di Fiorenzo Sartore 7 Aprile 2009
Vinitaly 2014

magreIl primo dubbio che sorge è: ne parliamo ancora, o no? Avendo deciso di sì, possiamo ancora dire due paroline sulla fiera veronese; lo spunto viene fornito da un commento a questo post di Franco Ziliani, vergato dal nostro amato prezz (come qui viene ormai chiamato Andrea Gori, che prezzemolino è un po’ troppo lungo). Prezz dice che Vinitaly “così com’è scontenta molti e non soddisfa veramente nessuno” in quanto deve decidersi: o fiera nazionalpopolare a base di veline e Belen, oppure rassegna di settore per addetti ai lavori; dibattito risalente, ma che non passa mai di moda, viste le premesse. Da come la vedo, io penso che si andrà, sempre di più, verso la prima ipotesi.

E’ una facile previsione, la mia, considerando che ho trascorso la domenica a Summa 2009, una delle molte vicende satelliti di Vinitaly. Si va a Magrè con il chiaro intento di passare le acque dopo gli eccessi di folla veronesi, dal momento che il gigantismo di Vinitaly ha dimensioni tali da non poter, evidentemente, consentire ritmi umani; i frequentatori di Verona sanno che il sabato, trascorse le ore 13, si inizia una specie di girone dei lussuriosi nel quale ogni tentativo di essere produttivi s’infrange sulle folle oceaniche; in definitiva sembra che questo sia il prezzo del successo; ma è, appunto, un problema di dimensioni (che, com’è noto, contano).

Bisogna proprio lasciarsi alle spalle Verona e salire in Alto Adige, per pensare che sia possibile un altro modo di raccontare il liquido odoroso. Quasi dipendesse da elementi del tutto scollegati, dal paesaggio: basta osservare le montagne verticali e severe che ti circondano, mentre hai  abbandonato le innocue colline; è difficile da dire, ma perfino l’orografia altoatesina incute rispetto. La dimensione della rassegna ospitata da Alois Lageder è inconfrontabile con la fiera di Verona; sia le aziende espositrici, che i visitatori, accedono su invito; i pochi tavoli sono all’interno dell’antico Casòn Hirschprunn, una specie di magione nobiliare nel bel mezzo del paesino di Magrè; la distanza dal Vinitaly non è solo geografica, è esistenziale: il silenzio, la pace di un posto del genere è tutt’uno con l’atmosfera attutita; a Magrè i rumori più forti sono lo scorrere dell’acqua nei rivi, e il cinguettìo degli uccelli.

Questione di dimensioni, insomma. Io credo che il futuro ideale delle rassegne enoiche debba per forza passare per la frammentazione in tante micro-iniziative, soprattutto se i produttori desiderano parlare agli addetti ai lavori; mentre la fiera veronese, dato il suo gigantismo, enfatizzerà sempre più la sua cifra nazionalpopolare. Basta saperlo, uno si adegua.