di Giulia Caligiuri 12 Novembre 2013
Carlo Cracco

Da quando Carlo Cracco, il temutissimo giudice di Masterchef neoautore di “A qualcuno piace Cracco, la cucina regionale come piace a me“, ha detto al Corriere che esiste un piatto off-limits anche per lui, e che solo incaponendosi –poche parole ma volontà di ferro– è riuscito nell’impresa di portarlo a termine, si è scatenata una caccia forsennata alla ricetta.

Capirete il senso di profonda prostrazione quando ogni foodblogger degno di questo nome digitando su Google “Torta delle Quattro Città” non ha trovato una referenza che fosse una. Zero. Niente. Niet.

Me l’ha fatta conoscere quell’incantatore di serpenti di Iginio Massari (non è un pasticciere, è Iginio Massari, ndr). Caspita, mi sono detto, questa roba qui la faccio subito. Poi non mi è venuta bene. No. E alla fine l’ho trasformata nella parte finale: invece di far tagliatelle ho fatto una sfoglia super fina. Ci ho messo un po’ di burro e formaggio e l’ho fatta cuocere in forno, così la sfoglia non si impaccava“.

Presente un detonatore? Dicendo e non dicendo Cracco ha fatto esplodere il bisogno di sapere, arrivato oltre il livello di guardia. Così, ieri, alla 18, nel suo ristorante milanese, orario e luogo convenuti per la presentazione del nuovo libro TUTTI VOLEVANO SAPERE COSA DIAVOLO FOSSE LA FAMIGERATA TORTA DELLE QUATTRO CITTA’ (a parte twittare quanto è bello Cracco da vicino, voglio dire).

libro cucina a qualcuno piace cracco

Stai a vedere che la Torta delle Quattro Città diventa la risposta italiana ai cronuts che hanno invaso a New York.

A questo punto, per stemperare l’attesa che sono sicura si è fatta spasmodica anche per voi lettori, vogliate gradire le frasi salienti dedicate dal prossimo protagonista di Hell’s Kitchen al suo nuovo libro.

— In tutte le ricette del libro c’è l’aglio: non si può non usare.
— La cucina regionale contiene aglio. Sono gli chef che non cuocendolo bene non lo fanno amare.
— La collezione di Toni Sarcina è una fonte fondamentale per la ricerca della storia delle ricette italiane.
— La ricetta che è stata più difficile da recuperare e riprodurre è stata quella del fritto misto alla piemontese
— La torta delle 4 città (è lei, è lei, sta parlando di lei) è una ricetta che risale al ‘400.
— La cucina italiana è regionale, provinciale, comunale.
— Più che di cucina regionale si potrebbe parlare di cucina condominiale.
— L’immaginazione in cucina fa il 90% del piatto. Si immagina e si esegue creando ciò che si ha in mente.
— Un tempo non esistevano i ricettari e se ne avevi uno tuo lo tenevi nascosto.
— Se non trovo l’ingrediente della qualità necessaria cambio ricetta.
— Lo studio è fondamentale in cucina. Bisogna conoscere la storia e studiare sempre. Serve più di un libro per confrontare ricette.
— L’immaginazione in cucina aiuta molto più delle dosi: se la farina è troppa è troppa, ma bisogna saperlo vedere.
— Il menu lo fa il mercato, il tempo, la terra.

Okay, l’attesa è finita, è il momento di conoscere la ricetta tanto attesa.

Letto? Faccio solo quattro commenti:

1. Per prima cosa, sentitevi assurdamente orgogliosi se siete nati in una delle quattro città: Verona, Vicenza, Mantova e Modena.

2. Poi, l’idea di mettere in un torta pasta frolla, mandorle, arance e delle vere tagliatelle è pazzesca. Quest’anno a Natale solo Torta delle Quattro Città.

3. La variante con la sfoglia all’uovo e i fichi introdotta da Cracco, preparazione e cottura 3 ore, aumenterà esponenzialmente il tempo che passeremo in cucina prima che finisca il 2013.

4. Cracco da vicino è più bello che alla tivù.

[Crediti | Link: Dissapore, immagini: Cosmopolitan, Emanuele Bonati]