di Prisca Sacchetti 7 Ottobre 2011

Se l’unica cosa che sapete fare alla velocità della luce è aspettare, beh, l’attesa è finita. Da oggi ogni gastrofanatico degno di questo nome ma in evidente, comprensibile difficoltà col vino può sfogliare la sua bibbia.

E’ questa, noi l’abbiamo solo tradotta, al massimo geolocalizzata. Cosa pensate delle nuove 20 regole? Vogliamo aggiungerne altre?

01. RILASSATEVI.

Non preoccupatevi se avvicinando il naso al bicchiere non sentite “sentori netti di Big Babol”, “note evidenti di cavallo sudato” o “aromi fognari”.

Se prendete le note di degustazione della stessa bottiglia (identico vitigno, identica annata) di due diversi critici, sembra quasi che non abbiano bevuto il medesimo vino.

Che è un po’ come dire che il vostro pgiudizio vale quanto il loro.

Bevete allora.

Decidete cosa vi piace.

E se notate “profumi di fiori cimiteriali” nel Riesling, tenetelo per voi.

02. OH SI, CONOSCIAMO LA STORIA DEL TERROIR, PER FAVORE NON RACCONTATELA PIU’.

La storia del terroir è l’equivalente vinicolo della teoria dell’aristocrazia. Sei come sei nato. O sei Château Margaux o non sei Château Margaux. Questo è quanto. Ovviamente, le uve coltivate in luoghi diversi hanno gusti diversi, è quasi una banalità, nessuno la contesta. Ma prima che finiscano nel bicchiere accadono molte cose. Pensate anche voi che il lavoro di uno chef trasformi e migliori il cibo. Il lavoro di chi produce vino non è meno complesso di quello che fa uno chef.

03. IMPARATE A USARE IL WEB.

Usate questi (o altri) siti per comprare il vino:

Designwine.

Wineshop.it

Everywine.biz

04. APPLICATE IL TURN OVER ALLA LISTA DELLA SPESA.

Gli enofili sono come gli allenatori di calcio che non applicano il turnover lasciando molti talenti in panchina. Pinot e Cabernet giocano sempre ma il Riesling? Raramente si toglie la tuta. Proviamo a movimentare la situazione.

Se di solito bevete Nebbiolo significa che andate in sclero per la classica, potente eleganza dei grandi Barolo. L’alternativa. Da una vita sentite dire l’aglianico è il barolo del sud: è arrivata l’ora di provarlo. Profondo e imponente, fa pronunciare la parola magica dell’enofighetto: mineralità. Il vulcano si sente eccome. Uno da provare. Basilisco Aglianico del Vulture doc.

Se di solito bevete Sangiovese significa che provate un trasporto sensuale per tutti i frutti, niente asprezza. L’alternativa. Siete abbastanza grandi per scoprire il Montepulciano del Molise. Poche bottiglie di livello e ‘sta volta Di Pietro non c’entra. Uno da provare: Don Luigi Rosso Molise Doc – Di Majo Norante.

Se di solito bevete Pinot grigio significa che avete una forte inclinazione per le certezze, meglio non correre rischi, specie a cena con gli amici. L’alternativa. Verdicchio uber alles. Alcuni dei migliori bianchi in circolazione sono Verdicchi, in particolare le bottiglia d’annata. Uno da provare: Collestefano o Coroncino. O il totem del Verdicchio: Villa Bucci, uno dei pochi bianchi in grado di durare decenni.

Se di solito bevete Franciacorta significa che stravedete per le bollicine che fa figo ordinare al ristorante. L’alternativa. Pro-sec-co, vivaddio. Freschissimo, agrumato e con il miglior scatto alla risposta in circolazione. Uno da provare. Anche pi di uno: Bele Casel Colfòndo, Zanotto Colfòndo, Casa Coste Piane Colfòndo, Costadilà… insomma, capito, no? Col fondo è un’altra cosa.

05. BOTTIGLIA DA 100 EURO E HAMBURGER: W I NUOVI ACCOPPIAMENTI.

Nemmeno immaginate quanto lo champagne sia l’abbinamento ideale con i gamberetti al sesamo, la zuppa di pinne di pescecane o il maiale in agrodolce. Se poi è un Comte de Vogüé Musigny del ’61, che per inciso va a 7.000 euro, significa che il mondo vi sorride. Accompagnare vini estremamente risolutivi con zozzonerie poco elaborate aiuta a concentrarsi su cosa si beve. Scolare Bordeaux con un hamburger iz da nu loud!

06. IL BICCHIERE CONTA.

Tutto ciò che vi serve davvero per apprezzare il vino è un bicchiere. State lontano dalle panzane del bicchiere ideale per ogni varietà, ne basta uno semplice, anzi universale. Girate il bicchiere, areate il vino e lasciate che esprima tutto il suo carattere.

07. CON LO CHAMPAGNE ROSE’ NON SI FA SOLO LA DOCCIA ALLE SPOSE.

Piuttosto, abbinatelo con il pesce, la carne, il dessert. E quando ci aprono una bottiglia di champagne rosé al ristorante, ci sentiamo un po’ viziati.

08. MA NON ACCENDETE MUTUI PER LE BOLLICINE.

Provate questi champagne.

POL ROGER: Extra Cuvée de Réserve.

Gessoso e salino, floreale, anche nocciolato ma più che altro allegro. 35 euro in enoteca.

BOLLINGER: Spécial Cuvée.

Colazione a letto con brioche, burro e bollicine dinamiche. 45 euro in enoteca o al supermercato.

MOET Et CHANDON: Grand Vintage 2002.

Impatto sontuoso, bocca piena e decisa, finale di pompelmo e cedro. Le jeux sont fait. 55 euro in enoteca o al supermercato.

09. HEY SOMMELIER, NON E’ IL 1953.

Smettetela di dare la carta dei vini all’uomo più vecchio, grasso, e apparentemente ricco del tavolo.

10. UNA CARTA DEI VINI GRANDE COME LO SCHERMO DEL TELEFONINO E’ GIA’ ABBASTANZA.

Oh, sempre tu, sommelier, hai tutte le annate di Gaja dal 1961 nella tua carta delle riserve? Chi se ne importa, è l’equivalente enofilo del name-drop (citare nomi importanti simulando amicizia per darsi importanza). A meno che, nel 300% di ricarico che applichi sia incluso l’incontro di persona con Angelo Gaja. Un menu deve dire qualcosa dello chef, lo stesso vale per la carta dei vini e il sommelier. Allora fai una scelta, preferiamo una pagina concentrata e ben fatta a un tomo che non basta una notte per leggere. Non vogliamo 11 pagine di vini che l’intero principato di Monaco non potrebbe mai permettersi di bere.

11. COMPRARE IL VINO GIUSTO E’ COME GIOCARE ALLA ROULETTE RUSSA.

Ma ci sono siti che vi aiutano, provate questi:

Lavinium (dovrebbe ancora esserci una rubrica sui vini del supermercato)

Il viandante bevitore (specie per il vino del sud)

Vini Naurali (per i vini bio e appunto, narturali)

E va da sé: Intravino.

12. E IL CAVATAPPI?

Non lasciatevi bidonare da oggetti di design estremo e ovviamente ipercostosi, tutto ciò di cui avete bisogno è un cavatappi a vite con tagliacapsule. Punto.

13. E IN CASO DI EMERGENZA NON VI SERVE NEANCHE IL CAVATAPPI.

Non avete un cavatappi sotto mano? Niente panico. Seriamente, uno stupido tappo di sughero non può bloccarvi, aprite la bottiglia con una scarpa. Per primo togliete la stagnola dal collo della bottiglia. Secondo: scegliete una scarpa con la suola spessa, e trovate il modo per tenere saldamente la bottiglia. Terzo: provate, e fermatevi prima che il tappo venga completamente fuori così non sprecate neanche una goccia del prezioso liquido. Qui trovate altri 4 metodi per aprire una bottiglia di vino senza cavatappi.

14. E PER FAR DECANTARE IL VINO NON VI SERVE UN COSTOSO DECANTER.

Il vino ha bisogno di respirare ma deve necessariamente farlo in un decanter in vetro soffiato da 200 euro. Spendeteli piuttosto per comprare una, due, tre, cinque, sei bottiglie. Svuotatele e fatele decantare in una normale caraffa. Maledizione, non avete neanche quella? Togliete i fiori da quel vaso, sciaquatelo, asciugatele e metteteci il vino. Ossigenarlo è ciò che veramente conta.

15. E PER AMOR DEL CIELO, NON ANNUSATE IL TAPPO.

No, seriamente, cosa cercate esattamente quando lo fate?

16. SCUSA SIDEWAYS, MA IL MERLOT NON FA SCHIFO.

Le vendite di Merlot non si sono certo fermate perché nel film Sideways Paul Giamatti strillava che non avrebbe bevuto “nessun fottuto Merlot”. Al suo meglio, tipicamente a Bordeaux, il Merlot è fra le uve più nobili — morbida, potente e profumata — e non deve essere per forza Château Pétrus. Restiamo in Italia. Il Falesco umbro costa pure poco, e per chi se lo può permettere c’è il Montiano.

17. IL VINO ROSSO CALDO LO BEVI TU.

Al ristorante non lasciate che vi servano vino rosso caldo.

Se la bottiglia arriva sul vostro tavolo a temperatura ambiente non vergognatevi.

Dite al cameriere di raffreddarlo.

Basta qualche grado.

18. E CERTI ROSSI VAN BEVUTI ANCORA PIU’ FREDDI.

Leggeri, poveri di tannini e piuttosto acidi, sono i vini rossi che funzionano meglio se freddi.

I francesi li chiamano “vini dissetanti”.

19. VINO IN LATTINA? CASOMAI ALLA BOTTE.

Tra tappo, etichetta, vetro e alluminio se ne va almeno un euro e ancora non abbiamo bevuto una goccia. Dunque, perché lo facciamo? La botte è il modo migliore per conservare il vino sia rosso che bianco, e negli ultime tempi, grazie a Dio, stiamo capendo che il vino non dev’eesere per forza soffocato confinato in una bottiglia. Speriamo che sempre più persone armati di caraffa vadano a prendersi il vino nella cantina più vicina.

20. E SOPRATTUTTO, NON SIATE SCHIAVI DEI PUNTEGGI.

Certo, i punteggi sono utili quando non abbiamo altri metodi di valutazione. Ma tutti quei numeri sono solo valutazioni personali. Se il Barbaresco vi rimbalza, tutti i punteggi del mondo non ve lo faranno piacere. E alla fine, il vostro è il solo palato che conta.

[Crediti | Link: GQ, Spigoloso. Geolocalizzato con l’aiuto del sommelier Andrea Gori]