 milioni di ettolitri di giacenze, vino stipato perlopiù nel nord Italia. Quali sono i vini italiani fermi con le quattro frecce nei magazzini e perché.

Perché i numeri del report Cantina Italia dovrebbero preoccupare il vino italiano

I report Cantina Italia del Masaf finiscono per incupire sempre più il comparto vinicolo. La spensieratezza e l’ottimismo diffusi dal settore attraverso ogni canale si dissolvono ogni mese di fronte alla spietatezza dei numeri. E, in effetti, l’ultimo report diffuso dall’ICQRF non lascia spazio a dubbi: nelle cantine italiane giacciono 59,5 milioni di ettolitri di vino, 7,7 milioni di ettolitri di mosti e 2,8 milioni di ettolitri di vino nuovo ancora in fermentazione (dati aggiornati al 31/12/2025). È tanto? È poco? Per farsi un’idea è necessario confrontare il dato con altri numeri.

Perché le giacenze sono aumentate

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Innanzitutto, nel giro di un anno le giacenze di vino sono aumentate del 4.4%, quelle di mosto del 16,8% e quelle di vino nuovo ancora in fermentazione del 32,3%. A tal proposito, giova ricordare le inopportune esultanze ministeriali per la copiosa vendemmia dello scorso autunno, quando il problema delle giacenze era noto e discusso a mezzo stampa niente meno che da Angelo Gaja. Ad agosto 2025 si parlava di quasi 40 milioni di ettolitri parcheggiati nelle cantine italiane, cui ha fatto seguito una vendemmia monstre, con una stima di 47,4 milioni di hl che ci ha reso i primi produttori di vino al mondo per il 2025.

Bene, tutto molto bello, fatto sta che oggi contiamo quasi 60 milioni di hl di giacenze, localizzati per la maggior parte nel nord Italia. Volendo circoscrivere maggiormente, possiamo dire che un quinto delle giacenze si trova nelle provincie di Treviso e Verona, con la prima prevedibilmente capofila per via dei maestosi numeri del comparto Prosecco. Con riferimento alla specifica DOC il volume in giacenza, sebbene sia il più numeroso, sembra quello meno preoccupante perché, molto banalmente, il Prosecco si riesce ancora a vendere tanto e bene, all’estero come qui da noi. Il resto dei vini a denominazione fermo con le quattro frecce non gode invece di prospettive di smaltimento istantanee.

I giovani non bevono vino perché il vino lo bevono i vecchi I giovani non bevono vino perché il vino lo bevono i vecchi

Ovviamente l’uzzolo immediato non è mai fare autocritica ma partire con la caccia al colpevole: i dazi americani, gli allarmismi dell’UE, i rincari economici, i giovani che privilegiano altre bevande. Non si riesce ad accettare che, dopo anni passati a leggere e ad ascoltare esperti del settore pontificare sul “bere meno ma bere meglio”, la conseguenza dell’aver ascoltato tali consigli possa essere stata una riduzione dei consumi di denominazioni come, ad esempio, il famigerato Pinot Grigio DOC Delle Venezie: spiace per i produttori ma, sebbene sia ancora un encomiabile esempio di marketing estero, tanto da essere oggetto di studio nei corsi WSET quando si parla di vino italiano (anche a scapito di altre DOC bianchiste più blasonate) il Pinot Grigio delle Venezie non è mai stato comparso nel campionato di Serie A dei vini bianchi italiani; l’ultimo report Cantina Italia ne riporta la giacenza attuale in 1 milione e 700 mila hl, mentre nel report di agosto, aggiornato al 31 luglio, la giacenza superava comunque i 700 mila hl. Anche considerando la destinazione all’estero del 95% della produzione, contata annualmente in oltre 1,5 milioni di hl, la globale flessione dei consumi ha di certo avuto il suo impatto su questa DOC.

Notevole invenduto: i vini fermi che stupiscono

Oltrepassando altre DOC poderose in termini di territorio, come Sicilia o Chianti, sorprende non poco vedere come siano notevoli le giacenze del Chianti Classico DOCG: oltre 800 mila hl di vino a DOCG sostano in circa 350/400 cantine dislocate nei 70 mila ettari della denominazione. Anche qui: sono tanti o pochi ettolitri quelli in giacenza? Qualche ultimo numero: nel report Cantina Italia dello scorso agosto, le giacenze di Chianti Classico erano paragonabili ad oggi, poco più di 750 mila hl, mentre la produzione annua oscilla tra i 250 mila e i 300 mila hl.

Come direbbe Cicciogamer89 “ho un dubbio”: che si stia producendo un po’ troppo vino da quelle parti? Va bene l’azzardo di molte cantine di puntare sulla Gran Selezione e, in generale, su tipologie che richiedono un affinamento più lungo e che, di conseguenza, stazionano in cantina per più anni aumentando il numero delle giacenze; tuttavia, anche provando ad inserire queste considerazioni, sembra evidente come il mercato non abbia più la forza (o la voglia) di assorbire volumi di questa portata. Anche perché una Gran Selezione esce sul mercato con prezzi notevolmente maggiori rispetto a un Chianti Classico base, con tutte le difficoltà del caso esperite attualmente dai vini di fascia alta: non è affatto infrequente passare da “giacenza per affinamento” a “giacenza per mancata vendita”.

Un ultimo dato, altrettanto interessante, è quello relativo delle giacenze di mosto: quasi la metà dei mosti italiani è localizzata in Puglia, che dunque rappresenta ancora il bacino di approvvigionamento enologico d’Italia. E qui come non correre con la memoria ai camion cisterna che risalivano lo stivale per andare ad ‘arricchire’ vini del nord più ‘magri’. Per la situazione climatica attuale parrebbe non necessario il dover irrobustire dei vini, ma l’evidenza è qui a smentirci.