di Nunzia Clemente 5 Febbraio 2020
pepe panettone 2019

La tentazione di andare fuori dal seminato giornalistico, in questo caso, per quanto ci riguarda è fortissima. La notizia è netta e purtroppo delle più brutte. È morto Alfonso Pepe, Maestro Pasticciere di Pepe Mastro Dolciere di Sant’Egidio del Monte Albino, provincia di Salerno. Era affetto da circa due anni da un male incurabile.

È impossibile per me separare la sua figura dai suoi dolci, dai miei ricordi: abitare ad una manciata di chilometri di distanza da Alfonso Pepe è stato sempre motivo di forte orgoglio misto a campanilismo paesano dei più puri: sono sempre stata certa di poter sventolare una fetta del suo panettone anche davanti agli occhi dei più scettici. Il modo sicuro per addolcire ogni polemica. Vederlo in pasticceria – prima e dopo il restyling – era una festa: un anti-divo per eccellenza, timido e sorridente, gli occhi stretti nello stesso sorriso, presenza pacata e predominante nel panorama nazionale della pasticceria.

Classe 1965 e pasticciere dell’AMPI da decenni, è famoso soprattutto per i suoi dolci lievitati, in particolare i lievitati di grandi dimensioni: è stato tra i primi rappresentanti, se non il primo, a portare il panettone al Sud, proponendolo sia nelle versioni classiche che in quelle farcite con eccellenze del territorio: un territorio che amava visceralmente e non ha mai abbandonato.

Dapprima garzone nelle botteghe pasticciere di località di mare, da circa 25 anni coltivava un sogno familiare di pasticceria d’autore.  Su queste pagine ne abbiamo sempre parlato con entusiasmo, contagiati dal suo e forse, speriamo, contagiosi.

Amava selezionare gli ingredienti personalmente, dagli agrumi di Sant’Egidio – con i quali ha creato panettoni memorabili ma anche dolci, come la Delizia di San Gilio, dedicata al suo paese – alle fave di cacao, di cui era un appassionato trasformatore, avendo compiuto diversi viaggi nei Paesi produttori, sempre curioso di scoprire e di portare nella “sua” Sant’Egidio la rarità, la novità.

Via Nazionale, un serpentone perennemente ingolfato di traffico che unisce decine di paesi da una provincia all’altra, da Salerno a Napoli, sotto i Monti Lattari che ti separano da una delle costiere più belle del mondo, non è certo un posto bellissimo. Ma lo diventa ogni volta che svetta quella “P” di Pepe in verde, l’insegna rassicurante di un porto dolce sicuro. La pasticceria di Alfonso Pepe ha contribuito negli anni alla crescita gastronomica dell’intero Agro-Sarnese Nocerino, pianura che si estende tra le province di Napoli e Salerno e che trova nel pomodoro la sua sussistenza. Oggi, grazie ad Alfonso, quella è anche una terra di eccellente pasticceria.

Un uomo che ha lottato contro i pregiudizi ed i campanilismi gastronomici, decretando la dignità del panettone del Sud e poi la residenza dell”Everest dei Lievitati” in Campania.

Un modo di lavorare senza eccessi, senza urla: in un mondo che urla di continuo, è un esempio. Oltre la vaniglia, oltre l’uvetta, oltre tutto, c’era una cosa che solo Alfonso riusciva a mettere nei suoi panettoni: un amore smisurato, incontenibile per le cose buone.

La sede fisica della pasticceria per molti anni è stata classicheggiante, mentre intorno a lui fiorivano imperi, lui meditava. Poi, circa due anni fa, il restyling: da pasticceria classica si trasformò in un punto d’approdo per le persone provenienti da tutta la Campania, ma anche per i curiosi gastronomi di fuori regione, che nei fine-settimana affollavano all’inverosimile la struttura ed i parcheggi. Non solo pasticceria, ma un alveo dove gustare eccellenze dolci e salate del territorio e della Campania intera: dai dolci agli aperitivi, Pepe era riuscito a catalizzare su di sé l’attenzione.

Chiunque abbia conosciuto Alfonso (e non è retorica) sarà concorde nel dire che era una persona buona, un artigiano appassionato che, insieme a fratelli Giuseppe, Prisco e Anna, aveva dato vita a un piccolo grande sogno, in un paesino quasi dimenticato alle spalle della ben più famosa Costiera Amalfitana.

Dobbiamo anche a persone come te quello che siamo ora. Gastronomicamente parlando e non.

Raccontare i dolci, soprattutto panettoni e colombe, sarà meno bello. Ciao Alfonso.