8 trend razzismi gastronomici da non portare nel 2012

Questa non è solo una lista di tendenze del 2011 che ci stanno sfuggendo di mano. O una lista di tendenze del 2011 semplicemente sovraesposte. Questa è una lista di tendenze che hanno raggiunto un preoccupante livello taumaturgico l’anno scorso, e che nel 2012— aiutatemi a dire —dobbiamo imparare a tenere sotto controllo.


1. Non essere razzista perché non riesco a prenotare il tavolo dello chef.

All’inizio era la cucina a vista. Guardavamo i cuochi che spadellavano al di là della grande vetrata. Non era abbastanza esclusivo, potevano farlo tutti, pulciosi o vipz. Allora l’idea estrema: il tavolo dello chef. In cucina, meglio se allestito per l’occasione, con “Massimo”, “Davide” o “Moreno” che ti spiegano i piatti, il servizio impeccabile ma assolutamente disinvolto. No, non giudicarmi se non ho accesso al nuovo status symbol di chi conta (meglio se spieghi chi può raccomandarmi).


2. Non essere razzista perché non compro al mercato chic.

Non sarò mai stato alla Boqueria di Barcellona ma sono mica un barbaro. Non essere sprezzante se mi manca l’esperienza “illuminante del mercato notturno di Donghuamen, non sono stato in Cina ma ho messo Beijing nella lista dei desideri. Non disprezzarmi se non ho comprato le verdure, il pesce e il maiale a Campo de’ Fiori ma rispettivamente dal fruttivendolo, la pescheria e il macellaio. Piuttosto, rispiegami la differenza tra la tua “cucina di mercato” e la mia ‘ché ancora non mi è chiara.


3. Non essere razzista perché non faccio il pane in casa.

Ti ho detto che il pane di oggi fa schifo. Mi hai risposto di cambiare. Grazie (profondo senso per la critica). Poi mi hai invitato a mettermi d’impegno adottando un lievito madre. Ma hai taciuto dello psicanalista, delle sue parcelle quando nello sguardo di chi assaggiando le tue creazioni da volenterosa massaia diceva “mmm, buonissimo”, hai letto chiaro quel che pensava davvero. “Sola di scarpa inacidita”.


4. Non essere razzista perché non uso il sale di Maldon.

Va bene, avere problemi è poetico. Ma inaugurare un nuovo, glorioso anno di uso della Visa per comprare il sale preferito dagli chef che contano mi sembra eccessivo. Viene dall’Inghilterra, capisco, e le sue scaglie a forma di minuscole piramidi sono “di un croccante unico”. Ma parlando di sexsymbolitudine, scusa se te lo dico, il sale rosa macinato dell’Himalaya è molto più figo. Piuttosto, vista la temperie del 2012, versare del modesto sale marino nella confezione di Fleur de sel della Camargue pagata 3 euro da Esselunga, è culturalmente spendibile?


5. Non essere razzista perché non ho mangiato al Noma.

Mi aspetto il deflagrare di una crisi di nervi, ma rientro tra i 10 gastrofanatici della Nazione che non hanno nel C.V una rispettosa visita al santuario della nuova cucina nordica. Il Noma di Copenhagen sarà la mangiatoia di lusso più amata dagli italiani e chef Rene Redzepi la nuova soubrette, ma che colpa ne ho se alle alghe d’Islanda, i granchi d’alto mare dalle isole Færøe e il trifoglio acetoso dei boschi prediligo il prosciutto di Parma? E sempre rispettosamente: l’olio extravergine d’oliva a quello di colza danese?


6. Non essere razzista perché non saccaposcio la pasta di zucchero.

A chi pensa dei cupcakes che lo schifo, per quanto esplorativo, resta sempre schifo, dico di non esagerare. E però, sulle minitortine americane decorate con colori carichi e vagamente flashati— preoccupante ossessione nazionale nel 2011 —ve la meritate, la Liverani. “Pirottini, barattolini, tagliapasta, stampi in silicone, tortiere, siringhe, coloranti, praline: l’importante è realizzare decori “adorabili” (che ti sembra di mangiare una fiaba per bambini e non del vero cibo). Perché stiamo cupcaketizzando ogni cosa?”


7. Non essere razzista perché non sono dotato di roner o sous vide.

Oggigiorno se nella cucina di casa non hai un roner o un sottovuoto a campana non sei nessuno. L’ho saputo da te che i fornelli devono spostarsi, che bisogna fare spazio alla tecnologia. Che la pecora sambucana, la gallina di Saluzzo o il coniglio di Carmagnola se cotti a bagnomaria con l’acqua in movimento per avere la stessa temperatura in tutto il recipiente, non sono più i dispenser di colesterolo che sappiamo. Stessa cosa per il sottovuoto. Solo che ho guardato quanto costano. Chiedo scusa per i limiti culturali ma si stava meglio quando si stava in bianco e nero, tipo.


8. Non essere razzista perché bevo meno birra artigianale.

Sulle prime gli osservanti delle artigianali mi facevano sentire bene. Come quelli che What a wonderful world la preriscono nella versione dei Ramones. Dopo ne hanno parlato cani, porci e passanti, i prezzi sono in lievitazione progressiva e per crisi di rigetto il mio frigo si è riempito di Menabree, Guinness e Budweiser. Mentre gli osservanti, oggi, sono come quelli che My Way la preferiscono nella versione di Sid Vicious.

[Crediti | Link: Dissapore, immagini: Google]

Massimo Bernardi Massimo Bernardi

2 gennaio 2012

commenti (32)

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  1. simona ha detto:

    quoto questo post.Io la spesa la faccio al carrefour,embè?

    1. Titty ha detto:

      Pure io! E anche what a wonderful world rifatta dai ramones. E sono anche più belle quando veci birra artigianale o in mancanza menabrea e guinnes.

  2. esp ha detto:

    il mio frigo si è riempito di Menabree, Guinness e Budweiser

    Tutte ottime birre…ma della Forst 1857 non dici niente?
    Comunque, 1/3 di McFarland, e 2/3 di quel che vuoi ed eccoti la tua birra su misura.
    P.S. Auguri

    1. esp ha detto:

      Quella amarissima di una volta, con il sigillino di vera ceralacca sì. Ultimamente mi sembra una tisana per signorine 🙂

    2. Enferdorè ha detto:

      Bud ottima birra?
      Suvvia…

      Cmq non sono daccordo sulla lievitazione progressiva e se è un problema economico c’è l’importazione, dopotutto l’artigianale italiana continua ad essere molto piu costosa di Germania Belgio e Uk.

      E ci sono ottime pseudo-industriali.

    3. Ha ragione l’inferno dorato, “Ottime birre” è un giudizio che francamente non azzarderei. Tutt’al più, possono essere “potabili”, specie se della Guinness si ha l’accortezza di scegliere la versione Export, più caratterizzata rispetto alla normale.

    4. esp ha detto:

      Ma…dite a me? Abbiate comprensione del giudizio (?) di uno per cui la birra era una bibita estiva, esattamente come la gazosa o quella roba là, nella bottiglietta falliforme. Però, ricordo ancora il mio primo sorso di birra (avrò avuto 5/6 anni).
      Una fresca, piacevolmente amara Cervisia, gloriosa birreria di Genova.

  3. Von Clausewitz ha detto:

    il pane fatto in casa è buonissimo, claro, se lo sai fare, “altrimenti desisti” come diceva il principe della risata…

  4. non essere razzista perche le due stelle dell’Hostaria nella quale mangio lo stoccafisso si riferiscono alla classificazione delle camere dell’albergo sovra-stante

  5. leo ha detto:

    Oh, erano mesi che non ero d’accordo “totally” col Bernie 🙂

  6. Me Medesimo ha detto:

    Premesso che prendersi cura del lievito madre è più complicato che crescere un bambino e che il sale di Cipro è meglio di quello di Maldon, quoto tutto, con una precisazione: se alla birra artigianale preferisci l’Heineken, allora sono razzista!

    1. Titty ha detto:

      Sale di Cipro, me lo segno.
      L’importanza del sale é sottovalutata dai più, sentirne la consistenza é uno dei piaceri della vita a mio parere!

    2. esp ha detto:

      Per me il sale migliore è sempre quello cantato da Paoli

    3. Odeta ha detto:

      Me medesimo , tu mi fai sempre tanto ridere…. Hai troppo ragione

    4. esp ha detto:

      Dipende anche dalla birra artigianale: recentemente ne ho assaggiato una (18 € la bottiglietta da mezzo litro, in pratica come un buon Barolo) che sembrava shampoo allo sciroppo di rosa.
      La Heineken, mal che vada, la correggi con un pò di panna e, bella calda, la butti giù nelle fredde giornate d’ inverno 🙂

  7. sono d’accordo, ma al Noma andrei volentieri.
    sono d’accordo ma il sale Maldom non mi dispiace.
    sono d’accordo ma il pane fatto bene, e se con lievito madre è più buono più digeribile, e più figo.
    per il resto chi se ne frega.

  8. Simone e Zeta ha detto:

    Io sono un selvaggio, che crede ancora nella schiacciata alla mortadella, eppure dai post di Dissapore imparo un sacco di parole nuove. Chissà se un giorno mi serviranno…

    1. Claudio Sabatucci ha detto:

      …credimi, un articolo sulla schiacciata con la mortadella sarebbe stato parecchio più interessante di questa inutile sequela di “non” argomenti…

  9. Francesco ha detto:

    Sul Noma non si transige: la verità è che non siete capaci di prenotare (o avete paura di non capirci niente).

    Sulla birra artigianale, forse.

    1. Anna Malafarina ha detto:

      Ah si, come vorrei andare al Noma! Non per moda ma per diletto.

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