di Adriano Aiello 21 Marzo 2019
tappo di sughero

Esistono domande irrisolte. Tipo: perché gli sportelli bancomat hanno sempre il jack per le cuffie? Dovrei godermi a pieno il rumore del pin digitato? Subito dopo c’è la passione travolgente che nutriamo per i tappi di sughero.

Fateci caso: per molte persone, magari per voi stesse che leggete, non esiste modo alternativo per tappare un vino, preservandolo dall’ossidazione e garantendogli quella tenuta e quella maturazione capace di trasformarlo in qualcos’altro in anni/decenni.

Ma se il vino è storicamente e culturalmente legato al sughero mi piacerebbe parecchio montare un filmato con le facce di chi apre quel Barolo tenuto 42 anni a 13 gradi, in regime di umidità perfetta, per poi accogliere la clamorosa puzza di cartone bagnato e muffa portata dal 2,4,6-tricloroanisolo (TCA). Il sentore di tappo, insomma.

Come dite, l’incidenza percentuale del sentore di tappo in un vino è molto marginale? Meno dell’1 %. Ci sarebbe da discutere su questo dato (mica tanto irrisorio) soprattutto perché trascura una serie di altri difetti – o meglio, sentori che deviano dall’espressione originaria del prodotto – che, senza rendere il vino imbevibile, ne penalizzano l’espressione.

E vi fanno pensare che quel produttore sia un cane maledetto.

Senza considerare che il fabbisogno di sughero per tappare tutte le bottiglie prodotte al mondo è sempre più materialmente insostenibile. Con la conseguenza che molto produttori scelgono tappi di bassa qualità spesso danneggiando irrimediabilmente i loro vini.

Considerate, poi, che un buon tappo in sughero costa sui 50 centesimi. Etichettare e imbottigliare un vino costa almeno un altro euro. Poi ci sarebbe da distribuirlo. Quando comprate un vino da 2 euro al supermercato fatevi due conti e provate a immaginare cosa state per bere, ma questo è un altro tema.

Tornando al sughero, ci sarebbe da discutere anche sulla riflessione generale secondo la quale sia ancora ancora il miglior tappo per bottiglie importanti, per il graduale ingresso dell’ossigeno. Volendolo anche dare per assodato questo concetto mi volete dire che quotidianamente bevete:

  • Bordeaux degli anni 60?
  • Grandi Baroli?
  • Costosissime bottiglie di Borgogna?
  • Riesling decennali?
  • Champagne clamorosi?

Non possiamo fare che per tutte le vostre altre bevute potete accogliere più serenamente dei tappi più moderni, senza storcere il naso o mandare indietro una bottiglia al ristorante perché ha il tappo a vite?

Anche perché non è chiaro cosa ci sia di così alieno in una chiusura diversa da quella con il sughero. Facciamo una breve carrellata.

Alternative ai tappi di sughero

Tappo Nomacorc

Secondo leader mondiale nella produzione (il primo è Amorim Cork), produce quasi 3 miliardi di tappi: lo riconoscete per la sua rigidità evidente sin dall’estrazione. Parliamo di un tappo sintetico, sono polimeri termoplastici che imitano la struttura cellulare del sughero. Visivamente è la soluzione che più gli si avvicina, ma fa spesso sobbalzare il cuore romantico dei puristi.

Tappo Diam

Qui il sughero c’è, ma viene completato da un’emulsione di cera d’api e un legante composto da polioli al 100% vegetali. Dovrebbe essere la soluzione più efficace per evitare il sentore di tappo. L’azienda parla di grande eco-sostenibilità, vai a capire quanto lo siano effettivamente e quanto sia brava l’agenzia di comunicazione. Se ne lodano le potenzialità d’invecchiamento, ma non ho mai bevuto bottiglie molte vecchie con il Diam.

Ardea Seal

alternative ai tappi di sughero: Ardea Seal

Altro tappo sintetico dall’aspetto singolare, realizzato con “un sistema di chiusura tecnologico composto da tre diversi componenti, telaio, scudo e corpo atti a svolgere ciascuno un determinato lavoro”. Personalmente lo associo molto ai vini del tortonese, sono soprattutto i timorassisti ad averli adottati con ottimi risultati.

Tappo Stelvin (a vite)

Comodo, affidabile, per me è quello da preferire per la gran parte delle bevute, ma viene percepito come il tappo da bottiglie economiche e di entrata. Erroneamente. in Germania ci sono grandissimi riesling tappati con lo Stelvin.

Tappo di vetro

Il più costoso ed elegante, usato da pochi produttori, ma dagli ottimi risultati. Fantastico per la richiusura del vino. Se ne avete consumato meno della metà può reggere settimane in frigorifero.

Tappo a corona

È quello della birra, infatti è particolarmente associato ai vini che fanno rifermentazione in bottiglia. Eppure può funzionare anche sui fermi, ma sono pochissimi ad aver sperimentato.