di Chiara Cavalleris 3 Maggio 2017

Voialtri, dite la verità, ricordate del Lambrusco le versioni a basso prezzo che dagli anni Ottanta invadono gli scaffali dei supermercati.

Al massimo considerate il vino frizzante, semplice e sincero, che chiama tortelli, salame e chiacchiere scurrili, buono per l’esportazione nei Paesi che si fanno abbindolare dall’Italian Sounding.

Ecco su questo punto vi sbagliate.

Siamo noi stessi, gli italiani, i primi ultras del Lambrusco, che nel frattempo è cambiato parecchio e con 13,1 milioni di litri è stato il vino più venduto del 2016 nei nostri supermercati (dati Iri, Istituto di ricerca italiano).

Certo, il prezzo (incluso nella fascia dei 5 euro), aiuta: sullo scaffale le bottiglie si trovano davanti ai nostri occhi, non dobbiamo cercarle troppo.

Capita l’antifona, o per spiegarci meglio, studiati con attenzione i dati IRI, abbiamo deciso di testare con una Prova d’assaggio le etichette di Lambrusco più diffuse nel reparto vini degli amati supermercati Esselunga.

Decisa la fascia di prezzo, 5 euro appunto, le bottiglie sono state messe prima nel carrello, poi in classifica dopo una impeccabile degustazione.

3. UMBERTO CAVICCHIOLI UMBERTO E FIGLI – ROBANERA

Il nome, in verità piuttosto eccentrico –sembra il titolo di un film splatter anni ’80–, distoglie l’attenzione dal produttore di questo Lambrusco di Modena DOC.

Trattasi di Umberto Cavicchioli & Figli, effigie della grande, ma che dico grande, grandissima distribuzione, spesso posizionato con i pintoni di Lambrusco Emilia IGT da 3 euro al litro tra Ronco e Tavernello, appena sopra lo scaffale dei bag in box (cartoni con dentro un sacco in plastica svuotabile attraverso la valvola a rubinetto).

Va da sé che Robanera –prezzo di vendita 5 euro– è il meglio lambro della cantina: miscela di Lambrusco Grasparossa, Lambrusco Salamino e Lambrusco Sorbara, viene a noi con un’etichetta in sontuoso stile neoclassico.

Ben più povera è la percezione all’olfatto. I frutti rossi e le note speziate che dovrebbero caratterizzare il calice appena versato, sono più deboli del previsto, benché il colore inganni rimandando a un’intensità solo presunta. Il rosso intenso con riflessi violetti che caratterizza quasi tutti i lambruschi è parecchio vigoroso.

Servirlo a una temperatura inferiore ai 12°, come suggerito nella contro-etichetta, non basterà a limare i picchi di acidità.

Gradazione: 9,5%
Prezzo: 4,98 euro
Voto: 6

2. CLETO CHIARLI

Identico prezzo ma cantina diversa, di norma associata a prodotti di maggiore qualità.

In questo caso la Denominazione di Origine Controllata di riferimento è Grasparossa di Castelvetro, realizzato per l’appunto con uve Grasparossa, dal profumo più intenso.

All’olfatto le percezioni sono più piacevoli rispetto al primo contendente: lampone e frutti rossi, oltre che fragola. E questa, badate, non è una critica; chiunque ami il genere si muoverà nella sua zona di comfort.

Lo storytelling della contro-etichetta enfatizza un po’ quando preannuncia la “buona struttura”, che invece abbiamo faticato a riscontrare.

Spuma fine, abbondante e, dato curioso, persistente. No, ahinoi, non stiamo parlando di birra.

Gradazione: 11%
Prezzo: 4,89
Voto: 7

RIGHI

Siamo al supermercato, lo spazio di manovra per suggerire il vino migliore tra bottiglie dello stesso vitigno è abbastanza limitato. E però, il meglio trovato sul trafficato scaffale dei 5 euro, sezione lambruschi, è un Grasparossa di Castelvetro, stessa uva del precedente.

Premessa: trattandosi di un “vino frizzante secco” il residuo zuccherino è inferiore rispetto al precedente, cosiddetto “abboccato”.

Ma a parte profumi e sapori meno dolci, che richiamano mora e ciliegia amarena, ricchezza e sostanza sono sensibilmente maggiori. In perfetto contrasto con il pungente, che spicca subito al palato. Ecco l’etichetta che merita di essere comprata.

Gradazione: 11%
Prezzo: 4,99
Voto: 8.5