di Rossella Neri 8 Settembre 2014
Frutti dimenticati

Sono ormai alcuni anni che a Settembre, in pieno confettura-time, rispuntano i frutti dimenticati. Tra sagre e feste di campagna non è difficile trovare qualche Indiana Jones che si è lanciato nel recupero di alberi da frutto un tempo coltivati e oggi a rischio estinzione.

Ma ci sono frutti antichi e frutti antichi. I quasi introvabili: fico brianzolo (Lombardia); pera da sidro (Friuli); mela uncino (Marche); pera lardara (Campania); arance di Trebisacce (Calabria).

E quelli appena più complicati da trovare rispetto alla frutta di tutti i giorni. Ci interessavano questi. Ne abbiamo raccolti dieci (non in quel senso, sciocchini) buoni anche per marmellate e confetture abbastanza indie da sorprendere i futuri invitati a cena.

More di gelso

more di gelso

Non è poi così raro vedere un gelso affiorare tra l’erba impettita dei giardini all’inglese delle villette. Il gelso produce dei frutti simili per forma alle more, di colore rosso o bianco a seconda della specie. Vale la pena mangiarle fresche, appena staccate dall’albero quando se ne ha la possibilità.

Potreste averle mangiate senza accorgervene visto che nell’industria alimentare il succo di mora di gelso e’ usato come colorante naturale

Pesche di vigna

frutta antica

Sono pesche piccole, che crescono a diverse latitudini su di un albero basso che si usava per tenere su le viti.

La Ferber ci fa una delle sue costosissime marmellate, che funziona bene anche con il foie gras.

Mele cotogne

mele cotogne

Forse tra i frutti cosiddetti antichi, le mele cotogne sono quello più noto e ancora abbastanza diffuso.

Se non nel formato fresco, le mele sono facilmente trovabili sotto forma di cotognata.

Mele campanine

mele campanine

Sono una varietà antica ancora coltivata nel basso modenese e nel mantovano.

Il motivo per cui la coltivazione è sopravvissuta è molto semplice: sono le mele alla base della realizzazione della famosa mostarda mantovana.

Corbezzolo

corbezzolo

Altra pianta più facile da trovare nei giardini che sui banchi del mercato, il corbezzolo è un frutto rosso e acido, con cui fare una marmellata gourmet.

Apatto di trovarne in numero sufficiente, cosa da non dare per scontata.

Mallo di noce

mallo di noce

La noce di per sè non è un frutto scomparso, ma è quasi impossibile trovare noci fresche con ancora il mallo verde. Se trovate un albero di noci il momento giusto per raccogliere e usare i malli è la notte di San Giovanni, il 21 giugno.

Con i malli si fa il nocino, il liquore alle noci, ma anche una tintura per capelli e l’autoabbronzante.

Pere di San Pietro

pere di san pietro

Sono pere per i pigri, dato che sono così piccole che possono essere mangiate in un boccone senza essere sbucciate e pulite di torsolo e semi.

Un po’ più croccanti e meno sugose delle pere normali, sono molto dolci.

Giuggiole

giuggiole

Nella zona dei Colli Euganei il giuggiolo è ancora una pianta molto comune, così come il liquore che se ne ricava.

Si parla del – chissà quante volte l’avete nominato –  leggendario brodo di giuggiole.

Marasche-amarene-visciole

marasche

Fanno tutte parte della stessa famiglia, e anche se sembrano uguali per forma, sono di una specie diversa rispetto alle ciliegie.

Son più aspre delle ciliegie e purtroppo le sole coltivate finiscono nella grande industria a riempire i barattoli della Fabbri e le bottiglie di maraschino.

Uva di Corinto

uva di corinto

Si coltivava anticamente anche in Sicilia (oltre che a Corinto) oggi credo si possibile mangiarla solo nella forma passa.

[foto crediti: Impronta unica, Giulia maruccelli, giornale di Brescia, giallo zafferano, territori coop, Emilio D’Alessio , funghi italiani, archeologia arborea, il viandante bevitore, frutta e bacche]

1