di Marco giarratana 13 Novembre 2015
pane, burro e

Più vado avanti con gli anni, più mi sembra di riavvicinarmi al passato. Da un po’ di tempo ho ripreso ad ascoltare con più frequenza i gruppi della mia adolescenza, Nirvana e Soundgarden su tutti, e nonostante un’inveterata curiosità che mi induce a provare cibi nuovi, tento sempre più spesso di riprodurre i sapori della mia infanzia.

Sono nato nel 1983, neanche tanto tempo fa, e sono stato marmocchietto tra la metà degli anni 80 e gli inizi dei 90.

Mia madre, ancora viva e vegeta per la felicità di mio padre che coi fornelli ha qualche negazione di troppo (scusa pa’), è un fenomeno soprattutto con portate a base di verdure, nonché polpette, sformati e pizze fatte in casa, ma qualsiasi ricetta le metti in mano trova un modo per renderla egregia.

La sua è una cucina semplice ma con spunti creativi onnipresenti, improvvisa con ciò che ha in casa e i ricettari le servono da ispirazione per poi elaborare a mano libera.

Ieri sera l’ho chiamata e le ho detto “Ma’, devo fare un pezzo per Dissapore sui piatti che mi preparavi quando ero nanetto, ne ho segnati già tre, dammene altri due che così faccio cinquina”. Lei, inorgoglita nonché galvanizzata, mi ha fatto una lista lunga così, l’ho dovuta arginare ricordandole che non devo redigere la mia autobiografia.

Tra le centinaia di robe succulente che mia madre mi ha preparato in passato ne ho scelte 5 che mi mancano tanto, le più semplici e credo comuni a molti di voi.

Prendetela come l’ode di un figlio devoto a una donna che in ogni piatto ha riversato tanto amore. Insomma, sotto la faccia da stronzo che mi ritrovo c’è un piccolo pulcino pigolante, nessuno potrà mai negarlo.

PANE, BURRO E…


La Merenda Per Eccellenza a tre variazioni: con proverbiale confettura (albicocca prediletta) oppure solo con zucchero o con il sale prima di scoprissi che qualcuno nel mondo aveva inventato il burro salato.

A casa nostra le merendine industriali non hanno mai goduto di prestigio, al massimo ci si imbottiva un panino col prosciutto e tanti saluti (e una volta mi svolazzo via pure un incisivo precario mentre addentavo il paninozzo, succede quando fai la muta dei denti). Insomma, quando mi piazzavo davanti la tv a guardare He-Man, Voltron e Mio Mini Pony c’era un pane, burro e… a tenermi compagnia.

PASTINA CON FORMAGGINO E PROSCIUTTO


Il pasto serale dopo bagno e pigiama (verde, con un coniglio tennista stampato su). Predilezione per le stelline, ma anche i quadretti all’uovo mi mandavano in orbita. Dato che sono un ingordo da tempi immemori, mettevo il carico con un po’ di grana grattugiato, sin da bambino avevo intuito che col colesterolo avrei avuto un lungo e duraturo rapporto di amore e profondo rispetto.

Che poi la base era la semplice pastina col formaggino, quella con prosciutto cotto era la versione extra-lusso da far fuori mentre davano Ti Voglio Bene Denver alle 8 di sera (sì, fascia oraria di Rete 4, credo fosse il 1991).

PATATE ALLA CREMA


Mia madre le ha sempre chiamate così e anche l’altra sera al telefono le ha menzionate tali e quali. “Sì, mamma, ma io devo far capire ai lettori di cosa parlo”, è stata la mia logica obiezione. “Vabbè, spiegaglielo” la sua perentoria risposta.

Ebbene, sono delle patate lessate, poi tagliate a metà in verticale, scavate, farcite con besciamella al formaggio (la “crema”) e, di norma, cubetti di prosciutto, ma la variante era sempre dietro l’angolo, molto spesso vegetale. Poi ste patate andavano a farsi una bella lampada gratinante in forno e giunte in tavola c’era l’assalto familiare.

Un paio di anni fa tentai di rifarle qui nella mia nuova vita milanese ma nulla, non erano buone come quelle di mia madre, mancava l’ingrediente segreto che, dato che è segreto, non posso rivelarvelo ma si intuisce facilmente (l’ammmoure, ovviamente).

PASTA “SQUISITEZZA”


Il tipico piatto improvvisato con quel che c’è in casa. Ho fatto un check tra ricettari cartacei e non e non v’è traccia di una ricetta uguale (ma se conoscete il nome esatto battete un colpo): pasta lunga (spaghetti o linguine) con sarda salata, un po’ di polpa di pomodoro, origano e una spolverata di grana grattugiato in padella che crea una crema da per-cortesia-datemi-un-secchiello-che-raccolgo-la-saliva.

Oh, nulla di epocale, ma ricordo quando a 8 (9?) anni mia madre la portò fumante in tavola e, dopo averne aggredito mezzo piatto, da dietro i miei occhialetti alla Harry Potter strillai: “Oh mamma, ma è una squisitezza”, punto esclamativo! Inevitabile che il piatto venisse ribattezzato così e tale è rimasto nella vulgata domestica di casa Giarratana negli anni a venire.

Appena vado giù a Natale la obbligo a cucinarla perché adesso m’è montata la nostalgia sul serio, dannazione.

CERVELLO PANATO


Be’, la frattaglia negli anni 80 era (più o meno) d’obbligo. Poi il cervello di vitello panato fa coppia con le fettine panate di Kiss Me Licia, potevo non menzionarlo?

Ricordo la morbidezza quasi burrosa della materia grigia sotto lo strato croccante anche se, lo ammetto, preferivo il fegato, meglio se condito con olio e limone.

Adesso il cervello mi fa un po’ ribrezzo e non lo mangio da più di vent’anni, ma i ricordi son canaglie e ti fan rimpianger le frattaglie.

Ora tocca a voi, quali sono i piatti della vostra infanzia per cui provate nostalgia?