Critical Wine 2015, Genova: 5 vini bio che mi hanno emozionato

I 5 vini biologici che mi hanno emozionato di più al Critical Wine 2015, evento che ha portato a Genova 50 produttori "resistenti" da tutta Italia

Weekend del 7-8 Novembre dedicato a Critical Wine in edizione genovese, appuntamento che quest’anno ha coinvolto 50 produttori resistenti provenienti da tutta Italia.

Confermato il luogo dell’ex magistero in Corso Montegrappa, negli spazi del LSOA Buridda, a Genova, i veri protagonisti sono stati vini e storie di comunità consapevoli che lavorano per tutelare suolo, socialità, cultura e saperi.

Il tema della manifestazione verte sulle certificazioni: argomento un po’ (un po’ tanto) tecnico, ma utile a chi come me fa caso all’indicazione “biologico” in etichetta a causa di un’intolleranza indefinita alle sostanze chimiche aggiunte ai vini.

Vero è che la certificazione costa e spesso anche chi produce bio non lo dichiara in etichetta: si torna al passaparola, ecco il mio contributo (con sorpresa finale).

IL CERCHIO

Il Cerchio

Chiacchierare con Corinna Vincenzi è una vera esperienza: milanese DOC trasferitasi a Capalbio a fine anni ’80 è una veterana dell’evento, la cui prima edizione si è svolta al Leoncavallo di Milano nei primissimi anni 2000.

Produzione biologica con certificazione dal 1994, predilige vitigni autoctoni della Maremma: da non perdere l’Ansonica, un bianco strutturato, dalla lunga persistenza e il Tinto, vinificato in purezza da vitigno alicante.

ERALDO REVELLI

Revelli

Dal 1930 la stessa famiglia si occupa di 7 ettari di vigna e 6 ettari di noccioli (producono la nocciola tonda gentile delle Langhe IGP). Affermano con orgoglio l’unicità del dolcetto di Dogliani, legandolo indissolubilmente al nome del territorio (un approccio “francese”).

Claudia Revelli gestisce l’azienda con una particolare attenzione alla lotta integrata in vigna (no pesticidi, no trattamenti chimici). Sono 3 le produzioni di dolcetto, tra cui spicca il favoloso San Matteo, che nasce da una vigna di oltre 40 anni: complesso e strutturato, con un profumo di mora intenso, passa un anno ad affinarsi in botti di rovere.

CASCINA TAVIJN

Verrua

Nadia Verrua ha ridato dignità al lavoro in vigna, luogo in cui secondo i genitori non doveva nemmeno finire perché le figlie andavano emancipate dalla terra. Produce vini buoni, naturali, con certificato bio in cantina.

Dai 6 ettari di vigna ha portato vino rosso da tavola, una barbera e il Ruché. Quest’ultimo, nell’annata 2014, ha il colore intenso, un bel rosso rubino, che ci si aspetta e un sentore di fiori e spezie immediatamente riconoscibile anche ad un naso poco allenato.

VALLI UNITE

Valli Unite

Nata nel 1981 sui colli tortonesi (Costa Vescovato – AL) la Cooperativa ha scelto da subito la produzione biologica basata sull’idea di fattoria a “ciclo chiuso”: non solo vigna, ma anche allevamento di vitelli e maiali per la produzione di carne e insaccati, oltre a grano, farro, tipologie antiche di cereali coltivate per non perdere la biodiversità.

Un colpo al cuore l’ho avuto durante la degustazione del Timorasso: vinificato sia fermo che mosso, potrebbe piacere anche a chi non ama i bianchi (come me!), è corposo, quasi da invecchiamento. Il recupero di questo vitigno autoctono della zona del tortonese, quasi scomparso negli anni ’80, sta dando ottimi frutti.

CHÂTEAU PASCAUD VILLEFRANCHE

Chateau P.Villefranche

Come resistere all’assaggio di Sauternes?

Un bianco dolce con carattere più sottile che liquoroso quindi dolce ma non stucchevole, nasce unicamente dalle rocce calcaree del suolo di Barsac, villaggio situato nel Sud ovest della Francia, uno dei cinque paesi che compongono la Denominazione Sauternes (ndr gli altri sono Bommes, Fargues Preignac e Sauternes).

Deperi

Critical Wine racconta anche le storie di agricoltori, produttori di miele, allevatori (alla faccia delle ultime indicazioni allarmiste dell’OMS). Tra questi da citare l’Azienda agricola di Luca Deperi, che avevo avvicinato per provare il pigato, ma che mi ha convinta con la proposta dell’olio extra vergine di oliva, varietà taggiasca, estratto in Italia da olive coltivate soltanto a Ranzo, in provincia di Imperia.

Non si deve aspettare una buona occasione per assaggiare un vino, perché stappare una bottiglia è l’occasione stessa.” (Sideways)

[Crediti | Link: Dissapore, immagini: Ilaria Miglio]

Ilaria Miglio Ilaria Miglio

9 Novembre 2015

commenti (1)

Accedi / Registrati e lascia un commento

  1. Avatar massimo ha detto:

    ottimi consigli. non vedo l’or di assaggiarli a fine novembre al Leoncavallo.