di Nunzia Clemente 15 Marzo 2016
Heston Blumenthal

Cosa spinge uno chef dal blasone internazionale come Heston Blumenthal, proprietario di The Fat Duck e Dinner, due ristoranti dove per cenare si spendono rispettivamente 300 e 250 euro, a minacciare di querela un insignificante bistro sperduto nel Sud della Francia?

Lo stesso motivo che spingerebbe anche voi, ristoratori meno blasonati che leggete Dissapore o semplici appassionati, a fare altrettanto.

L’assai stellato cuoco, peraltro re del tubo catodico (e digerente) britannico, ha scoperto chissà come che quel bistro, aperto a novembre 2015, si chiama Fat Duck, solo un articolo determinativo in meno rispetto al suo ristorante tre stelle nel Berkshire, in Inghilterra. 

Secondo il signor Jason Annets, inglese, un passato da gestore di pub a Cambridge, oggi proprietario di Fat Duck a Confolens, nei pressi di Limoges, la presunta concorrenza non esiste:

Sulle prime ho pensato che fosse uno scherzo, è davvero incredibile, che minaccia può rappresentare uno come me per Heston Blumenthal? 

Se fosse solo una problema di conto, l’inglese trapiantato in Francia non avrebbe tutti i torti: sedersi ai tavoli del suo bistrò e consumare un pasto costa in media poco più di 10 euro.

Avrebbe anche un alibi toccante per la discutibile scelta del nome: la prima parola balbettata dalla figlioletta è stata proprio duck, anatra. E poi l’insegna l’ha dipinta lui, e queste sono cose che contano per un ristoratore.

Malgrado ciò, ha ricevuto una lettera dagli avvocati che rappresentano il celebre chef inglese, dove si chiede un pronto cambio del nome. Potrebbe ingenerare dubbi sull’esistenza di qualche collegamento con Heston Blumenthal.

[Crediti | Link: The Independent]