di Anna Silveri 27 Giugno 2018

Secondo l’edizione romana del Corriere della Sera ci sarebbe un giallo alcol test nel brutale incidente che venerdì scorso, nel lungotevere della Vittoria, in zona Prati a Roma, è costato la vita allo chef Alessandro Narducci e alla sua collaboratrice Giulia Puleio.

Nel momento in cui il trentenne Fabio Feola, l’automobilista coinvolto nell’incidente, ha travolto le vittime non sarebbe stato al telefonino ma, secondo un testimone, avrebbe invaso la corsia occupata dallo scooter del giovane chef di Acquolina, il ristorante stellato romano di cui Narducci era socio, e dalla sua collega.

Nella concitazione del momento, sostiene il Corriere, l’automobilista non sarebbe stato sottoposto all’alcol test perché apparentemente in gravi condizioni. Al contrario è stato dimesso dal policlinico Gemelli, dov’è stato ricoverato, poche ore dopo l’incidente.

[Chi era Alessandro Narducci, chef di Acquolina morto a Roma]

Un ostacolo per le indagini della Procura romana, che attende i risultati degli esami del sangue ai quali il trentenne è stato sottoposto per stabilire se quella maledetta notte fosse in grado di guidare.

Intervistato dal quotidiano, Feola si è così difeso: “ho bevuto due bicchieri di vino a cena. Non so come sia capitato, ho visto un’ombra piombarmi addosso, sto malissimo”.

Nel frattempo, al Trionfale, in una chiesa affollatissima, si sono svolte le esequie dello sfortunato chef romano, con moltissime testimonianze d’affetto, comprese quelle di Angelo Troiani, il ristoratore socio di Narducci e Heinz Beck, uno dei suoi maestri, commosso nel ricordo di “un ragazzo eccezionale, che faceva squadra in cucina”.

Nella chiesa di Santa Maddalena di Canossa in via della Lucchina, colorata all’esterno da palloncini bianchi e bandierine della Roma, si è anche svolto un brindisi finale in onore di Alessandro,

[Crediti | Corriere della Sera]