di Ulrich Kohlmann 10 Luglio 2016
chasselas, uva

Chasselas – what else? Magari. Nell’immaginario comune degli appassionati di vino lo Chasselas è poco presente.

Enocuriosi fate la prova. Sparate a bruciapelo 10 vitigni importanti. Fatto? Lo Chasselas non sarà nella vostra lista. Neanche con i suoi sinonimi Fendant o Gutedel.

Eppure parliamo del vitigno più famoso della Svizzera. Appunto, mi direte, della Svizzera. Cioccolato sfizioso, preziosi orologi e montagne da cui non vorresti mai più scendere, ok, ma vino?

E poi il fatto che quasi tutto il vino elvetico (95% circa), ottenuto da un vigneto di soli 15.000 ettari, venga consumato in patria, certo non aiuta.

Ma le cose di questo mondo cambiano. Grazie a un lavoro di squadra di tanti vignaioli, l’interesse per lo Chasselas è cresciuto di anno in anno.

Dal 1996 a Badenweiler in Germania viene organizzato ogni anno il concorso enoico Gutedelcup e dal 2012 il Mondial du Chasselas a Aigle in Svizzera.

Ivorne

Anche il turismo del vino come grande mezzo di comunicazione ha avuto il suo ruolo. Soprattutto da quando nel 2007 i vigneti di Lavaux, il cuore paesaggistico dello Chasselas, sono stati dichiarati dall’UNESCO patrimonio dell’umanità.

A questo punto la stampa non poteva più mancare. Nel 2012 David Schildknecht pubblica un primo articolo su The Wine Advocate di Robert Parker al quale ne seguiranno altri su riviste tedesche e francesi.

Ma non sono stati solo gli addetti ai lavori a portare lo Chasselas all’attenzione dei winelover. Una volta smaltita la sbornia causata da anni di vini palestrati, carichi di legno e di profumi spinti da lieviti selezionati, l’eleganza e la bevibilità di vini fedeli al proprio territorio hanno finalmente avuto una chance di emergere.

Questo è il momento dello Chasselas.

Un vitigno dai profumi molto delicati ma proprio per questo anche un ottimo ambasciatore della zona in cui viene coltivato. Lo Chasselas non si impone, non prevale sulla terra che lo ospita ma la assorbe per poi rilasciarla fedelmente nel bicchiere.

VITIGNO

chasselas, svizzera

Lo Chasselas è un vitigno di vecchia data. Menzionato per la prima volta nel 1539, nel Kreutterbuch di Hieronymus Bock, è diffuso in molti paesi ma oggi sono in pochi a farne vino. Perlopiù viene consumato come uva da tavola o, spesso senza saperlo, come succo d’uva.

Sull’origine dello Chasselas, si è speculato molto. L’Egitto, Costantinopoli e addirittura Chasselas, un piccolo paese, vicino a Mâcon in Borgogna, sono stati i più quotati. Ma anche la domesticazione da un vitigno autoctono svizzero si trova tra le ipotesi.

Un’analisi genetica condotta nel 2009 dai ricercatori Vouillamoz e Arnold dimostra invece che molto probabilmente la patria dello Chasselas é la zona del lago di Ginevra.

Questo coincide con la famosa teoria del genetista russo Nikolaj Ivanovic Vavilov secondo cui l’origine di una pianta sia da ricercare nella zona in cui si trovano la maggior parte dei cloni. Per lo Chasselas, infatti, la più grande diversità la troviamo nella Svizzera romanda, in particolare, appunto, nella zona del lago di Ginevra.

Un patrimonio genetico egregiamente custodito nel conservatoire mondial du Chasselas, un vigneto-museo di 3 ettari, situato a Rivaz-Lavaux. Ideato e finanziato nel 2008 dal viticoltore Louis-Philippe Bovard conta attualmente 19 biotipi di Chasselas.

LE ZONE E I VINI

I vini più interessanti a base di Chasselas vengono prodotti in Svizzera e in Germania.

Svizzera

vaud

In Svizzera, lo Chasselas viene coltivato su una superficie di oltre 4.000 ettari. Due sono le regioni più vocate: il Vallais, lungo il fiume Rodano dove lo troviamo sotto il nome Fendant, ma soprattutto il Vaud che produce oltre 60% dello Chasselas svizzero.

Il Vaud si estende come un arco lungo la sponda settentrionale del lago di Ginevra. Le sue sottozone di maggior pregio sono la Côte tra Ginevra e Lausanne, il Lavaux che si estende da Lausanne a Montreux e lo Chablais che si trova a nord di Bex, nell’ultima parte del Rodano prima che questo fiume si immetta nel lago di Ginevra.

Côte

Côte

Nella Côte, tra le aziende vinicole più prestigiose trovate l’azienda Bolle. Fondata a Morges nel 1865 da Alphonse Bolle come ditta che commerciava vino, possiede oggi una superficie di 44 ettari.

Assaggiate per esempio il loro Chasselas Plessis, Vufflens Le Chateau, Grand Cru.

Dopo la fermentazione alcolica in acciaio questo vino ha proseguito il suo percorso con una fermentazione malolattica, una pratica non proprio da manuale enologico per vitigni caratterizzati da una bassa acidità come lo Chasselas. Sorprendentemente però questa cura non lo ha privato della sua freschezza. La bevibilità di questo vino viene ulteriormente sostenuta da una sapidità quasi salina.

Lavaux

lavaux

Proseguendo verso est, si arriva nel Lavaux, una zona vitivinicola di drammatica bellezza che si estende su una superficie oltre 830 ettari. Salendo tra le vigne eroicamente attaccate ai ripidi declivi che si alzano subito dopo le strette sponde del lago, si capisce la motivazione dell’UNESCO nel dichiarare questo paesaggio patrimonio dell’umanità.

Nel cuore del Lavaux, a Espesses, si trova l’azienda di Luc Massy. Solo 8 ettari. Poca roba mi direte. Sì, ma gestita bene. Il vino che mi ha impressionato più di tutti è il loro Dézaley, Chemin de fer, Grand Cru.

Al naso si presenta con sentori di fiori di campo secchi, miele e un accenno di polvere da sparo ma è soprattuto in bocca che sorprende con una densità inusuale per uno Chassellas. Persistente secondo le regole di tutte le sommelerie del mondo. Un grande vino.

Da Espesses scendete fino a Cully. Qui, a pochi metri dal lago, trovate la Domaine Louis Bovard. Oramai alla decima generazione, l’azienda che possiede 17 ettari viene guidata da Louis-Philippe Bovard, uno dei protagonisti dello Chasselas.

Per i suoi meriti per la viticoltura la prestigiosa guida Gault&Millau lo ha inserito nella hall of fame delle sei icone della viticoltura elvetica.

Il suo Dézaley, Médinette, Grand Cru è uno degli Chasselas che ha contribuito a portare la fama di questa casa vinicola oltre confine.

Le uve provengono da un vigneto con oltre 50 % di pendenza e una densità di impianto di 10.000 viti per ettaro, condizioni che riducono drasticamente la produttività. Con una media di solo 1 kg d’uva per pianta c’è da aspettarsi che la concentrazione di profumi – fiori freschi, una mela verde e una inaspettata noce – sia davvero eccellente.

Chablais

chablais

L’ultima tappa del vostro percorso da enoturisti vi dovrebbe portare a Aigle nello Chablais. L’azienda che domina la scena è la Badoux Vins. A ricevermi è stato il suo direttore Kurt Egli che con grande pazienza e per tutta la mattinata mi ha portato su e giù per le vigne prima di farmi assaggiare i suoi splendidi vini.

La Badoux è una grande azienda, non solo per la Svizzera, eppure ogni singolo vino mantiene le caratteristiche della zona da cui provengono i suoi grappoli.

Assaggiate, per esempio, il loro Chasselas Yvorne Petit Vignoble. L’annata 2014 risulta al naso intenso e molto caratteristico per il suo chiaro sentore di tiglio che tipicamente accompagna lo Chasselas.

Andando indietro con la degustazione fino all’annata 2009 il messaggio olfattivo di questo vino si arricchisce ulteriormente di intensi profumi che ricordano il miele di tiglio e una mela al forno, sentori che prontamente si ripresentano in bocca con l’aggiunta di una leggerissima mandorla amara.

Un vino davvero elegante.

Germania

Markgräflerland

Spostandoci in Germania troviamo il nostro vitigno con il suo sinonimo tedesco Gutedel. Nel Markgräflerland, la zona tra Friburgo e Basilea dove è maggiormente presente, venne introdotto nel 1780 dal margravio Carlo Federico di Baden.

Oggi la produzione di Gutedel si estende su una superficie di oltre 1.000 ettari, un terzo di tutta la produzione vitivinicola di questa zona.

Nel passato molti produttori di Gutedel puntavano su vini rinfrescanti e poco impegnativi. Da studente a Friburgo, con pochi soldi in tasca e molta sete in gola, era il mio vino preferito. Venduto in bottiglie da 1 litro non poteva mancare nelle lunghe serate passate con i compagni di studi.

Oggigiorno invece molti vignaioli dimostrano che si può fare di meglio. Anzi, molto meglio.

Uno dei grandi maestri è Hanspeter Ziereisen. La sua azienda si trova a Efringen-Kirchen, circa 15 km a nord di Basilea. Conosciuto da tempo come protagonista della rivoluzione qualitativa del pinot nero in Germania, Ziereisen ha dimostrato che anche il Gutedel poteva dare di più. Su 16 ettari l’azienda produce circa 110.00 bottiglie, di cui 25% di Gutedel.

Già il loro vino base, il 2014 Gutedel Heugumber fa bella figura e il Gutedel Steingrüble è davvero ottimo.

Ma il vero, grandioso, assoluto (aggiungete pure altri aggettivi) salto di qualità, lo offre il suo Gutedel Jaspis 104 Ziereisen lo vende per la bellezza di € 125,00 la bottiglia, il prezzo di un grande vino della Borgogna.

Una pretesa che viene prontamente giustificata dalla qualità di questo vino che ribalta tutto quello che pensavate di sapere e di conoscere sull’universo Gutedel. Chasselas e Fendant inclusi.

La posizione particolare della vigna Efringer Ölberg, una fermentazione spontanea in botti da 650 litri con 22 mesi sui lieviti, il bâtonnage, un terreno calcareo … va tutto bene, ma questo si trova anche da altri.

Non si spiega così tanta concentrazione, la disarmante complessità, persistenza e finezza di questo vino. Per spiegare un livello qualitativo di questa portata ci vorrebbe un enologo di grandissimo talento, anzi un eno-teologo, esperto nella sfera del numinoso. Io mi arrendo.

Certo si può anche spendere di meno per una bottiglia di vino. La più grande sorpresa nel campo del rapporto prezzo-qualità vi aspetta visitando l’azienda di Wolfgang Löffler a Staufen-Wettelbrunn.

Dalla pregiata zona Dottinger Castellberg l’azienda ottiene ottimi pinot grigio e pinot bianco ma la sua fama si fonda sui Gutedel Beerenauslese (Selezione) e Trockenbeerenauslese (vendemmia tardiva). Da un paio d’anni i loro vini di questa tipologia vengono regolarmente premiati nei concorsi nazionali e internazionali.

Per il Gutedel Beerenauslese 2001 avevo annotato: giallo ambrato e luminoso, al naso intenso e complesso (mela golden, arachidi, frutta secca, fiori di campo secchi, caramel). Profumi di grande finezza. Al palato si riscontra una dolcezza seducente, tenuta in equilibro da un’ottima freschezza e buona sapidità. Molto, molto persistente. Vino di grande armonia.

Il prezzo? 22,50 € per la bottiglia da 0,5 l.

[Crediti | Link: immagini: chasingthevine,