di Luca Iaccarino 11 Aprile 2017
vinitaly 2017

Ieri sono stato al Vinitaly, la grande fiera veronese dedicata al vino giunta alla cinquantunesima edizione che prosegue fino a mercoledì.

Nelle otto ore di permanenza, ho notato/imparato le seguenti cose.

— Non è proibito ubriacarsi. Ma è sconsigliato presentarsi ubriachi già PRIMA di entrare, come alcuni ragazzi che erano in treno con me. Conosco il concetto di “fare il fondo”, ma non esageriamo;

— Oggi la temperatura massima prevista a Verona è 25 gradi. Al sole significa sui 28/30. In più avrete bevuto. Se soffrite di cuore, portate le pastigliette. Se avete una sudorazione esuberante, niente fresco-lana ma t-shirt;

— La parola più pronunciata al Vinitaly non è, come uno potrebbe immaginare, “vino”. La parola più pronunciata al Vinitaly è “provvigioni”.

— Il momento in cui il Vinitaly si trasforma da paradiso a inferno è l’ora di pranzo, quella in cui tutti –già carichi come otri– hanno un disperato bisogno di mangiare ma ai baretti trovano code più lunghe che agli Uffizi. Due le soluzioni: avere un santo in paradiso da un produttore previdente (io mi son salvato con gli agnolotti dagli amici di Batasiolo) o custodire due belle pagnotte nello zaino. Non venite mai a Vinitaly senza pagnotte nello zaino, MAI;

— Non affidate i vostri incontri a Whatsapp o simili: la rete alla Fiera di Verona prende come nella periferia di Ouagadougou;

— Volete la dritta che vi svolterà la giornata? Stand delle Marche. Al primo piano ci sono praticamente tutti i grandi vini marchigiani in apposite frappeuse e vi servite da soli. Poca gente. Il grande ristorante Andreina (ieri, almeno) che ogni tanto se ne esce con un piatto. Ogni vino con una scheda esaustiva e nessuno che ti attacca un pippone. Da starci un giorno intero. A me è sembrato fin troppo bello per essere vero: che fosse un privé momentaneamente indifeso?

— Ci sono ovviamente un miliardo di cose, ma io mi sono concentrato sul Timorasso: se mischio, rischio di ubriacarmi;

— Dissapore lo sapeva prima, comunque è l’anno del Vermouth, ne berrete fino a svenire, ne sentirete di tutti i colori e scoprirete le botaniche più assurde. Per me la cosa più strana è stata assaggiare l’Aloe Ferox (ma l’ha dato il vermoutista Giustino Ballato), una pianta sudafricana alla base del fernet che è così amara che strizzo gli occhi ininterrottamente da ieri sera;

— I big sono big, ma le aree ViViT e VinitalyBio sono tra le più interessanti;

— Un giorno è troppo poco per viverlo bene; tre giorni son troppi per sopravvivere.