di Luca Iaccarino 25 Gennaio 2018

Chiedete in giro: chi ha capito tutto? In tanti vi risponderanno: Diego Rossi. Non parlo dell’urugaiano Diego Martin Rossi Marachlian, “il centravanti di manovra che sa essere allo stesso tempo veloce e letale negli ultimi metri”, ma del cuoco-titolare-istrione di Trippa, la neo-osteria di Milano varata nel 2015 con Pietro Caroli.

Io sono d’accordo: Diego ha capito tutto.

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Veneto, ha traversato l’alta ristorazione e alla fine ha scelto la Big Town ma proponendo cose buone e semplici. Con Pietro, s’è aperto questo posto “giallo Milano” (che vanta persino tentativi di imitazione), cucina cose ruspanti, tiene banco comunicando con ogni centimetro del proprio corpo: la bandana che ormai è un marchio, le braccione tatuate e l’accento delle sue terre (“vecio!”).

Ciò che non si vede, è che far ciò è difficilissimo.

Diego è come i maghi che paiono svagati ma in realtà stanno articolando mille cose che a te, semplicemente, non vengono mostrate. Il bello del trucco è proprio questo.

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Rossi è così: affabula con allegria, ma sotto c’è una cultura del prodotto alla Corrado Assenza, una mano esercitata nelle cucine cazzute, un progetto molto chiaro senza concessioni (tanto che non si è dato alla televisione, nonostante l’evidente predisposizione). Sembra facile, è difficilissimo.

Ieri sera ho mangiato da lui: s’è inventato una serie di piatti nuovi per abbinarli ai prodotti di “Birra del Borgo”.

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L’azienda di Borgorose, a un passo da Rieti, è un’icona della nuova birra italiana, fa bevande audaci – la “Perle ai porci” con le ostriche e le telline, l’”Etrusca” ha nocciole e melograno e invecchia in anfore… – e le ha presentate in un tour presso i locali di “Chef bizzarri”.

Rossi è “bizzarro”. Ma solo in apparenza.

Sotto c’è studio, cultura, lavoro, intelligenza. Se poi fosse anche “veloce e letale negli ultimi metri” allora sarebbe proprio perfetto.

[Crediti | Foto copertina: Marco Varoli]