di Adriano Aiello 26 Luglio 2017
ribolla gialla

Tutti dicono Ribolla gialla. Almeno nei bar friuliani, o nei ristoranti di tutta la penisola, dove è uno dei bianchi più richiesti.

Il nome –rotondo, musicale, evocativo– fa il suo, un certo alone mitico, dovuto al lavoro di alcuni produttori visionari e la sua versatilità fanno il resto.

Per chiarire le idee mi sono fatto una quattro giorni in Friuli invitato alle degustazioni organizzate dal Consorzio del Collio (impegnato nella stesura di un nuovo disciplinare), a cui ho aggiunto qualche personale sconfinamento sloveno.

A mettermi a dura prova sono stati più gli assaggi di Collio, Friuliano, Pinot bianco, Pinot grigio e Sauvignon, il quintetto che insieme alla Ribolla rappresenta la maggior parte del patrimonio bianchista di una regione mai a corto di vino.

Vinoni dai nasi intensi e fruttatissimi, potenti e alcolici, la gran parte dei quali davvero sfiancanti per gli standard del mio palato.

Diverso il caso della Ribolla, autoctono difficile da domare per via della elevata acidità, ma più snello e declinabile in varie maniere: dalle versioni spumante (mai davvero indimenticabili), a quelle semplici e trasversali, spesso eccessivamente addomesticate, fino ai grandi invecchiamenti tipici delle versione macerate sulle bucce.

Addentriamoci.

Il caso Oslavia

La Ribolla di Oslavia è il pistacchio di Bronte del vino italiano: 200 abitanti a stare larghi e pochissimi ettari di viticultura, ma un’unicità rara in termini di esposizione e di terreno. Da queste parti infatti la ponca, una terra ricchissima di minerali, tipica del Collio, dona un quilibrio e una nobiltà straordinaria alla Ribolla.

Di pari passo con il territorio c’è stato il lavoro dell’uomo e il movimento dei vini macerati, tipici di queste parti.

Come già accennato il lungo contatto sulle bucce trasforma completamente il quadro aromatico e gustativo di un bianco, ne altera il colore (il termine più in voga per definirlo è orange wine), aumentandone la longevità e la complessità.

ribolla gialla

A occhi chiusi queste Ribolla gialla potrebbero ricordarvi un rosso per la presenza del tannino che regala astringenza e per la temperatura di servizio generalmente consigliata sui 12/14 gradi.

Detesto la catechesi da sommelier, ma bere un bianco macerato ghiacciato è quantomeno sconsigliabile.

Ribolla gialla da provare:

Josko Gravner

Un pezzo di storia del vino italiano. La sua ribolla viene vinificata in anfora, secondo il metodo tipico dei vini georgiani, prima di una lunghissima fase di affinamento. Un bianco naturale mitico e indescrivibile che sfugge alle categorie, seleziona i palati e richiede attenzione e passione.

Radikon

Ci ha lasciato da poco Stanko Radikon, uno degli uomini simbolo della Ribolla di Oslavia. L’azienda è ora in mano al figlio Saša che continua a produrre vini senza alcuna sofisticazione chimica, chiarificazioni, filtrazioni e solfiti aggiunti. Lunghissime le macerazioni che danno vita a un orange wine ricco di spezie, frutta secca e grande sapidità.

La castellada

Ancora una Ribolla potente, muscolare e ricca di sfaccettature. Un grande vino artigianale, aranciato al colore, profondo al sapore. Affina in legno e non viene filtrato.

Se amate questo stile provate assolutamente anche le Ribolla di Primosic, Franco Terpin, Dario Princic, Fiegl e Damijan Podversič, bianchi affascinanti e poderosi che rifiutano l’indifferenza.

Altre Ribolla

Chi ama un bianco più tradizionale e rassicurante può trovare numerose Ribolla interessanti sul confine, come nell’area dei Colli Orientali, come anche troppe versioni ammorbidite ed educate. Isoliamone qualcuna.

Blazic

La prima Ribolla provata nel mio tour friulano ha accompagnato splendidamente una sosta in un bel wine bar goriziano, trasformatasi ovviamente in un tour de force alcolico e gastronomico.

Vigna Runc “Il Carpino”

Brevissima macerazione per questa bella Ribolla molto gastronomica. La struttura c’è, ma non eccede, ben equilibrata dalla bella sapidità.

Provate anche Marco Sara, Ronco Severo, Ferruccio Sgubin, Pascolo, Muzic.

Un salto in Slovenia

Se Oslavia è il piccolo paradiso della Ribolla macerata artigianale anche in Slovenia troverete abbondanza di piccoli produttori speciali: grandi appassionati di vino con le mani segnate dal lavoro e le cantine spartane e accoglienti. Mangerete molti prodotti locali e berrete splendidi bianchi dal carattere inconfondibile. Da queste parti anche il vecchio Tocai (che noi chiamiamo ormai Friuliano e loro Jakot) è in grande forma.

JNK

Mi sono rimasti nel cuore i vini di questa piccola cantina familiare, scoperta grazie a Barbara Repovs, giornalista enogastronomica slovena. Due generazioni a confronto: un padre con una strepitosa faccia da cinema e una tendenza a servire salumi e formaggi senza soluzione di continuità e una figlia appassionata, dalla tembra indiscutibile.

La loro Rebula 2008 è un vino verace e autentico, ma allo stesso tempo profondo ed elegante, genera convinvio, fa felici.

Provate anche Batic, Movia, Marijan Simčič, Klinec, Janko Štekar e Slavček.