di Adriano Aiello 29 Febbraio 2016
Anteprima Chianti Classico

Chianti. Un nome e una tipologia così iconica da assolvere lo scriba dall’istinto pedagogico dell’introduzione.

O forse vale il discorso opposto: il vino rosso italiano più conosciuto e venduto all’estero è così sballottato tra tipologie, disciplinari e stili, che orientarsi, per un profano ma anche per un enocentrico, richiede lo stesso sforzo necessario a ridere per una battuta di Alessandro Siani.

Perché?

Perché il Chianti ha troppe anime.

E’ un contenitore dadaista. Un vaso di pandora dove l’eco della versione storica in fiaschetto da osteria si spegne e lascia il passo a ettolitri di vinelli dozzinali da discount.

Dove celebri marchi di imbottigliatori corteggiano il mercato internazionale (destinazione dell’80% del vino) e qualche fuoriclasse si spende per raccontare la grandezza del terroir, l’eleganza dei vini collinari, lo splendore del sangiovese. Che del Chianti è, anzi dovrebbe essere, la spina dorsale.

Perché spesso le cose migliori sono spesso fuori dalla Doc e si fregiano del marchio IGT.

Perché il Chianti è un grande business, ma anche il principale tentativo italiano di riconversione biologica.

Un po’ luogo mitico, senza essere un luogo (si può fare un vino e chiamarlo Chianti anche fuori dai territori che evocano la tipologia e viceversa), un po’ immagine retorica di quella toscanità turistica che accende il cuore degli stranieri.

Ma il business richiede costanza di produzione e omologazione del gusto. E l’annata più calda del secolo, nel bicchiere deve somigliare alla più gelida.

Perché il Chianti che bevono all’estero spesso noi nemmeno lo conosciamo, e le aziende che lo producono sono in mano ai più svariati passaporti.

Allora semplifichiamo. Parliamo solo di Chianti Classico, quello del Gallo nero, quello della DOCG con specifico disciplinare.

Ci viene in soccorso l’anteprima annuale, organizzata dal Consorzio, per presentare la nuova annata (la 2014, non irripetibile, ma migliore delle aspettative), la Riserva, la Gran selezione e i 300 anni della tipologia.

Ed è nuovamente calvario. Mettiamola giù brutale.

Questi sono i 10 Chianti classico, ancora in fasce, da provare per cominciare a godere. Perché, si sappia, la tipologia é in ottima forma. Basta saper scegliere.

Chianti classico

Chianti Classico 2013 – Riecine

Se è sacrosanto considerare impossibile dare una valutazione definitiva di un vino in un’anteprima dove se ne assaggiano più di 300, la memoria dell’annata 2013 rimane viva e pungente nella memoria.

Un sorso strepitoso dove si bilanciano perfettamente freschezza, corpo, ricchezza ed eleganza. Riecine è una delle migliori bevute possibili sotto i 15 euro.

Berardenga 2014 – Felsina

Uno dei primi assaggi dell’anteprima. Il correttore automatico trasforma il nome dell’azienda in felicità. La cosa predispone bene. Come il vino, puro e diretto, dell’azienda senese, in linea con la recente riconversione biodinamica.

Un bicchiere importante, ma mai faticoso, in equilibrio tra territorio ed esigenze di mercato. Con la bevibilità aiutata anche dall’annata 2014, da queste parti tutt’altro che disdicevole.

Chianti Classico 2014 – Badia a Coltibuono

Non c’è proprio nulla di rivoluzionario nel citare un’azienda del prestigio di Badia a Coltibuono, ma il loro Chianti Classico è il punto di partenza e di arrivo della tipologia, una certezza granitica.

La nuova annata non ha la complessità e l’intensità della 2013, ma una finezza superlativa. Al naso è delicato, floreale e mentolato, in bocca è goloso e rinfrescante.

Chianti Classico 2013 – Isole e Olena

Chiudo il terzetto delle aziende scontate ma irrinunciabili con Isole e Olena, altra cantina capace di far felici autoctoni e forestieri e di non svendere i caratteri peculiari del territorio e delle annate. A proposito di queste, torno alla 2013 per celebrarne la fantastica raffinatezza.

Un vino intenso e saporito, con un’acidità che invita alla beva e una chiusura fantastica. Ma il 2014 non sfigura. Anzi!

Chianti Classico 2012 – Fattoria San Giusto a Rentennano

Qui gli appunti si confondono con la memoria, ma avendo bevuto pochi giorni prima l’annata 2012 non vedo perché non celebrarne una ben poco sobria esegesi.

La 2012 non sarà ricordata da nessuno come un’annata indimenticabile, ma Fattoria San Giusto a Rentennano hanno tirato fuori un vino pazzesco: carnoso, voluttuoso, sapido, arrembante. Continuate voi, io intanto ne cerco altre bottiglie.

Chianti Classico Riserva 2010 – Fattoria di Lamole

A Lamole pare impossibile sbagliare, tanto che anche Santa Margherita fa centro con il suo Lamole di Lamole. Il territorio più elegante e votato alla tipologia regala perle come i vini di Fabbri, di Castillinuzza e Piuca e Castellinuzza di Cinuzza.

Segnalo però Fattorie di Lamole con questo gioiello di espressività e profondità. Al naso è suadente e di enorme complessità: prima è floreale poi il frutto esplode e arrivano anche i primi sentori terziari. L’ingresso in bocca Ë di rara eleganza e pulizia, ma anche profondissimo.

Chianti Classico Riserva Baron’Ugo – Monteraponi

Da anni all’apice della tipologia, l’azienda condotta dal vulcanico Michele Braganti è sempre un gran bere. Se pensate che le Riserve siano solo per palati forti e appassionati ai lunghi affinamenti in legno qui la potenza è bilanciata dai toni agrumati e da una sapidità davvero sorprendente.

Purtroppo le vecchie annate sono sostanzialmente irreperibili, ma se le incrociate non fate prigionieri. P.S. Se vi chiedete sempre cosa diamine significhi “vino minerale” e volete abusare del termine in un rosso, qui siete sulla strada giusta.

Chianti Classico 2014 Retromarcia – Monte Bernardi

Una bella storia prima di un bel vino. Che si chiama Retromarcia proprio per omaggiare il drastico cambio di rotta di Monte Bernardi, dal modernismo spinto al non interventismo enologico.

Qui regna l’espressività e la purezza: il naso si apre lentamente (causa una lievissima ossidazione) ma la bocca è sontuosa, golosa, ricca, davvero strepitosa.

Chianti Classico 2014 – Le miccine

Altro Chianti fuori dai radar che riconcilia con le caratteristiche di freschezza e bevibilità originarie quello de Le miccine. La produttrice, Paula Papini Cook, è canadese e esalta il sangiovese con un vino dal colore scarico e dalla beva agile e succosa, senza però mancare di struttura.

Per chi ama questo approccio (io) molto consigliato anche Montesecondo e Pomona. Vini compiuti, goderecci ed economici.

Chianti Classico 2013 – Poggerino

Altra nuova realtà dall’approccio naturale che esalta la tipologia e la sapidità delle versioni collinari. La coltivazione è biodinamica, il carattere del vino è intenso e nervoso, quasi scorbutico, ma molto gastronomico.

Da assaggiare anche il rosato di Poggerino, di sicuro tra i più riusciti in una regione poco incline alla tipologia.

[Crediti | Immagine di copertina: Chiara Daniele]