di Luca Iaccarino 5 Dicembre 2017
caterina ceraudo

Che belle che sono, Maria Grazia e Caterina.

Maria Grazia è un inno alla gioia, una signora ferrarese che sa di Emilia-Romagna e di Adriatico, di val Padana e nebbie, di riso e di moeche, di bosega e canestrelli.

Caterina è un sole, una giovane donna crotonese, che sa di Calabria e di Ionio, di olivi e agrumi, di triglie e cime di rapa.

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Maria Grazia e Caterina sono divise da una generazione e da mille chilometri. Eppure sono di più le cose che le uniscono: un sorriso radioso, un talento sicuro, una grande passione per la cucina, un amore totale per la propria terra e le cose buonissime che vi nascono.

E poi sì, è vero: hanno in comune anche una stella Michelin, la prima alla Capanna di Eraclio, a Codigoro, la seconda al ristorante Dattilo, a Strongoli (la Michelin ha inoltre premiato Caterina come migliore cuoca italiana del 2017).

Mercoledì prossimo, il 13 dicembre, Maria Grazia e Caterina si incontreranno. Lo faranno al ristorante La Porta di Bologna, per una cena a sei mani con l’executive chef Cristian Mometti.

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Due delle più felici cuoche italiane –felici per temperamento e risultati– sotto lo stesso tetto, di fronte agli stessi fuochi, per una sera.

A cucinare “fritto di schille” e “triglia, pane e arance”, “risotto con seppie di nassa” e ricciola fino all’”anguilla arost in umad” (contrappuntati dai bei piatti di Mometti, dal baccalà fino ai “maccheroncini ricci, tarassaco, corallo e bergamotto”).

Non marcherò di certo (costa 90 euro vini inclusi). Prima di tutto perché la cena si prevede super. E poi perché sono felice che da nord a sud il girl power trionfi.

Anche in cucina.

[Crediti | Immagine Maria Grazia Soncini: Great Italian Chef]