di Luca Iaccarino 23 Marzo 2017
enrico crippa

Diciamocelo: italiani e francesi si son sempre stati solennemente sui macarons.

Un sentimento assolutamente reciproco, perfettamente simmetrico e con una storia più che millenaria che parte dalle sassate tra Romani e Galli e prosegue ininterrotta fino alla capocciata di Zidane sullo sterno di Materazzi (per tacer della perfida risatina di Sarkò al nome di Berlusconi).

Ma, tranne i diamanti, nulla è per sempre. Se Claudia Koll è diventata una timorata di dio, tutto può succedere. E succede.

Era tempo che c’erano avvisaglie. Poi: il botto. Un paio di settimane fa l’Académie Internationale de la Gastronomie assegna a Enrico Crippa, lo chef tre stelle Michelin del Duomo di Alba, il Gran Prix de l’Art de la Cuisine, come dire: miglior cuoco dell’anno (la corona era già finita sui capelli ancora poco brizzolati di Bottura, nel 2012).

Ma non basta. Quando cessano le ostilità, si sa, scoppiano i grandi amori e si finisce tutti ad abbracciarsi, come quei contadini confinanti che s’odiano da così tante generazioni che non si ricordano nemmeno più perché.

E all’insegna di questa nuova fraternité parte sabato “Cultural”, una tre giorni della cultura alimentare italiana al Bastille Design Center di Parigi.

L’iniziativa pensata da Mauro Bochicchio dedica questa quinta edizione alla semplicità e lo fa con dei nomi di prima scelta: Corrado Assenza, Eugenio Boer, Roy Caceres, i fratelli Costardi, Peppe Guida, Denny Imbroisi, Roberto Petza, Angelo Sabatelli tanto per dirne qualcuno.

Qualche anno fa andare a parlare di cucina in Francia sarebbe stato come recarsi in Svizzera a spiegare la puntualità o in Groenlandia come non prendere freddo.

Ma i tempi son cambiati e finalmente due delle più grandi culture gastronomiche del pianeta hanno fatto pace. Viva. Alè. Que le bonheur.

Sempre che Bocuse non tiri una capocciata sullo sterno a Marchesi.

[Crediti | Link: Ansa, Dissapore, immagine: The art of being humans]