di Nunzia Clemente 30 Agosto 2016

Una delle storie più interessanti nell’evoluzione del vino a livello internazionale nell’ultimo secolo‘.

Così il New York Times ha definito la crescita di quelli che, fino ad oggi, sono stati tra i più marginali e sottovalutati vini di tutta la penisola, vale a dire quelli ottenuti a partire da vitigni situati in una collocazione geografica particolare: le pendici dell’Etna.

Una collocazione, in questa terra arsa e brulla, che deve avere colpito la fantasia degli americani, abituati ai loro sterminati vitigni allungati nei grandi spazi dell’assolata California.

Chiaro, quindi, che la loro attenzione si sia concentrata non tanto sui generici vini siciliani, per quanto anche quelli eccellenti, ma sulla particolare categoria dei vini prodotti alle falde del nostro vulcano, e in special modo sull’Etna Rosso e Etna Bianco, entrambi prodotti a marchio DOC.

Si tratta di vini entrambi provenienti da vitigni di grande carattere, che sviluppano le loro caratteristiche grazie ai terreni di origine vulcanica e alla composizione particolare, alla costante esposizione al sole e alle frequenti escursioni termiche.

Tra i rossi, ricordiamo il Nerello mascalese, e tra i bianchi il Carricante, vini a cui il particolare microclima, dovuto a vento e pioggia dei monti Nebrodi, donano peculiarità del tutto uniche

Le aziende che operano alle pendici del vulcano sono tutte a conduzione familiare, con qualche incursione di grandi nomi del vino italiano, ma negli ultimi tempi si va diffondendo, da parte degli stranieri, l’abitudine di acquistare intere porzioni di vigna situate alle pendici dell’Etna.

E’ il caso, ad esempio, di Frank Cornelissen, il viticoltore naturale menzionato dal Times che dal 2006 si dedica alla produzione di vino biodinamico, distillati e olio d’oliva.

Il suo prodotto di maggior rilievo è sicuramente il pregiato Magma Rosso, vino prodotto manualmente quasi in tutte le sue fasi e invecchiato in anfore di terracotta collocate sotto ceneri vulcaniche.

Il vino è estremamente sapido (in modo “quasi insopportabile, a causa dell’alta salinità e dello zolfo nell’annata 2006”, scrive il cronista del Times), e le nuove annate sono vendute al ragguardevole  prezzo di circa 240 euro a bottiglia.

Ma non sono soltanto gli elitari agricoltori biodinamici come Cornelissen a portare avanti il buon nome del vino etneo nel mondo: anche i fratelli Antonio e Salvino Benanti contribuiscono, con le omonime cantine di famiglia, a diffonderlo orgogliosamente in tutto il mondo.

Sono stati tra i primi a intuire le potenzialità del Carricante come vino bianco di tutto rispetto e con i loro vigneti, situati a un’altezza di 640 metri ed esposti continuamente al Grecale, sin dagli anni ’80 lavorano per dar lustro e gloria ai vini “più interessanti che si possano gustare sulla faccia della terra”: quelli da vitigni situati alle pendici di un vulcano.

[Crediti | Link e immagini: New York Times]