di 26 Maggio 2014
Nebbiolo Prima

Partiamo dalla fine. Dopo 5 giorni di assaggi a Nebbiolo Prima ho due certezze: ho ancora il fisico dei giorni migliori. E il 2010 si presenta come grandissima annata per il Barolo. Da bere, conservare e volendo collezionare per sani investimenti economici.

Ora facciamo un passo indietro. Nebbiolo Prima è la manifestazione, riservata alla stampa specializzata, in cui ad Alba si assaggiano in anteprima le nuove annate di Barolo, Barbaresco e Roero, con le rispettive riserve. Nebbiolo Prima dura cinque giorni e da quest’anno, per la prima volta, prevedeva la possibilità di scegliere tra un programma “soft” e uno “intensivo”.

Chi sceglie il programma intensivo assaggia circa 400 vini in cinque giorni, non ho controllato per il soft ma saranno un centinaio in meno. Chi non assaggia 300 vini in 5 giorni, d’altronde! D’altronde parlo di una di quelle manifestazioni che, per il ritmo serrato a cui si susseguono gli assaggi, chiamo confidenzialmente “tritacarne”, ma in realtà è l’evento di questo tipo meglio organizzato in Europa.

A Nebbiolo Prima ognuno ha i suoi gesti e rituali, il mio è chiedere il sesto bicchiere in aggiunta ai cinque di ordinanza, per ricomporre il numero perfetto. Il buffet di Nebbiolo Prima è fisso e immutabile da quando ne ho memoria, ma date le cene pantagrueliche una porzione non eccessiva di un primo caldo e un chilo e mezzo di zucchine lesse è tutto ciò che desidero mangiare a pranzo.

Una delle cose bellissime di Nebbiolo Prima è che si è alloggiati a circa cinquanta metri dall’edificio in cui si svolge l’evento, per cui se sei veloce a finire gli assaggi della mattina sei in grado di conquistarti un’oretta di sonno più o meno ristoratore, prima delle visite del pomeriggio. Lo spauracchio di Nebbiolo Prima è, mentre ti dirigi in condizioni pietose verso l’uscita pregustando lo svacco sul lettone, essere intervistato dall’ottima Francesca Ciancio che, placcandoti con l’efficacia di un nose tackle, ti piazza davanti a una telecamera costringendoti a farfugliare cose che ti sembra abbiano un senso mentre riesci a pensare solo “allora non è così che si muore. È in un altro modo ancora”.

In ogni caso, quest’anno a Nebbiolo Prima si assaggiavano i Barolo 2010, annata splendida, la migliore in tempi recenti, destinata a imperitura memoria, e che per me ha qualche rimando alla leggendaria 1978, e chissà, fors’anche alla 1961 che tra quelle del secolo scorso è per acclamazione la più importante. Il livello medio era assai più alto del solito, le sbavature poche, la maturità del frutto e del tannino perfetta, l’acidità sostenuta, chiave di volta su cui si regge l’invecchiamento. Serralunga d’Alba e Castiglione Falletto i comuni che hanno dato i risultati migliori, ma davvero, across the board c’è poco da eccepire.

In mezzo a cotanta generosità, ed integrando con altri assaggi quelli di Nebbiolo Prima, ho stilato una lista di dieci Barolo 2010 che costituiscono un saggio acquisto, considerando qualità assoluta, capacità di invecchiamento e prezzo.

Nota preliminare: per tutto quello che ho detto fin qui, questi sono vini che richiedono pazienza. Chi compra un Barolo 2010 dovrebbe sapere che il momento migliore per berlo non è certo ora, e idealmente nemmeno in questo decennio.

Territorio del Nebbiolo

Cascina Francia 2010 Giacomo Conterno. Mentre scrivo, è attualmente in commercio Monfortino 2006, su cui c’è poco da dire se non che è il miglior vino uscito in Italia negli ultimi sette anni (il 1999 è su quei livelli). Un Barolo epico, che richiederà tuttavia pazienza infinita ed è necessariamente destinato a quel pubblico che può e vuole spendere circa 350 euro per il più grande vino italiano.

Il Cascina Francia 2010, a circa un terzo di questa cifra, è comunque bottiglia che sta con due piedi nell’eccellenza assoluta. Assai fresco, austero e dritto, è perfettamente integrato in ogni sua componente e strabilia per il passo e la progressione che mostra in bocca. Una scommessa già vinta. 110 Euro.

Bricco Boschis 2010 Cavallotto: forse questo è il Barolo “base” di Arfio Alfio Cavallotto meglio riuscito, anche in virtù di un’annata con delle caratteristiche che gli calzano come un guanto. L’alcolicità sempre importante di questo cru è perfettamente sostenuta dall’acidità, e il tannino maturo e integrato.

Riconoscibile fra mille per quella nota di fragolina tra le arance infornate, e già accenni di cuoio, spezie e goudron, in bocca richiama, con particolare austerità, all’ordine: per piacevole e invitante che sia oggi, il suo momento è domani. Postilla: se questo è il “base”, chissà le riserve San Giuseppe e Vignolo che usciranno fra due anni! 50 Euro.

Bussia 90 Di 2010 Giacomo Fenocchio: ho assaggiato questo vino solo dalla botte, ma dall’alto di una certa esperienza anche sull’azienda in questione (ho degustato almeno una volta pressoché tutti i Barolo che abbiano imbottigliato dal 1978 a oggi) posso sentenziare che non citarlo sarebbe una grave omissione.

Claudio Fenocchio ha iniziato, dall’annata 2008, a sottoporre una botte del suo Bussia a lunghissime macerazioni, di 90 giorni (i produttori di stampo classico le fanno svolgere per un periodo variabile da tre a mai più di sei settimane, i modernisti le fanno ancora più brevi). Questo ricordando che suo nonno era solito svinare il Barolo dopo Natale. Rispetto al già eccellente Bussia aziendale, questo ha più complessità ed eleganza, ma risulta anche più austero e indietro. 60 Euro.

Prapò 2010 Ceretto: a sorpresa, ma non troppo. Gli addetti ai lavori sanno che da qualche anno i Ceretto hanno alleggerito di molto la mano sui loro vini, cercando più aderenza territoriale. Senza contare che le vigne sono in biodinamica da qualche anno e si è tornati ad utilizzare lieviti indigeni, il tutto senza strombazzarlo ai quattro venti.

L’umiltà con cui l’azienda si è impegnata a migliorare i propri vini è encomiabile, già l’anno scorso si intravedevano i segni del cambiamento, ma i 2010 di Ceretto sono deliziosi. Il Bricco Rocche 2010 ruba la scena, ma tenendo conto anche del prezzo preferisco segnalare il cru aziendale di Serralunga, che costa circa la metà. Agrumi, fiori ed erbe aromatiche, cuoio e caffè: tutto quello che vi aspettereste dal naso di un Barolo c’è, e la bocca è coerente, già ampia seppur ancora con tanto spazio per raggiungere il top. 60 Euro.

Tre Tine 2010 Giuseppe Rinaldi: dal 1993 al 2009, Beppe Rinaldi ha prodotto due Barolo, assemblaggi delle vigne omonime: il Brunate-Le Coste e il Cannubi-San Lorenzo-Ravera.

Dall’annata 2010 non è più possibile indicare più di una vigna in etichetta, per cui l’azienda ha deciso di produrre un Brunate (con il 15% di Le Coste, ammesso dal disciplinare) e questo Tre Tine, nome di fantasia che racchiude il resto delle uve aziendali e che ho preferito, avendo trovato il Brunate in una fase interlocutoria e con un filo di acidità volatile di troppo. Le note predominanti sono di violetta, erica e cipria, la bocca è assai equilibrata per un Barolo di Rinaldi a questo stadio evolutivo, con un tannino di particolare nobiltà. 50 Euro.

Nebbiolo Prima

Ravera 2010 Principiano: Ferdinando Principiano è il vero figliol prodigo del Barolo: abbandonata ormai da anni la deriva modernista, oggi i suoi sono vini di stampo gloriosamente classico, e basta calpestare le sue vigne per rendersi conto della cura e dell’attenzione con cui vengono allevate.

Passeggiare in Ravera, nella parte sud di Monforte, è un’emozione: in questa vigna degli anni Venti, circondata da boschi e con una pendenza più da Mosella che da Langhe, l’erba arriva all’ombelico, e balza all’occhio una fauna pulsante di vita. Ha un frutto scuro ma croccante, con accenni balsamici e floreali, un’acidità vibrante e un tannino fermo, ma di eccellente fattura. Nota a margine: la Romualda di Principiano è la migliore Barbera d’Alba in circolazione, di mezza lunghezza sulla Cascina Francia di Conterno. 45 Euro.

Lazzairasco 2010 Guido Porro: questo produttore di Serralunga era fra quelli che tenevo d’occhio già da prima, ma con la sua performance nella difficile annata 2009 la mia considerazione nei suoi confronti ha fatto un gran balzo. Nell’annata facile, devo dire, le aspettative non sono state deluse.

Fra i due cru aziendali –l’altro è il Santa Caterina, ed entrambi sono monopoli di Guido Porro- ho preferito questo Lazzairasco per la maggiore spinta e profondità. Il frutto è scuro, ampio e carnoso: è un Barolo decisamente virile, che in bocca si fa davvero apprezzare per l’intensità ma senza trascurare l’equilibrio. Occhio al cartellino del prezzo. 28 Euro.

Rocche di Castiglione 2010 Roccheviberti: azienda giovane, ma che ho apprezzato fin da subito: ricordo commenti positivi già sui 2004. Splendide vigne a Castiglione Falletto, condotte in biologico da tempi non sospetti.

È fra i vini più indietro, fra quelli presenti in questo elenco: ma un ascolto attento richiede una materia eccellente, seppur al momento compressa, soprattutto al naso. Precisione e freschezza suggeriscono un vino destinato agli applausi. Altro acquisto particolarmente intelligente. 32 Euro.

Ornato 2010 Palladino: produttore poco di moda nei salotti del vino, ma si tratta di una realtà affidabile e in costante crescita qualitativa. Era molto buono anche il Parafada, ma nella vita bisogna fare delle scelte.

Questo è solo il secondo anno in cui l’azienda produce un Barolo dal cru Ornato, ed è una conferma. Splendida materia, 100% Serralunga, arancia rossa, tabacco e cuoio, bocca succosa e fresca, buona persistenza. 35 Euro.

Serralunga 2010 Ettore Germano: dei vini di Sergio Germano si dice che mettano d’accordo un po’ tutti, tradizionalisti e modernisti, in una terra di mezzo che si fregia di un parco vigne eccellente e della comprovata competenza ed esperienza del vigneron.

Bel naso di melograno e violetta, bocca al contempo ampia e rigorosa, di apprezzabile potenza, lungo in chiusura. Sempre affidabile. 30 Euro.

[Crediti | Immagini: ilkkasiren, gustosamente]

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