Barbecue macho

Un amico napoletano partito militare con me mi regalò un cornetto portafortuna. L’ho sempre conservato con cura, perchè allo spuntare del primo sole ne viene inevitabile l’uso: appena s’alza il grido “c’è il sole facciamo una bella grigliata” corro al cassetto dei cimeli e lo sfrego forte, che m’attende un’ardua prova. Purtroppo ho un’immaginazione fervidamente figurativa, e quell’annuncio materializza davanti ai miei occhi il turpe scenario dell’amico che non sa cuocere un uovo sodo ma se c’è la grigliata si scatena, e me lo ritrovo a petto nudo, sudato e cotto dalla carbonella e dal sole, a menar fendenti sull’arnese rovente, fumante, spetazzante.

Intorno le signore acclamare le ineludibili verdure alla griglia e che la carne sia “bella cotta”. I bimbi corrono rovesciando i vassoi usa-e-getta con la carne bella rosea appena estratta dai contenitori plastici, infilzandosi con lo spiedo, ustionandosi con le molle per la brace. Sui tavoli vino bianco caldo, vino rosso caldo, acqua calda, pane di ieri, gelato della gelateria in fase di avanzato squagliamento.

Ora, siccome la vita è troppo breve per soffrire anche di grigliatone aggravato, vediamo di proporre gli Ingredienti per un buon BBQ all’italiana (e non quelle robe malloppose che si vedono nei film americani quando s’invita il capo di lui e la di lui famiglia per avere l’anelata promozione).

Ingrediente n.1:  Il Macellaio.
Voglio entrare in macelleria con un’idea approssimativa delle persone presenti al baccanale e di quello che voglio arrostire, e dire Faccia lei. Bistecche, fette di carne, tagli da spiedini, sarsicce, luganiche, costine, ma Faccia lei. Voglio un professionista nelle cui braccia villose e polpute tuffarmi, abbandonarmi alla lussuria senza freni inibitori (e soprattutto senza le insopportabili vaschette termoformate)

Ingrediente n.2: L’Ombrellone
Voglio che il fuochista non si cuocia il cervello sotto il primo sole d’aprile, e poi debba bere birre economiche gelate per ristorarsi, e poi mi sbagli tutte le cotture. Voglio un giardino, anche di soli 100 metriquadri, in cui i bimbi possano girare alla larga dalle armi improprie. Le donne potranno accedere alle masserizie solo a tavola. E voglio il secchio dell’acqua fredda per il vino. Lambrusco come se piovesse.

 

Ingrediente n.3: Il Fuoco
Vedo già la fila dei Soloni della Carbonella: che ci diranno che ci vuole un accorato blend di bragia di legni aromatici: abete sonoro della Valdifassa, olivo muto del Gennargentu, ginepro variegato dei Monti della Laga, quercia ramata dell’Oltrepo Pavese. Che i tizzoni si dovranno spegnere e poi discostare dalla carne a 17.3 centimetri, e mi rincorreranno con il doppio decimetro per misurare. E che la griglia dovrà essere fatta in ferro spazzolato a mano da operai Kirgisi ottuagenari. Ma a noi basterà una bella piastra di ghisa ad alto spessore, con le sue belle onduline: scaldata con il gas in 7 minuti netti, pronti via alla cottura, margine di errore nullo.

Ho dimenticato qualcosa?

[Immagini: JPGMag/Niky Conolly, Gusto e gusti, Michelle’s Project 365]

commenti (70)

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  1. Secondo me, manca la descrizione dell’ultima variabile pericolosa: il tavolo. Peggio, il tavolo da picnic. Sì, quello in genere componibile o anche in valigetta. Pericoloso perché normalmente usato poco e usato quando si era più magri, per cui le sedie con il telo a tendere reggevano il nostro peso, mentre adesso non ce la fanno più. Il piano che tene a chiudersi o ad aprirsi al centro. Le staffe di alluminio impoverito che si mangiano l’ultimo rivetto messo dal padre dell’attuale cassaintegrato prima di andare in pensione, che prende e va in pensione anche lui proprio in quel momento, facendo fare ad una delle zampe del tavolino una spaccata che manco un’etoile del Bolscioi… per non parlare di chi porta il suddetto tavolino in una pineta, e si delizia poi con la resina.
    Ma starsene a casa, proprio no?

  2. Avatar Hulk ha detto:

    Infatti! Io il BBQ (per gli amanti del vintage i ferri), me lo faccio a casa.

    Da quando poi ho scoperto che con il bbq a gas il sapore è identico a quello col legno o con la carbonella, neanche più accendo il fuoco: in 5 minuti griglio che è una goduria.

    1. Avatar tt ha detto:

      Scusa ma una coglionata è una coglionata, e se capita di leggerla vale sempre la pena di metterci un segnetto vicino. Comunque se non hai percezione della differenza tra una brace ben fatta ed una piastra a gas, allora è meglio che prosegui così, buon per te, ma non condividerne le qualità con altri!

  3. Avatar v. ha detto:

    Capire da che parte tira il vento, da cui discende il posizionamento del tavolo e l’eventuale chiusura delle finestre.
    Qui si usa pietra ollare e legna.
    Magari un Gardel in sottofondo :))

    Buona domenica

    1. Quoto la pietra ollare… da noi si chiama “Pioda” e la si utilizza scaldata dalla fiamma viva.
      Non c’è brace, carbonella o gas che tenga!

    2. Avatar v. ha detto:

      anche da noi si chiama piöda 🙂

  4. Avatar Motoroil ha detto:

    Ma siete davvero così convinti che grigliare sul gas sia la stessa cosa che farlo sulla brace di legna?

    1. Avatar Maurizio ha detto:

      Tecnicamente e’ più “salutare”. Assenza di gas combusti e fumi vari provenienti dal fuoco (carbone o legna fa relativa differenza) che in un attimo di distrazione impregnano la carne. Senza contare l’impiego di “accenditori” a base di idrocarbuti.
      E il rischio di ustioni da fuochisti improvvisati che spruzzano alcol in giro ….
      E’ anche piu’ ecologico. Meno romantico però.

  5. Avatar Tpt ha detto:

    Ho un barbecue a gas della Weber che uso almeno una volta la settimana.

    Si, il risultato è eccezionale ed il sistema salutare e veloce.

    Inoltre esistono in commercio trucioli di legno per affumicare (sacchetti da due chili, sembre Weber): li uso ad esempio per i tranci di pesce.

    Trucchetto imparato da amici: quando cuocete del pollo sul bbq, cospargetelo con sale grosso da cucina, solo su un lato, quello non esposto inizialmente alla griglia. Si scioglierà e la carne risulterà saporita e croccante.

  6. Avatar Giovanni ha detto:

    fermo restando il dubbio sulle differenze tra gas e carbone ( io comunque ho un weber a carbone ) gli ingredienti ci sono tutti

    macelleria di fiducia a piano terra della palazzina dove abito ( praticamente con l’acconto del mio appartamento, il macellaio che mi ha anche venduto casa, ha avviato il suo allevamento di carni pregiate )
    un terrazzo di 35 mq e
    ombrellone da 4×4 mq

    oltre a una nutrita schiera di amici affamati !!!

    1. anche io ho un Weber a carbone, ma io ci metto anche la legnetta per accendere e ci faccio cotture dirette e indirette perché ha il coperchio smaltato.
      E lo uso anche per fare le affumicature a freddo.

      Lo adoro più di un fidanzato!! 🙂

  7. Chi non lo vorrebbe? 😉

    Il Macellaio.
    Voglio un professionista nelle cui braccia villose e polpute tuffarmi, abbandonarmi alla lussuria senza freni inibitori…

    1. Avatar fabrizio scarpato ha detto:

      Daniela (Senza Panna) Parietti ?

  8. Avatar Bacco ha detto:

    Caf, condivido quasi tutto, ma…

    1-La grigliata è con fuoco di legna e la differenza c’è eccome…
    2-Manca una beola, o pietra per la salsiccia
    3-Manca la parte di spiedo
    4-Manca il consiglio fondamentale di mettere la carne così com’è senza condimenti inutili che sbruciacchiano e puzzano…

    e poi una domanda, cos’è tutta ‘sta misoginia che si legge spesso da queste parti?

  9. Avatar fabrizio scarpato ha detto:

    Vedendo un pic nic grigliato dall’esterno, dall’alto, potrai notare un confusamente preciso caos comportamentale: il fuochista che suda tronfio e gonfio di sapere carbonifero, l’aiutante che, timido, non ha coraggio di appicciare fuochi e trae giovamento dall’eseguire ordini del capo, il negletto sempre col piatto in mano in attesa di mangiar qualcosa, il furbo che invece mangia sempre poco alla volta e spesso, incurante della fame del mondo, lascia lì o dà la braciolina bruciacchiata al cagnolino che si aggira nei dintorni in attesa che caschi qualcosa dai piatti di plastica.
    C’è poi quello che non si diverte e se ne sta in un angolo speranzoso che la moglie del furbo si accorga di lui, e c’è il preciso, lo sfigato che cerca consenso, invano, controllando la correttezza, le precedenze, la qualità delle razioni, finendo sempre spernacchiato dal furbo che invero cerca vanamente di intendersela col proprietario del canottino che ha avuto la brillante idea di riempire di acqua, ghiaccio e bottiglie le più disparate, ma le tiene gelosamente sotto controllo.
    Le donne rimbalzano, frullano, inattive stanno coi bimbi, girano il riso freddo alla greca e parlano di palestra e cinema, prendendo le distanze dal fuoco, come sempre, tanto basta avvicinarsi al fuochista per avere un pezzetino di ciccia, con grave e ulteriore travaso di bile del negletto e attimi di speranza per quello che non si diverte.
    Un teatrino, dall’alto si vede bene, un ronzare di api, cicaleccio, monadi leibnitziane che non si incontrano, individui: il barbecue allontana, separa fisicamente, in fondo ha una bellezza anarchica, un liberi tutti dopo nascondino, ma alla fine è solitudine, a volte onanistica a volte tenera, ma solitudine.

    1. Avatar Chefclaude ha detto:

      Veramente Fabrì non lo riesco a capire tutto quest’astio per il bbq: messo così sembra una cosa da deficienti, invece è solo un modo di cucinare molto semplice, schietto.
      Quando posso io lo faccio sul terrazzone di casa: due bbq+ uno speciale per arrosticini, niente plastica, nessun campeggiatore, nessun ronzare di monadi. Unica regola (per me) è far uscire tutto insieme, per stare tutti insieme.
      E’ un rito di socialità, di convivialità, certamente come potrebbe esserlo una qualsiasi cena tra amici, con o senza bbq.
      L’importante è scegliersi la compagnia giusta, ma quello c’entra poco o nulla con quello che si cucina o come.

    2. Avatar Bacco ha detto:

      perfetto. Evidentemente hanno tutto avuto esperienze drammatiche… 😉

    3. Avatar fabrizio scarpato ha detto:

      Capisco Chef, ma sul terrazzone… (o è una terrazza?) mi sembra ancor più tirato: uno che sta fuori, magari a finestre chiuse che se no entra il fumo… bah, in fondo non è diverso dal fare un risotto, che però è meno muscolare, più intimista;-)
      Sarà che non ho balcone, né bàrbecu, forse nemmeno amici: sì perché io, tra le monadi, sono quello che non si diverte o quello che rompe con le regole, insomma quello che alle feste metteva i dischi, tanto per capirci.
      Insomma tutto sto divertimento nella “condivisione ospitale” non lo vedo, un po’ come per l’uso dissennato che si fa del telefonino: cosa avranno da dirsi alle otto del mattino in macchina? A-social networking.

    4. Io stamattina alle 7.46 parlavo con Dan Lerner del curioso retrogusto di un vitigno raro della Valle di Vipaska nei vini di Sutor, il Zelen. Perchè?

    5. Avatar fabrizio scarpato ha detto:

      Per avere questo tipo di emozioni sarei persino disposto a comprarmi un telefonino 🙂