di Massimo Bernardi 22 Marzo 2011

Non so se esiste un periodo della vita in cui uccidere ciò che mangi è più importante, posso dire che imparare come si uccide un maiale non è stato piacevole, anche se dopo mi ha reso orgoglioso, difficilmente un ragazzino si ritrova sull’orlo del baratro esistenziale per colpa di un porco. Una cosa tuttavia non ho mai dimenticato, i discorsi di quegli uomini: “uccidi un animale se vuoi veramente mangiare, poi ringrazialo guardandolo in faccia”. Come dire: concedi al nemico l’onore delle armi ma non umanizzare gli animali, tipo come facciamo oggi. Più tardi è stata la volta di un pesce che avevo pescato, un dentice credo, non ricordo. Ho amici fieri di aver apportato migliorie alle loro esistenze rosicchiando gli ortolani arrosto, uccelletti da mangiare in un boccone ossa e becco compresi. Anche se ucciderli è illegale. Altri favoleggiano di maxi-aragoste cucinate a latitudini inconsuete con un coltellaccio ancora infilato nella testa.

E’ bizzarro, dall’anonima vongola al manzo che quasi chiamiamo per nome, tendiamo a non associare le cose che mangiamo con la loro provenienza.

E voi… voi avete mai ucciso la vostra cena?

[Crediti | Link: Guardian, Wikipedia, Yelp. Immagine: 2gourmaniacs]