di Nunzia Clemente 24 Giugno 2016
gik vino blu

Siamo di nuovo in quel (magico) periodo dell’anno, lungo almeno 5 mesi, in cui il vino si colora di rosa. Drink ufficiale dei picnic e degli aperitivi in terrazza con borsa termica al seguito, il vino rosé è una tentazione irresistibile per combattere il caldo.

Questo fino a ieri. E adesso? Adesso siamo qui a interrogarci se il vino blu sarà il nuovo rosé.

Ci crede una startup spagnola, GIK, fondata da un gruppo di giovani designer, programmatori, artisti e musicisti alla prima esperienza nel mondo della vinificazione, cui è venuto in mente di realizzare una bevanda dal grado alcolico contenuto, dolcificata, da bere fredda nel suo scioccante colore blu.

Una bevanda spacciata non senza un certo grado di blasfemia per vino.

Il punto è che viene fatta con una non meglio identificata miscela di uve bianche e rosse provenienti dalle regioni basche, cui si aggiungono gli antociani, i pigmenti colorati presenti nell’uva e in alcuni frutti come i mirtilli, noti antiossidanti.

Slogan della startup: Cerca di dimenticare tutto quello che sai sul vino, bere GIK è bere innovazione.

A dire il vero, i primi a giocare con la colorazione del vino sono stati i futuristi, gli stravaganti adepti della corrente letteraria fondata negli anni Trenta da Tommaso Marinetti, che, presi dalla fregola di inventare nuovi drink (o di scrivere un indimenticabile Manifesto della Cucina Futurista), coloravano il vino con il fine unico di far saltare dalla sedia i rigidi commensali.

L’obiettivo di GIK, invece, è avvicinare i millennial benché in maniera poco canonica.

Il vino blu sarà distribuito in America e in alcune zone d’Europa al costo di circa 8 euro a bottiglia. L’abbinamento perfetto sembra essere con il sushi, i nachos, il salmone affumicato e, chissà poi perché, con la pasta alla carbonara.

Siete abbastanza coraggiosi curiosi da voler provare?

gik, vino blu

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gik, il vino blu

gik, il vino blu

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[Crediti | Link: Slate Foto: GIK]