di Massimo Bernardi 16 Gennaio 2012

Dal brianzolo paraleghista trasferito nel dolce Cilento al terrone scansafatiche scaraventato a Milano. Si potrebbe riassumere così il sequel di Benvenuti al Sud, remake tricolore da 30 milioni di incasso dell’inarrivabile Giù al Nord francese, evoluto senza troppa fantasia in Benvenuti al Nord, da oggi al cinema. E se nel primo film la coppia lombarda composta da Claudio Bisio e Angela Finocchiaro capiva che oltre la linea gotica, a Castellabbate, non esistono solo caos, criminalità, caldo insopportabile, abitanti brutti e neri, ma anche la bellezza di un certo modo di vivere, zizzona di Battipaglia inclusa (megamozzarella da 5 chili, che deve il nome alla somiglianza con una tetta prosperosa), nel sequel anche il bamboccione Alessandro Siani scopre le sue belle gioie gastronomiche, polenta e cotoletta milanese a orecchia di elefante in testa.

Sorvolando sui facili cliché, se ci sposta da Sud a Nord e viceversa può capitare di non riprendersi subito da certe scoperte, tipo:

Sudisti al Nord.
— No, sushi e sashimi non sono la tipica cucina meneghina, anche se per molti milanesi sono più comuni di ossobuco e cassoeula.
— Pensare che il brunch e l’happy hour siano alternative del Bunga Bunga è sbagliato. Non sono neanche pratiche sessuali.
— Se chiedendo un caffè vi sentire rispondere: “mokkaccino, ritretto-deca o americano lungo” non guardatevi intorno sospettosi cercando telecamere nascoste.

Nordisti al Sud.
— Potrebbe capitare che il grembiule di una classica mamma del Sud sia imbrattato di sangue, niente paura, non è Nutella quella che vi sta preparando per colazione, ma sanguinaccio (sangue di maiale, crema pasticcera e cioccolato fuso con pinoli e cedro candito).
— Approfittatene per le grande rivelazioni: per quanto buono, nel confronto con la mozzarella di Battipaglia il gorgonzola soccombe.
— Quello schizzo scuro in fondo alla tazzina è proprio il caffè che avete ordinato, non l’avanzo del cliente precedente.

Ora, siccome anche in questa diatriba la cucina è al primo posto, avete episodi da raccontare sulle diversità tra Nord e Sud? Sugli impatti difficili e le possibili incomprensioni? Uno ve lo racconto io perché non lo dimentico più.

Il cameriere di un ristorante cilentano si avvicina al tavolo di due signore vistosamente milanesi che confabulano con enfasi sui difetti dei meridionali e chiede: “c’è qualcosa che va bene?”

[Crediti | Link: Medusa, Repubblica.it, immagini: Vanity Fair, Angie Cafiero]