di Fiorenzo Sartore 15 Marzo 2009

waysIl presente.
La notizia è ormai alquanto nota: Gambero Rosso e Slow Food divorziano, e la Guida ai Vini d’Italia, così come la conoscevamo, passa a miglior vita. I due editori separati pubblicheranno, ognuno per proprio conto, qualcosa di assimilabile; ma le due creature saranno inevitabilmente cose nuove, e non so quanto sostituibili, rispetto alla vecchia guida. In rete la notizia esce qui, ripresa poi da Franco Ziliani e Stefano Bonilli, con relativi commenti e considerazioni.

Il passato.
Mi bignamizzo e riassumo quanto dico da tempo. Io, come molti in questo àmbito, ho sempre avuto il vezzo di indicare quella pubblicazione come La Guida, senza bisogno di specificare; tanta era l’autorevolezza e la statura editoriale dell’opera. Ovviamente questo, nel tempo, ha innescato parecchi accapigliamenti con quanti avevano una posizione distante (spesso stellarmente distante) dalla mia; pazienza. Se guardo al decennio precedente, devo dire, da commerciante quale sono, che tutti noi abbiamo una specie di debito non estinguibile con quanti hanno collaborato alla stesura di quelle schede, che fin dall’inizio hanno segnato il cammino di larga parte degli enofili che conosco. Ricordo molto bene, nei primi anni ’90, cosa significasse, per un produttore, dire “ho preso i tre bicchieri”. Non era nemmeno necessario dire dove.

Quale futuro.
Vabbe’, cerchiamo di farla breve: tutto scorre, giusto? Le cose cambiano, le persone pure, figurati gli editori. E’ un fatto che la credibilità odierna della guida sia, tra gli stessi enofili, notevolmente diminuita. Ma non mi interessa indagare le cause, e l’eventuale fondatezza di tale declino. Quello che mi interessa ora disquisire, è questa specie di elaborazione del lutto su blog e forum, che hanno trattato di questa dipartita; soprattutto, mi incuriosisce questa quasi-attesa di quel che verrà dopo, tipo “che ne sarà di noi”.
La notizia vera, a mio modo di vedere, è questa: siamo entrati nell’era post-Gambero.

Oggetti contundenti.
Il comunicato ufficiale della separazione annuncia che la guida del Gambero permarrà, verrà edita solo da Gambero Rosso Holding SpA; ma nel frattempo, come in ogni guerra dei Roses che si rispetti, sembra che volino gli stracci e pure qualche suppellettile; bisogna essere lesti a scansarsi, quando Bonilli lancia il vaso Ming di famiglia: “il vino è proprio un mondo ormai marcio fin nel profondo, con rancori decennali, disistime ad personam, sette vinicole che sconfessano altre sette vinicole, gente che fa affari e, infine, un pubblico in molti casi che si è montato la testa e pensa di essere fichissimo e con grande palato“. La persona che ha scritto tutto questo è la stessa che ha varato la più potente corazzata mediatica del settore cibo e vino degli ultimi due decenni, e l’ha comandata fino a l’altroieri; assieme a Slow Food ha allevato un pubblico vastissimo, l’ha educato e gli ha indicato, attraverso la guida, cosa fosse davvero valido; ma ora, nel bel mezzo della guerra dei Roses, scarica brutalmente perfino certa figlianza, poco interessante e troppo numerosa. Daniele Cernilli, sul forum del GR, difende la sua posizione, con spirito aziendale ma pure con effetto comico non voluto; prima, assieme a Slow Food, c’è un gran daffare a smentire, e poi arriva, appunto, il comunicato ufficiale che sancisce il divorzio. Occhio, che vola un altro vaso: dice Bonilli che la separazione è una “decisione presa un mese fa ma taciuta per poter fare la manifestazione dei tre bicchieri in Usa”.

I cocci.
E’ proprio vero che dal divorzio arrivano le peggio cose. Io mi sento parte di quella figlianza odiosa, che oggi agita i bicchieri e se la tira; dove sto sbagliando? A me pare solo di aver seguito il percorso indicato dai miei maestri. Io non ho grandi medaglie da esibire, ma dietro di me, mentre scrivo, sulla parete c’è appeso un attestato: “si attesta che il signor Fiorenzo Sartore ha partecipato al corso di approfondimento sui grandi rossi”; la data è del 1995, e la firma è dell’allora responsabile nazionale corsi di Slow Food: Sandro Bruno Sangiorgi (you remember?). Quanti attestati così sono stati stampati? E, soprattutto, quanti sono ancora così stupidamente orgogliosi di esibirlo?

Mentre papà e mamma si tirano i piatti, quelli come me si devono alzare, e capire che, da ora, si deve camminare con le proprie gambe. E’ cominciata l’era post-Gambero.